È del 3 novembre (Tgcom24.it, 3 novembre 2016) la notizia che Francesco (nome di fantasia), un sedicenne romano, vive da 3 anni chiuso in camera, rifiuta qualsiasi contatto umano, vive a letto, mangia di nascosto e l’unico contatto con il mondo esterno è rappresentato dal suo computer.

Francesco è un Hikikomori, uno dei tantissimi giovani che pian piano si isolano e staccano qualsiasi rapporto con il mondo circostante.

“Mio figlio è sempre stato introverso – ricorda la madre Michela – era sempre in disparte a scuola per sua indole. E’ il primo di tre fratelli e si sentiva responsabile. Poi la separazione da mio marito lo ha sconvolto, spingendolo nel suo mondo”.

Progressivamente il suo mondo ha avuto quattro pareti come confini, come orizzonte una persiana quasi sempre chiusa e come vie di fuga il pc e il cellulare. Niente scuola da due anni, niente amici, niente contatti umani. “Riesco ad entrare nella sua camera per portare del cibo qualche volta – dice la donna – ma lui è schivo e attacca la litania: Quando te ne vai? oppure Sei ancora qua?. (…) L’universo di Francesco è fatto di giornate tutte identiche. “La sua routine, prima di iniziare la nuova terapia, era sempre la stessa – rivela Michela - con la sveglia verso le 14,30-15,30, niente pranzo, un po’ di giochi come Fifa 2016, un po’ di serie come “Lost” al tablet. Quindi una veloce merenda sempre in camera. A cena quando, raramente, è di buon umore esce, prende il cibo e rientra. Ma più di una volta l’ho sentito muoversi di notte, di nascosto verso le due, per farsi qualcosa da mangiare e rientrare in camera. Si addormenta alle quattro”. Così un giorno dopo l’altro, una settimana dopo l’altra mentre fuori il mondo corre sempre più veloce minuto dopo minuto (Tgcom24.it, 3 novembre 2016).

Hikikomori significa letteralmente stare in disparte, isolarsi e si usa per fare riferimento a giovani e adolescenti che si ritirano dalla vita sociale per mesi o anni, trascorrendo le giornate nella propria camera da letto senza avere contatti diretti con il mondo circostante.

I casi in Italia sono circa 20-30 mila, in Francia quasi 80 mila, mentre in Giappone si parla di 1 milione di casi, numero che corrisponde a circa l’1% dell’intera popolazione giapponese (Crepaldi, 2013; Grosso, 2015).

Gli Hikikomori sono giovani che soffrono particolarmente la pressione sociale relativa alla realizzazione personale tipica della moderna società e che hanno la reazione di isolarsi per sfuggire a questo meccanismo troppo pesante da sostenere per loro.

In particolare, le pressioni esterne possono provenire dalla famiglia, dagli amici, dalla società e sono molto più difficili da affrontare proprio nel periodo dell’adolescenza, età critica sia per lo sviluppo sia per i primi reali confronti con le difficoltà della vita.

Le aspettative sociali spesso riguardano: il rendimento scolastico (“devi prendere dei buoni voti”), la carriera professionale (“devi trovare un buon lavoro/un lavoro fisso), i rapporti interpersonali (“devi essere divertente, attraente”; “devi trovarti un/una partner”), ecc.

La gestione che l’adolescente riesce ad avere della sua vita è spesso ben diversa da quella che si aspettano i genitori, gli insegnanti ed i coetanei. Questo divario tra realtà e aspettative crea un disagio nel giovane, ma quando questo gap diventa troppo grande gli adolescenti sentono di aver fallito nella loro realizzazione personale. Proprio il senso di fallimento e di impotenza può far emergere nel giovane un senso di rifiuto nei confronti di coloro che sono all’origine delle aspettative sociali che ha disatteso. Il giovane pian piano si allontana da tutto il suo mondo composto da genitori, insegnanti, amici fino a ritirarsi e ad isolarsi completamente (Crepaldi, 2013).

Gli Hikikomori utilizzano molto Internet e proprio l’uso della Rete è al centro di un’ampia discussione per capire se il rapporto tra Hikikomori e web sia la causa o l’effetto del disturbo. In tal senso esistono due teorie: secondo la prima gli Hikikomori nascono proprio a causa di Internet che attrae e isola dal mondo esterno. La seconda invece sostiene che i giovani stanno male perché non reggono il peso del confronto con gli altri e le aspettative sociali e si isolano. Solo in un secondo momento, già isolati a casa, usano il web per crearsi una vita virtuale più gestibile e meno pressante (Grosso, 2015).

Quest’ultima teoria è quella a mio avviso più valida e l’uso della Rete da parte degli Hikikomori va inteso come una conseguenza dell’isolamento e non come una causa. Questa tesi è avvalorata dal fatto che il fenomeno è nato in Giappone ancora prima della diffusione di Internet ed allora l’isolamento dei giovani ritirati in casa era totale. In quest’ottica l’uso del web può essere considerato un fattore positivo perché evita il completo isolamento del giovane e gli consente di mantenere relazioni sociali ed un contatto virtuale con il mondo circostante (Crepaldi, 2013; Grosso, 2015).

Riguardo alle modalità di cura degli Hikikomori il percorso comprende colloqui psicoterapeutici attuabili, almeno inizialmente, attraverso l’unica apertura possibile nel loro mondo cioè Internet e quindi tramite Skype o attraverso le chat.

24 Novembre 2016 at 00:13 e taggato , , , , , , , , , , , , , , , , , , , ,  | Commenti disabilitati | Permalink

Mi sono lasciato il 4 gennaio 2014 dopo una storia di 2 anni e mezzo. Il motivo per il quale mi ha lasciato è perché ha scoperto delle mie conversazioni con altre ragazze, iscrizione a siti di incontri e mi ha voluto lasciare. Premetto che dopo un anno aveva trovato delle conversazioni con altre ragazze in cui io facevo il piacione, la prima volta mi ha perdonato ma il 4 gennaio scoprendo queste altre conversazioni e iscrizioni a siti di incontri mi ha lasciato. Da 10 mesi mi sono sempre fatto sentire io riuscendo anche ad uscire con lei qualche volta in questo tempo. Siamo andati a letto insieme qualche volta, ma lei non ha mai voluto tornare con me. Lei aveva 19 anni quando ci siamo fidanzati e io 23, lei era innamorata da morire di me, ma adesso è cambiata totalmente, non si fida più e non mi vuole più sentire. Questi 10 mesi io sono stato molto insistente facendo praticamente tutto per conquistarla, sono riuscito a uscire con lei più volte ma ad oggi lei non vuole più sentirmi e dice di non chiamarla e di non scriverle più perché non c’è la fa più. Io sono davvero pentito e sto davvero in una fase di depressione, sono 10 mesi che faccio tutto il possibile per conquistarla senza esserci riuscito. Sto davvero male e non so più come reagire e andare avanti senza di lei. È circa 2 mesi che vado da uno psicologo e parlo sempre della mia difficoltà di vedere un futuro senza di questa mia ex ragazza. Ogni giorno sono triste e non so più cosa fare per migliorare questo mio stato d’animo.

Gentile lettore, per prima cosa ti chiederei: perché ti sei iscritto ad un sito di incontri? Perché intrattenevi conversazioni con altre ragazze conosciute su questo sito? Perché facevi il “piacione” con loro? Indipendentemente dalla risposta il fatto stesso che tu abbia deciso di cercare altri contatti al di fuori della relazione con la tua ragazza è indice di un problema. Forse eravate troppo giovani per una storia duratura? Avevi bisogno di fare altre esperienze, pur rimanendo con la tua partner? Magari il vostro rapporto non era così solido come pensi.

Da ciò che scrivi non c’è stato un tradimento a livello fisico, ma ciò che può aver turbato la tua ragazza è stato il fatto che tu abbia cercato all’esterno del vostro rapporto qualcosa che forse lei ha pensato di non riuscire a darti e che pertanto tu potessi essere insoddisfatto della vostra storia. L’amore è un’evoluzione continua, un perpetuo ricrearsi e rimodellarsi nel percorso della vita insieme. Ma ciò va fatto calibrandosi con il partner e non cercando all’esterno altre persone.  Scoprire un tradimento è la prova più dura che una coppia si trova ad affrontare. Anche se nel tuo caso non vi è stato un tradimento vero e proprio, hai comunque tradito la fiducia della tua ragazza. Ed è questo il punto da cui devi partire. Chiedendoti come sta lei e cosa prova ora nei tuoi confronti.

Soffermarti solo sul tuo malessere in questo momento è un atteggiamento egoistico e controproducente. A tuo sfavore gioca anche il fatto che lei ti ha già perdonato una volta e nonostante questo tu hai continuato per molto tempo a cercare contatti con altre ragazze. Sei sicuro di essere davvero pronto per un rapporto esclusivo con una ragazza oppure è solo per orgoglio che vuoi tornare con lei? Prova a chiederti: perché lei dovrebbe perdonarti una seconda volta se già tu hai tradito la sua fiducia ben due volte? Ai suoi occhi sei diventato inaffidabile, l’hai fatta soffrire, probabilmente potresti farlo ancora e lei ne è consapevole e ha deciso di stare alla larga da chi le ha fatto del male. 

Mi scrivi che sono due mesi che vai da uno psicologo. Abbi pazienza e vedrai che pian piano inizierai a stare meglio. Sicuramente anche la tua ex ragazza sta male, anche se lei a livello psicologico deve fare i conti con la sfiducia che potrà covare anche in futuro nei confronti di una relazione di coppia. Tu invece devi imparare a fare a meno di una storia a cui in passato non hai dato sufficiente importanza, forse troppo sicuro del suo amore per te. Sottolinei infatti che lei “era innamorata da morire” di te e adesso fai fatica ad accettare la fine di questo amore. Magari questi sentimenti non sono esauriti, ma sono comunque soffocati dal dolore e dalla sfiducia.

L’unica strada possibile se vuoi fare un tentativo di recupero della tua storia è proporre alla tua ex ragazza di intraprendere una terapia di coppia. Lo scopo è anche quello di parlare di voi, della vostra storia, dei vostri bisogni, dei tanti perché che magari costellano i vostri pensieri e del vostro stato d’animo, per capire se c’è ancora una speranza per poter tornare insieme.

Se lei non accettasse questa proposta, allora il mio consiglio è di allontanarti da lei, non sentirla, non vederla e chiudere qualsiasi tipo di rapporto con lei.

Il desiderio e la speranza di ricominciare una storia con la tua ex sono enormi ostacoli alla tua serenità e ancora di più il fatto che vi possiate sentire, vedere o avere anche rapporti intimi.

Il rischio è solo di soffrire in modo estenuante, logorandoti nell’illusione di tornare con lei. Quando avrai voltato pagina, lentamente ma inesorabilmente, comincerai a stare meglio. E troverai un nuovo amore. 

6 Novembre 2014 at 20:29 e taggato , , , , , , , , , , , , , , , ,  | Commenti disabilitati | Permalink

Per acquisire più sicurezza e migliorare la qualità della propria vita sia in campo personale sia in quello professionale, è fondamentale comprendere qual è il modo corretto per costruire, mantenere, conservare e sostenere le relazioni umane. Stephen Covey, docente di comportamento organizzato, autorità stimata in campo internazionale sulla leadership, sulle tematiche manageriali e di crescita personale, autore del famoso libro The seven habits of highly effective people (1989) (tradotto in italiano, Le sette regole per avere successo), ha utilizzato la metafora del conto corrente per spiegare quanto sia importante lavorare sul proprio comportamento e sui processi di interazione per avere una vita migliore.

Il conto corrente è un “luogo virtuale” in cui facciamo depositi di denaro, creando una riserva da cui possiamo effettuare prelievi ogni volta che ne abbiamo bisogno. In linea con questa definizione, Covey sviluppa il concetto di conto corrente emozionale per descrivere la quantità di fiducia che deve esistere in una relazione. Questo tipo di conto, a differenza di quello bancario, è un luogo in cui bisogna ridurre al minimo i prelievi e aumentare i depositi, perché quello che si perde oppure aumenta è la qualità del rapporto con un altro essere umano. In sostanza si pone l’accento sulle azioni di investimento che ognuno di noi dovrebbe fare nella gestione delle relazioni interpersonali.

Tutte le volte che si effettuano dei depositi in un conto corrente emozionale versando cortesia, gentilezza, onestà, mantenendo gli impegni presi, mostrandosi affidabili, aumenta la fiducia dell’altro. Si crea così una riserva consistente di emozioni che potrebbero essere utili nel caso in cui uno dei due interlocutori commettesse, anche senza volerlo, degli errori. Se, invece, si ha spesso l’abitudine di essere maleducati, scortesi, capricciosi, traditori o minacciosi, ecco che il conto corrente emozionale diventa negativo, va in rosso. Il livello di fiducia cala drasticamente e non si creano le premesse per fruire della comprensione dell’altro. Un livello di fiducia basso distrugge i matrimoni, le amicizie, i rapporti di lavoro e di studio, gli amori e la comunicazione si chiude definitivamente. Per accrescere continuamente il conto corrente delle persone per noi importanti bisogna effettuare quattro tipi di depositi (Porto e Castoldi, 2012).

Comprendere la persona. È il presupposto di qualsiasi relazione: quello che è importante per noi potrebbe non esserlo per l’altro. A volte tendiamo a interpretare i nostri desideri come quelli dell’altro, ma ciò che non dobbiamo mai dimenticare è che ognuno di noi vuole essere capito e accettato come individuo unico e irripetibile.

Badare alle piccole cose. Le piccole cose sono spesso grandi cose: un sorriso, un abbraccio, qualche parola gentile fanno sentire l’altro importante. Anche mantenere gli impegni è fondamentale: non c’è prelievo più grande di fare una promessa a qualcuno e poi non mantenerla.

Chiarire le aspettative. “Tu hai detto – No, ti sbagli, tu pensavi – Io ho capito che – Ma eravamo rimasti d’accordo così!”. La causa dell’insorgere di molte difficoltà nei rapporti umani è spesso legata ad aspettative contrastanti ed ambigue circa i ruoli, gli scopi e le azioni, sia che si tratti di questioni di lavoro sia di faccende private. Molte aspettative sono implicite, ma le persone le introducono spontaneamente, senza parlarne, come per esempio nel matrimonio, in cui i ruoli sembrano essere chiari e delineati a priori. In realtà, in tutti i tipi di relazione, anche in quelle più scontate, c’è sempre una parte di aspettativa soggettiva, personale, non discussa, che se violata diventa fonte di malintesi difficili da recuperare. Si creano situazioni negative solo perché si dà per scontato che le nostre aspettative siano evidenti e condivise. Quello che in realtà bisognerebbe sempre fare è rendere i propri desideri chiari fin dall’inizio e, se quello che vogliamo è difficile o impossibile da ottenere, lavorare insieme all’altro per trovare un punto di incontro che dia reciproca soddisfazione.

Scusarsi sinceramente in caso di prelievo. Quando facciamo un prelievo dal conto corrente emozionale dell’altro, dobbiamo chiedere scusa sinceramente. “Mi sono sbagliato – Ti ho mancato di rispetto – Sono stato arrogante e insensibile” sono frasi che richiedono grande coraggio e forza di carattere che non tutti possiedono. Spesso ci si nasconde dietro l’orgoglio, il principio, per non ammettere di avere una scarsa sicurezza interiore. Erroneamente le persone pensano che scusandosi apparirebbero deboli e fragili, ma è proprio la loro incapacità emozionale a farle apparire come non vorrebbero essere giudicate (Porto e Castoldi, 2012). “Se devi inchinarti, che l’inchino sia profondo” raccomanda la saggezza popolare. Chiunque può commettere un errore, ma è condannato il tentativo di nasconderlo dettato dalla superficialità.

Ormai internet offre la possibilità di accedere a qualsiasi tipo di argomento e di poter visualizzare gratuitamente siti che prima invece erano solo a pagamento come quelli dedicati ai film a luci rosse. Una così facile accessibilità è sfruttata non solo dagli adulti, ma anche dagli adolescenti che cercano in questo modo di soddisfare le proprie curiosità sul sesso. Nel caso dei giovani, la visione di filmati pornografici può essere sviante se non esiste l’opportunità di parlarne con un adulto che spieghi effettivamente le dinamiche relazionali e la sessualità in una coppia. È importante che i giovani capiscano che il sesso pornografico riflette un aspetto esasperato della sessualità svuotata da ogni legame affettivo.

È proprio questa mancanza di relazione e di sentimento che crea forte attrazione in chi guarda questi video dove ci sono una totale mancanza di inibizione e di senso del pudore con una forte trasgressività. Nella realtà è difficile vivere questo mix di elementi legati alla libertà sessuale a meno che non ci sia una forte complicità con il proprio partner. Per tali motivi molte persone si rifugiano nella visione di film hardcore per dare spazio alle proprie fantasie e anche per alimentarle. È un comportamento comune e in forte espansione in particolare tra gli uomini che in questo modo cercano di poter vedere realizzate le proprie fantasie più recondite, di soddisfare le proprie curiosità o di allargare i confini delle proprie fantasie. D’altra parte l’immaginario maschile si nutre di stimoli visivi e pertanto l’uomo è ancora più attratto dalle immagini ad alto tasso erotico. Le scene più ricercate online sono: sesso di gruppo, bondage, feticismo, esibizionismo, fino a pratiche con le varianti più strane e trasgressive che tendono ad amplificare le fantasie hard delle persone e che comunque riscuotono un particolare successo per via della curiosità che generano.

Come può una donna reagire alla scoperta del proprio uomo che guarda siti porno? Le principali reazioni femminili comprendono gelosia e senso di inadeguatezza. Bisogna però sottolineare che la visione di questi siti è un fatto comune negli uomini anche se nella coppia non ci sono problemi. Quindi le donne dovrebbero fare alcune riflessioni in tutta serenità prima di colpevolizzare il partner, e di conseguenza reagire in diversi modi. In primo luogo, se la donna è sicura del proprio rapporto e di se stessa, il fatto che il suo uomo guardi qualche volta siti porno può lasciarla indifferente, a patto che sia ben consapevole del buon andamento della propria vita sessuale. Se invece questo comportamento del partner fa nascere dubbi, paure, insicurezze in un periodo in cui il rapporto non va già bene, allora è consigliabile parlarne con serenità esponendo le proprie emozioni e soprattutto avendo fiducia in lui e nel proprio rapporto. Probabilmente si tratta solo di un momento di evasione in cui l’uomo si rilassa o si diverte e ciò è tanto più vero se le scene hard consultate riguardano ad esempio sesso estremo. Ciò non significa che sia un desiderio del proprio partner vivere determinate esperienze, ma semplicemente è un modo per saziare la propria fantasia e, almeno con l’immaginazione, provare a vivere amplessi particolarmente trasgressivi. Anzi è proprio internet che aumenta la fantasia degli uomini che, trovando situazioni mai immaginate, sono incuriositi ed incentivati a navigare online.

Il passo successivo di chi frequenta spesso il mondo dell’hard in rete è quello di fare sesso virtuale fino a che questa non diventa una dipendenza vera e propria. L’uso di internet tende quindi a soppiantare la vita reale sia per gli adolescenti sia per gli adulti. L’aspetto importante è che ciò rimanga un aspetto contenuto e che abbia solo una funzione di ampliamento della fantasia e dell’immaginazione della persona. Se invece l’uso di internet a scopo sessuale diventa eccessivo può sfociare nel provare insoddisfazione riguardo al sesso nella vita reale, con conseguente stress e aspettative nei confronti del partner fino a sviluppare una dipendenza patologica dal sesso virtuale. Nei casi più gravi possono verificarsi disfunzione erettile e anoressia sessuale. Queste persone vanno alla ricerca continua di sensazioni forti e quindi di esperienze sessuali più estreme e trasgressive. In sostanza, ciò che è importante è mantenere un’alchimia e una fiducia nella relazione tali da lasciare il giusto spazio alla possibilità di ampliare i confini della propria fantasia a beneficio non del singolo ma della coppia.

Con l’approssimarsi delle vacanze estive, ci si trova ad affrontare la tanto temuta prova costume. Chi durante l’anno ha svolto regolare movimento fisico non ha di che preoccuparsi, ma sono tante le persone che invece si sono trascurate e decidono di fare diete miracolose dell’ultimo minuto oppure iniziano a fare jogging tutti i giorni per smaltire i chili di troppo.

La decisione di iniziare a curare il proprio corpo e di fare movimento va bene, a patto che non sia qualcosa di repentino e momentaneo per il periodo estivo e che anzi serva da trampolino per continuare durante tutto l’anno uno stile di vita salutare e dinamico. Dopo aver preso la fatidica decisione di fare attività fisica, molte persone si trovano a dover sciogliere il dilemma: in casa o in palestra? Altra opzione è anche quella di praticare uno sport che richieda un allenamento costante e che talvolta preveda anche delle prove agonistiche o un saggio di fine anno (ad esempio: calcio, tennis, pallavolo, golf, nuoto, danza, karate, sci, ecc.).

Per coloro che optano per svolgere attività fisica in casa, negli ultimi anni sono comparse sul mercato molte offerte di prodotti per l’home fitness, ossia attrezzi per la palestra in casa, come cyclette, pesi, tapis roulant, video con istruttori che svolgono esercizi da emulare, canali tv che trasmettono attività fisica da seguire in diretta, strumenti multimediali con software di fitness (ad es. la wii) con piattaforma per fare esercizi oppure con cintura fornita di sensore di movimento che in modo interattivo segue i movimenti dell’atleta casalingo e ne “giudica” il livello di bravura, rinforzando il lavoro svolto e i risultati raggiunti.

Ci sono anche tanti canali televisivi che vendono attrezzature promettendo risultati miracolosi, ma attenzione: l’esito sarà positivo solo con la costanza e la dedizione. Chi preferisce svolgere l’attività fisica nella propria abitazione lo fa con varie motivazioni: impossibilità a frequentare un centro sportivo per impegni familiari, difficoltà economiche o mancanza di un mezzo per spostarsi.

Allenarsi a casa ha sicuramente il vantaggio di potersi organizzare in base ai propri orari e ritmi, con la comodità di farsi la doccia a casa e di non prendere freddo d’inverno quando si esce dalla palestra o dal luogo dove si pratica qualche altro sport. C’è quindi chi inizia a svolgere la sua attività al mattino presto prima di andare a lavorare, chi lo fa in pausa pranzo e chi ancora la sera prima di cena. Chi preferisce fare attività fisica a casa di solito ha opinioni negative riguardo agli aspetti sociali di un centro sportivo (ad esempio, sovraffollamento, vergogna nel dover esporre il proprio corpo, ecc.) (Prati e Pietrantoni, 2012).

D’altra parte c’è il rischio che la persona sia troppo indulgente verso se stessa e non sia regolare nell’allenamento. Questo può verificarsi anche nel caso in cui si sia iscritti ad una palestra, ma almeno in questo caso durante la lezione l’istruttore non fa sconti, mentre chi è a casa da solo può tendere a fare meno fatica possibile. Inoltre, la supervisione di un esperto è fondamentale per evitare traumi o lesioni dovute a movimenti scorretti. Per coloro che soffrono di qualche patologia, di un disturbo alla schiena o di problemi alle articolazioni, le conseguenze degli errori potrebbero essere negative a livello vertebrale, articolare o cardiovascolare.

Inoltre, nel proprio appartamento manca il sostegno sociale tipico delle attività svolte in gruppoo in un ambiente sociale che a casa si tenta di sostituire con i personal trainer virtuali dei sofware o dei video. Altro problema dell’allenamento domestico è che facilmente si cade nella ripetitività e nella noia, sia perché non si possiedono le conoscenze adeguate sia perché gli esercizi che le attrezzature consentono di eseguire sono limitati. Di conseguenza in assenza di stimoli sociali e ambientali, il rischio è quello di stancarsi di ripetere esercizi uguali o simili in solitudine e di abbandonare l’attività (Prati e Pietrantoni, 2012).

Un aspetto positivo delle palestre è che oggi sono dei veri e propri centri sportivi polivalenti.Spesso hanno la piscina per fare: nuoto libero, corsi di nuoto, acquagym, spinning in acqua, ecc. In palestra le attività sono molteplici, dalla classica aerobica per passare a fitboxe, spinning, yoga fino ai balli latino-americani. Inoltre molte palestre hanno anche il centro benessere dove ci si può rilassare facendo una sauna, un bagno turco o un idromassaggio. La flessibilità degli orari in cui si può andare in palestra e la variegata offerta dei corsi è sicuramente un aspetto molto positivo, soprattutto per chi tende ad impigrirsi dopo una faticosa giornata di lavoro e non ha la spinta motivazionale per mettersi a fare ginnastica in casa.

Ecco quindi che l’ambiente sociale agisce come leva motivante: la presenza di un istruttore che sprona e incoraggia, il contesto allegro, quel pizzico di competitività, la musica ritmata, l’aver pagato l’abbonamento, sono tutti elementi che invogliano a frequentare la palestra. Il fattore sociale può diventare però un elemento di criticità laddove la persona cerchi solo spazi per chiacchierare con gli altri ed eviti di fare gli esercizi. Per le persone con ansia sociale e che sono in imbarazzo per il proprio corpo (ad esempio, persone con problemi di sovrappeso), il confronto con gli altri può generare senso di frustrazione e indurle così ad evitare di frequentare centri sportivi.

C’è infine chi si affida ad un personal trainer per avere un tipo di allenamento personalizzato ed essere seguito individualmente. Riguardo a chi invece decide di imparare o continuare a praticare uno sport come il calcio, il tennis, il nuoto, ecc. avrà sicuramente la forte motivazione della progressione delle capacità e conoscenze che deve acquisire per poter competere nello sport individuale o di squadra. Inoltre, è un modo molto efficace per creare aggregazione e sviluppare un sano senso di competizione. Chi inizia sin da piccolo a praticare uno sport, solitamente acquisisce e mantiene anche in età adulta un’attitudine mentale a prestare attenzione al proprio fisico e a evitare di fare una vita troppo sedentaria.

In sostanza, non ci sono scuse. Se si vuole praticare movimento fisico ci sono mille modi e, data la tecnologia attuale, anche molto divertenti. Basta trovare il tipo di attività che fa per noi e farla diventare parte di uno stile di vita sano e salutare.

  Domanda – Sono un ragazzo di trenta anni, ho una fissa per il porno. Guardare mi eccita al punto di fare più sesso da solo, facendomi passare la voglia e la fantasia di farlo con la mia donna come posso fare? Devo pensare di non masturbarmi mai più o mi devo solo dare una regolata? Ringrazio e saluto.

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 Salve, sono un uomo di 36 anni e recentemente ho scoperto che la mia attuale compagna ha ricevuto diverse violenze, sia psicologiche che fisiche (rottura del naso), dal suo precedente compagno. Nonostante ciò lei sostiene che la relazione è durata circa 10 anni perché lui le faceva pena. È possibile? Sono passati almeno quattro anni dai suoi racconti; pur tuttavia ora che lei sta con me racconta di questi avvenimenti sempre con un rispetto estremo di chi le ha causato tali ferite dentro e fuori. Come è possibile? Potete aiutarmi nel capire l’animo di questa persona. Potete dire a me come comportarmi per farle superare questo trauma e renderla felice? Cosa fare e cosa non fare? grazie Giuseppe.

Gentile Giuseppe, la donna che subisce violenze, sia psicologiche che fisiche, dal proprio compagno entra in un circolo vizioso da cui è difficile uscire, tanto che alla fine arriva a credere che sia normale essere punita e che la violenza ormai faccia parte della sua vita. Ciò avviene perché il legame con l’aggressore, quando questi è un familiare, è talmente forte da far sì che la vittima lo protegga e lo giustifichi mostrando sentimenti fortemente ambivalenti associati ad un’incapacità a proteggersi e a proteggere eventuali figli. Quando la violenza domestica è cronica la relazione con il maltrattante diventa centrale e delimita il tipo di rapporto che la donna ha con il mondo esterno, così da isolarla totalmente. Il danno psicologico causato da una violenza domestica è tanto più grave quando: la violenza è cronica, l’aggressore e la vittima sono parenti, la vittima è isolata a livello relazionale. I sintomi che una donna vittima di violenza domestica può manifestare sono: perdita di autostima, autocolpevolizzazione, senso di impotenza, depressione, disturbo post traumatico da stress, disturbi del sonno, disturbi psicosomatici, eccetera. L’elaborazione di una violenza domestica protratta per così tanto tempo è lunga e difficile. Pertanto è importante che lei si mostri paziente, comprensivo, fiducioso e che rassicuri la sua compagna nei momenti di paura ed incertezza e la sostenga nelle sue decisioni.

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Il mercato della pornografia non conosce crisi ed in base ad una ricerca dell’Eurispes si è stimato che abbia un fatturato annuale pari ad una media di 993 milioni di euro l’anno (quasi 2000 miliardi di vecchie lire). Ciò grazie anche alle televisioni a pagamento, ai siti web e alle chat a sfondo erotico. Anche a causa di questa ampia diffusione e alla facile reperibilità di materiale pornografico è aumentato prepotentemente il fenomeno della pornodipendenza e nello specifico della dipendenza da sesso virtuale (denominata anche cybersexual addiction). Nei casi gravi si instaura una vera e propria dipendenza dalla chat e dalla visione di film pornografici, con un sempre maggiore distacco tra il mondo reale e quello virtuale. Il dipendente da sesso virtuale perde la concezione del tempo e passa ore davanti al computer a guardare foto e film pornografici senza riuscire a smettere, masturbandosi in maniera compulsiva. Serie conseguenze sia psicologiche che fisiologiche si verificano nel soggetto. La vita sociale sarà sempre più compromessa infatti la persona tende progressivamente a perdere fiducia in sé, ad evitare i rapporti sociali e relazionali, con un calo del desiderio nei confronti della partner. Infatti, riesce a trarre soddisfazione dal sesso solo se contemplato nell’immaginario pornografico.

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28 Dicembre 2007 at 01:09 e taggato , , , , , , ,  | Commenti disabilitati | Permalink