Tra pochi giorni è San Valentino, la festa degli innamorati. Per molte coppie sarà una scusa in più per passare una serata romantica insieme, mentre per altre potrà essere il termometro che qualcosa non va da tempo nel rapporto. Diciamo che quindi questa giornata di festa può diventare paradossalmente più significativa per quelle coppie che ormai non si possono più definire tali, ma che non hanno il coraggio di affrontare il problema.  Ecco che allora tutto diventa una forzatura, fino a che non si prende atto della crisi. Ci sono quelle coppie che eludono la crisi, fanno finta che le difficoltà non ci siano illudendosi che le cose possano andare avanti così. Ci sono poi quelle coppie che alternano periodi di delusione e periodi di vera e propria crisi cristallizzandosi in un rapporto dove i partner non riescono a cambiare e a trasformarsi in funzione di una risoluzione dei loro problemi. Infine ci sono poi le coppie che attraversano una fase di disillusione, utile per passare da un primo impatto di delusione ad un secondo aspetto caratterizzato dalla presa di coscienza dell’altro e della sua accettazione totale. La coppia a questo punto riesce bene ad integrare le proprie differenze e difetti.

Esistono dei segnali per capire quando vi è una crisi in atto nella coppia? Certamente, eccoli:

- scarsa comunicazione: si parla poco, non si cerca il confronto con il partner e non si ha piacere nel raccontare anche aneddoti divertenti che possono essere capitati durante la giornata;

- mancanza di confronto: ognuno cerca di risolvere i problemi della coppia autonomamente, evitando il confronto con l’altro;
- calo del desiderio: un calo del desiderio può essere anche fisiologico dopo tanto tempo che una coppia è assieme, ma ciò che indica la crisi sono la scarsa complicità e la poca voglia di reinventarsi associate al desiderio di avere altri partner;
- senso di solitudine: uno o entrambi i partner si sentono soli anche in presenza dell’altro e questo porta ad una voglia di evasione dal rapporto;
- litigi molto frequenti: le liti possono servire per confrontarsi e trovare poi una mediazione rispetto ad un problema comune, ma se diventano troppo frequenti possono soffocare la relazione;
- condurre vite parallele: non si ha più il piacere di fare qualcosa insieme al partner e di condividere una propria passione, ma si opta per una conduzione della propria vita in autonomia coinvolgendo l’altro il meno possibile;
cercare di cambiare il partner: la non accettazione dell’altro ed il tentativo di cambiarlo sono indici di insoddisfazione e di insofferenza che inevitabilmente portano ad attriti e a delusioni ripetute;
- atteggiamento critico: uno dei due partner critica e incolpa l’altro dei problemi che possono esserci in casa o nella coppia;
- disprezzo: uno dei due partner utilizza il sarcasmo, lo scherno e perfino gli insulti per rivolgersi all’altro

Cosa fare quindi se uno o più segnali di crisi caratterizzano il proprio rapporto di coppia? -Innanzitutto, c’è la volonta di salvare la relazione? Se la risposta è affermativa allora il primo passo da compiere è rendersi conto che si sono date per scontate troppe cose nel rapporto e che lo stesso partner è stato trascurato. Probabilmente quando scatta il meccanismo della trascuratezza dell’altro, inevitabilmente questo comportamento diventa reciproco, cancellando tutte quelle attenzioni e gentilezze che invece fanno bene alla coppia. È importante ritrovare la voglia di sorprendere ancora il partner e di dare nuova linfa ad un rapporto stanco e deteriorato dalla routine. La presa di consapevolezza che il cambiamento e che un periodo critico sia normale attraversarli è un punto di partenza per non farsi trovare impreparati. È bene quindi ripartire da gesti quotidiani fatti di piccole attenzioni, soprese, mistero, seduzione e corteggiamento. È utile anche saper indicare con chiarezza quali sono i propri bisogni, essere sempre gentili anche quando un gesto è scontato, descrivere i problemi senza incolpare l’altro. Piccoli cambiamenti che possono dare ossigento alla relazione e farla nuovamente decollare. Questo significa diventare una coppia vincente, cioè una coppia che non evita i problemi e i conflitti, ma che ha imparato a superarli insieme.

8 Marzo 2016 at 10:37 e taggato , , , , , , , , , , , , ,  | Commenti disabilitati | Permalink

“Basta, diamoci un taglio!”. Questa frase è particolarmente calzante se si pensa a quante volte si è ipotizzato di cambiare radicalmente qualcosa della propria immagine attraverso un semplice taglio di capelli e quanto spesso questo desiderio è collegato ad una fase di cambiamento della propria esistenza. Accade spesso che una variazione nel proprio look vada di pari passo a qualche evento importante che è capitato sia esso positivo (la nascita di un figlio, il matrimonio, una promozione nell’ambito lavorativo, una nuova casa, ecc.) o negativo (il divorzio, un  lutto, ecc.).

Il taglio di capelli è indice di una chiusura di un capitolo della propria vita e di un’apertura di una nuova pagina da scrivere. Non solo il taglio, ma anche la modifica del colore può indicare la voglia di rinnovarsi e di vedersi in modo diverso. La chioma esprime infatti  l’emotività e  la personalità di ciascuno, in particolare delle donne che optano per taglio, colore o permanente a seconda dell’immagine che desiderano dare di sé all’esterno e sulla base del potere attrattivo che pensano una determinata capigliatura possa donare loro. Infatti, la capigliatura è una variabile importante da considerare nell’attrazione fisica e nell’immagine perché può essere manipolata cambiando appunto colore, lunghezza e stile dei capelli. Storicamente la lunghezza o il taglio dei capelli si sono rivelati un segno di status, di appropriatezza nell’ambito sociale e di distinzione di sesso.

Negli uomini i capelli lunghi, già prima del musical Hair degli anni Settanta, possono indicare sia il selvaggio, sia l’artista bohémien sia i re dei Franchi, che avevano l’abitudine di esibire una lunga chioma liscia come segno di potere e maestà, per differenziarsi dai sudditi. L’imperatore romano al contrario li tagliava corti per esprimere superiorità e fino ai giorni nostri i capelli corti sono rimasti a indicare cura di sé, adesione alle regole e alto status sociale (Montefiori, Corriere della Sera, 31 dicembre 2012).

Nella mitologia e nella letteratura il colore e la lunghezza dei capelli hanno sempre avuto un importante significato simbolico; si pensi alla forza di Sansone legata alla lunghezza della sua chioma. Nelle fiabe le principesse solitamente hanno capelli lunghi e biondi, mentre le streghe hanno capelli neri. Tradizionalmente le bionde hanno rappresentato personaggi dal carattere buono come angeli, sante, ecc., mentre le brune hanno solitamente rivestito ruoli con una valenza negativa.

In una ricerca (Rich & Cash, 1993) che ha preso in esame le riviste dell’epoca si è visto come  nel 1970, rispetto al 1960, in copertina ci fosse una prevalenza di immagini con modelle bionde; ciò è significativo per le implicazioni a livello sociale nell’ambito dell’apparenza e dell’immagine. Un altro studio (Furnham & Joshi, 2008) ha dimostrato che da parte degli uomini vi è uguale preferenza per le donne more e bionde, mentre la lunghezza dei capelli non è stata considerata un fattore di attrazione. Un’altra ricerca (Weira & Fine-Davis, 1989) ha evidenziato come lo stereotipo della bionda svampita esiste negli uomini ma non nelle donne, mentre la rossa con temperamento forte è uno stereotipo che esiste sia nelle donne che negli uomini. Altro pregiudizio è che la mora o la castana siano più affidabili sia a livello personale sia lavorativo.

Da ciò si evince come gli stereotipi siano diffusi: le donne bionde avrebbero un carattere dolce e sensuale, quindi tingersi i capelli di  biondo enfatizzerebbe il desiderio di essere più seduttive; le more mostrerebbero una fisicità più istintiva, le rosse ribellione e carattere poco docile. Per gli uomini ha meno rilevanza il taglio dei capelli, ma quando avviene un cambiamento drastico nel look, come peraltro per la donna, vi sono indicatori di desiderio di: sedurre, voltare pagina, cambiare, a causa di qualcosa di molto positivo o di traumatico che è avvenuto nella propria vita.

La lunghezza dei capelli in una donna può dire tanto di lei. Una donna con i capelli corti può indicare una persona sportiva, pratica, sbarazzina, elegante o che ha poco tempo da dedicarsi. Lo stesso vale per una donna che tende a tenere i capelli raccolti: ha necessità che siano a posto e quindi anche in questo caso si evidenzia la praticità. Colei che sceglie di tenere i capelli lunghi deve sicuramente dedicarvi più  tempo e cure per non sfibrarli e mantenerli in salute; questi elementi sono indicativi di una donna attenta alla propria femminilità e che dedica tempo a se stessa. Questi elementi vanno poi di pari passo con il proprio modo di toccare, manipolare e affondare le mani nei capelli.

Quante donne quando vanno dal parrucchiere chiedono di avere lo stesso look della loro stella del cinema preferita. Pensiamo ad alcuni capelli che hanno fatto epoca: il famoso taglio scalato di Farrah Fawcett, il corto spettinato di Meg Ryan, il biondo platino di Marilyn Monroe, il corto classico di Lady Diana, la capigliatura curly di Sarah Jessica Parker, i lunghi riccioli di Julia Roberts, ecc. D’altro canto quanti maschi, soprattutto ragazzini e adolescenti, scelgono di avere la stessa chioma del loro calciatore preferito. Pensiamo infatti alle creste di giocatori famosi come: Balotelli, El Shaarawy, Hamsik, Neymar, Boateng. Molti uomini invece amano portare i capelli rasati come i marines, ai quali associano forza e virilità.

Spesso, al desiderio di emulare il taglio e il colore dei capelli di un personaggio famoso, è associata la fantasia di poterne acquisire alcune caratteristiche personali, legate a qualche ruolo cinematografico particolarmente amato, a doti sportive o fisiche. I capelli inviano molti messaggi non verbali: danno informazioni su di noi, sulla nostra vita, sul nostro stato d’animo, sulla nostra salute, sul nostro desiderio di seguire le mode oppure di ribellarci ad esse con capigliature anticonvenzionali e fuori dalle righe, sulla nostra voglia di puntare sulla seduzione o sull’eleganza.

In conclusione, come scrive Niccolò Fabi in una sua canzone: “Io vivo sempre insieme ai miei capelli nel mondo, ma quando perdo il senso e non mi sento niente io chiedo ai miei capelli di darmi la conferma che esisto e rappresento qualcosa per gli altri di unico, vero e sincero”.

Le donne amano fare shopping, comprare vestiti, borse, accessori ed in particolare scarpe! Perché le donne amano così tanto lo scarpe da riempirne armadi e scarpiere, fino a non sapere dove metterle tutte? Le scarpe rispecchiano la personalità di chi le indossa, il modo di affrontare la giornata e gli impegni quotidiani. Talvolta la passione nelle calzature può sfociare nel feticismo sia per quanto vengono amate le scarpe sia per quanto vengono adorati i piedi. Sia il piede che la scarpa sono due emblemi del feticismo e possono sedurre molto più di una scollatura.

Uomini e donne sono affascinati dalle scarpe, ma in modo diverso. Per le donne sono un irresistibile oggetto del desiderio e uno strumento di seduzione, per gli uomini sono un fattore di attrazione erotica. Allora largo alle moltissime possibilità di scelta: stivali, ballerine, sneakers, mocassini, tronchetti, zoccoli, zeppe, sandali, con tacco a spillo, ecc. La scelta della scarpa non è cosa da poco, anche perché è legata alla postura, per cui una donna che avanza con i tacchi alti avrà movenze molto diverse da colei che cammina con scarpe sportive.

La scelta della scarpa può rivelare tanto di chi la possiede. Ad esempio la donna che sceglie di indossare scarpe con il tacco a spillo solitamente punta alla raffinatezza, a mostrarsi sensuale, non vuole mai rinunciare alla sua femminilità. D’altra parte il modo di camminare su un paio di tacchi alti è molto più sexy rispetto a chi passeggia con un paio di scarpe senza tacco. La scelta di indossare solo e sempre scarpe con il tacco può indicare una certa insicurezza che la scarpa va a colmare, data la consapevolezza che l’universo maschile è sempre attratto dallo stiletto.

Le donne che scelgono le ballerine sono piuttosto sicure di se stesse, non sentono il bisogno di indossare scarpe con il tacco per sentirsi femminili ed in grado di conquistare un uomo, non guardano solo all’aspetto esteriore delle cose, ma puntano alla praticità senza dimenticare lo stile. Altre optano per scarpe particolari, che danno nell’occhio: queste donne amano essere sempre sopra la righe, distinguersi dalla massa e farsi notare. Hanno molta fiducia in se stesse e non tengono in considerazione cosa pensano le persone del loro look audace.

Molte scelgono la scarpa sportiva: sono amanti della praticità e della comodità, sono molto attive, adorano il look casual e amano sentirsi giovani. Stanno comunque attente alla moda, magari scegliendo scarpe pratiche, ma trendy, ricche di colori e tecnologiche. Solitamente sono donne molto pragmatiche e dirette nel rapporto con gli altri. Le donne che scelgono i mocassini amano le cose classiche, tradizionali e comode. Questa scelta tende a rivelare una mancanza di fantasia e il desiderio di manifestare sempre serietà e sobrietà.

Coloro che indossano le zeppe amano il tacco anche se in una versione più stabile che permette di camminare a lungo e con maggiore comodità. Questo stile indica la necessità di coniugare la femminilità con il desiderio di rimanere attive, dinamiche e indipendenti. È possibile anche fare qualche collegamento con il mondo onirico ed il suo significato nell’ambito delle scarpe. Ad esempio, sognare di cercare senza successo una scarpa può essere indice di un periodo difficile della propria vita, dovuto ad un lutto o ad una separazione; sognare di camminare indossando scarpe strette può significare che si sta vivendo una relazione sentimentale  soffocante o insoddisfacente; al contrario sognare di camminare con scarpe troppo larghe potrebbe indicare una eccessiva fiducia in se stessi. Infine, andare in giro con scarpe rotte o a piedi scalzi denoterebbe un periodo complicato che non si riesce a risolvere.

Le scarpe sono quindi collegate al rapporto uomo-donna, alla seduzione, alla personalità, allo stile, al modo di affrontare la vita e anche al tipo di partner che si desidera. Infatti nel telefilm Sex and the City, la protagonista Carrie, personaggio amante della moda e in particolare delle scarpe, dice: “gli uomini sono come le scarpe col tacco. Ci sono quelli belli che fanno male, quelli che non ti piacciono fin dall’inizio, quelli irraggiungibili che non potranno mai essere tuoi, quelli che affascinano in partenza ma poi capisci che non sono niente di speciale e infine quelli che non ti stancherai mai di avere con te”. Allora si potrebbe azzardare nell’affermare: dimmi che scarpa indossi e ti dirò, non solo chi sei, ma anche che partner avrai.

cket-sexy-black-hat-WOMAN-MAN-one-Desert-rose-mypics-KANDYS-ALBUM-tags-sensual-nudes-Etc-1-Women-romantic-vik-Hats-women-femmes-bw-im-just-me-counLa seduzione è un’arte. Così recita il detto. È per questo motivo che ad un certo punto (e fortunatamente aggiungerei), la bellezza, il denaro ed il potere passano in secondo piano per lasciare spazio ad altre caratteristiche di ciascuno. La seduzione è una capacità che varia da persona a persona, ma che si può migliorare con il tempo.

Si possono infatti affinare e valorizzare qualità personali quali l’ironia e la dialettica che vanno ad accompagnare la capacità di usare in modo sensuale il proprio corpo. Per questo motivo è importante essere consapevoli di ciò che trasmette il fisico di fronte a qualcuno che suscita interesse e attrazione.
Il corpo comunica costantemente, inviando messaggi attraverso le reazioni fisiologiche, la postura, la mimica, i gesti, il modo di vestire. Tali segnali possono essere consapevoli e inconsapevoli, possono essere colti o meno dall’interlocutore. Quando si parla di seduzione il comportamento non verbale ha una valenza particolare che incornicia il dialogo tra due persone e che poi sfocia nell’attrazione o nella repulsione verso l’altro (Chimirri, 1998).
Gli occhi e la bocca rappresentano i segnali principali dell’eros e del meccanismo di seduzione. Ad esempio, un’occhiata da sopra la spalla fatta da una donna indica un atteggiamento civettuolo e quindi un interesse molto esplicito, mentre in un uomo dimostra un comportamento da “macho”, che non necessariamente è garanzia di successo. Guardare l’altra persona con intensità e a lungo, magari in un luogo affollato, è un segnale di sicuro interesse, è come se si dicesse: “ho scelto proprio te”.
In questo caso si può anche rischiare di essere invadenti, per cui è bene sempre mantenere un’espressione del viso rilassata che trasmette il desiderio di conoscere l’altro senza connotazioni sessuali troppo accentuate. Uno sguardo sfuggente è sempre segnale di disagio e può avere due significati opposti: avere qualcosa da nascondere oppure mostrare timidezza proprio nei confronti di qualcuno da cui si è attratti.
Se ci si trova di fronte ad una persona che distoglie lo sguardo per timidezza, è consigliabile evitare di aumentarne l’imbarazzo provando ad esempio ad attirare l’attenzione su un oggetto da guardare insieme. Il sorriso è un altro fattore di grande potenza seduttiva e dal quale spesso dipende la piacevolezza del viso. Il sorriso infatti illumina il volto e, se l’espressione è di autentica gioia, si accompagna alla dilatazione delle pupille, elemento che stimola l’attrazione (Chimirri, 1998).
Quindi mentre il viso dà una mappa individuale del richiamo sessuale, il corpo dà sostanza a tutto il progetto erotico. Con il corpo si fanno innumerevoli gesti, si assumono diverse posizioni, ci si propone. Per conquistare un’altra persona il corpo viene rivestito, adornato o spogliato. Tutto è vitale ai fini del linguaggio dell’attrazione.
Nel linguaggio non verbale del corpo la testa è importante non solo perché comprende il viso, ma anche perché trasmette segnali di interesse e di direzione. La conoscenza della comunicazione effettuata con i movimenti del capo, che comprende anche la gestualità che si svolge attorno ai capelli, fornisce parecchi spunti utili per meglio esprimere e comprendere i gesti erotici.
Ad esempio, se una donna si liscia i capelli guardando un uomo negli occhi, compie un gesto civettuolo e invitante che vuole attirare l’attenzione sia sui capelli (da sempre attributo di bellezza femminile) sia sul viso. Ascoltare l’altro tenendo la testa appena inclinata appoggiata ad una mano, sta ad indicare particolare attenzione e un atteggiamento di rilassatezza e seduzione.
Chi muove continuamente le mani giocherellando con qualcosa può segnalare nervosismo, collegabile a un disagio oppure a timidezza. Se però chi muove le mani si sofferma su un oggetto dalla forma particolare, scorrendovi sopra le dita e il palmo come se lo accarezzasse, compie un gesto allusivo, spesso inconsapevole ma che, sempre inconsapevolmente, viene recepito. È una vera e propria comunicazione subliminale, dove gli impulsi erotici vengono trasferiti sull’oggetto, che sostituisce psicologicamente il corpo dell’altro (Chimirri, 1998).
La postura, cioè il modo di disporre il corpo nello spazio, è un altro elemento fondamentale che trasmette continuamente segnali a chi ci sta vicino. Da questa si può dedurre l’atteggiamento generale della persona, le diverse posizioni, poi, evidenziano determinate parti del corpo, che a loro volta sono cariche di significato nel linguaggio dell’eros.
Il gesto dell’accavallare le gambe è un atteggiamento tanto comune quanto ambivalente. Ad esempio, le gambe accavallate tranquillamente segnalano interesse all’ascolto. Tenere una gamba accavallata oscillando però lo stinco è un segnale di impazienza e nervosismo, ma nello stesso tempo è confidenziale. Quando questo gesto si accompagna a una postura del corpo non rigida e a una mimica sorridente, è un invito a cambiare luogo, “a fare qualcosa” non necessariamente di natura sessuale.
Se invece l’espressione del volto è statica il segnale è di un calo generale dell’attenzione. In entrambi i casi è il momento giusto per preparare un aperitivo o uscire. Continuare ad accavallare e disaccavallare le gambe è un’indubbia manovra di corteggiamento, anche se svolta involontariamente. Infatti il movimento frequente di una parte del corpo richiama l’attenzione su di essa e le gambe, per la donna come per l’uomo, sono uno strumento di seduzione. Le mani appoggiate sulle cosce o sul ginocchio, alludono al gesto della carezza (Chimirri, 1998).
Questi sono solo alcuni dei moltissimi aspetti della comunicazione non verbale che il nostro corpo usa spesso inconsapevolmente. Sia l’uomo che la donna possono dare prova di grandi abilità seduttive usando metodi e tecniche per ammaliare l’altro. D’altra parte ogni storia d’amore comincia così, anche se poi ogni volta suscita forti emozioni e sembra unica e irripetibile: i gesti e gli sguardi per conquistare l’altro si ripetono nel tempo, affinandosi con l’esperienza e l’età. Ciò è ancora più interessante se si pensa che a grandi linee le tecniche seduttive sono simili in ogni parte del mondo.
Tuttavia, al di là di ogni esperienza, il fascino della conquista o dell’essere conquistati sta nell’imprevisto e nella spontaneità dei gesti e dei movimenti che accompagnano un discorso e che spesso dicono molto di più di tante parole. Tutto sta nel riconoscere e nell’interpretare correttamente i segnali di chi ci sta di fronte. Quanti errori si sarebbero potuti evitare e quante occasioni non sarebbero andate sprecate?

 Domanda - Salve dottoressa, sono una ragazza di 23 anni e mi sono resa conto col passare degli anni che, al di là delle storie che ho avuto e delle persone cui ho voluto bene o amato, il mio interesse principale è quello di piacere ai ragazzi, di sentirmi approvata e desiderata, al punto che da fidanzata (come adesso) non posso fare a meno di cercare di attirare lo sguardo di altri, soprattutto di un amico del mio ragazzo al quale so di piacere, ma che mi attira solo dal momento in cui ho saputo di interessargli, come già accaduto in passato. Appena noto di avere l’attenzione di qualcuno comincio a pensarci ed è come se mi convincessi che mi piace per il solo fatto che gli piaccio. Non credo sia un problema inerente ai sentimenti che provo verso il mio partner, quanto più un disperato bisogno di rinforzare l’autostima che è stata per anni (e forse è ancora) decisamente carente, per via del mio aspetto fisico: non sono piaciuta a nessun ragazzo fino a circa 15 anni e mentre le mie amiche facevano le loro piccole conquiste io mi sentivo il brutto anatroccolo. Poi tutto è cambiato, anche il mio aspetto fisico, ma nonostante adesso riceva complimenti e consensi e sia in grado di piacere senza grosse difficoltà, non mi sento per niente sicura ed ho sempre bisogno di conferme della mia capacità seduttiva. Inoltre non ho mai avuto e non ho il "coraggio" di tradire, di spingermi più in là di un semplice flirt fatto di sguardi e di sorrisi, mi sentirei troppo in colpa ed in fondo non sono certa di voler abbandonare la mia situazione attuale. Tutto questo è già successo in passato proprio nello stesso modo, più volte ed è per questo che dubito che sia un problema della mia attuale storia, quanto più una mia "tendenza" che però mi frustra molto. La ringrazio anticipatamente.

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21 Ottobre 2009 at 12:04 e taggato , , , , , , ,  | Commenti disabilitati | Permalink

 

La strategia comunicativa delle pubblicità è quella di generare persuasione facendo leva sui meccanismi dell’attrazione e della seduzione da una parte e sul bisogno di omologazione dall’altra. Si propongono modelli nei quali il consumatore si deve identificare o deve desiderare di possedere ed è fin troppo evidente l’effetto che un corpo nudo di donna fa sul pubblico maschile e femminile. L’immagine femminile attrae l’uomo ma anche le donne perché in essa si possono identificare. I pubblicitari studiano bene le campagne di marketing: il consumatore si deve appropriare del prodotto in modo simbolico e deve soddisfare bisogni anche essi simbolici che poi, in realtà, non vengono appagati dal prodotto in sé. Per attrarre l’attenzione il più possibile si fa ricorso all’immagine allusiva del gesto erotico. Ci si basa su una psicologia che guarda all’istinto. Il nudo è usato anche in modo decontestualizzato e si assiste ad una strumentalizzazione dell’immagine femminile a fini commerciali che va contro tutti i principi dell’emancipazione femminile. Ci si trova di fronte a un’involuzione culturale, si crea uno stereotipo della donna che deve sempre sedurre, deve essere sempre fisicamente perfetta. Si perde l’idea della donna emancipata e trionfa il binomio "o in cucina o a letto", "angelo del focolare o seduttrice". La percezione diffusa è che si debbano conquistare gli uomini in questo modo. Che una donna possa essere vincente grazie al corpo. Con questo continuo martellamento mediatico che propone una bellezza da mostrare sempre, l’universo femminile resta ancorato all’ossessione dell’aspetto fisico. Come uscirne?

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