La memoria gioca un ruolo fondamentale nei consumi. Determinante in tal senso è la capacità di un messaggio promozionale di un prodotto di essere ricordato nel momento della scelta. Allo stesso modo, il ricordo di un’esperienza passata in relazione a quello specifico prodotto e all’emozione provata dall’averlo posseduto incide profondamente nella scelta. Il ricordo di un profumo o di un sapore è capace di farci rivivere emozioni ed esperienze ad esso collegate, riportandoci in un momento felice della nostra vita. In questo caso i prodotti svolgono il ruolo di stimolazioni per rivivere determinate esperienze del passato. Per questo motivo è particolarmente interessante riuscire a individuare il collegamento che ci può essere tra un prodotto ed eventuali ricordi nostalgici ad esso collegati (Olivero e Russo, 2013).

La nostalgia è un’emozione molto importante che viene spesso usata in pubblicità per legare un articolo o un servizio ad un momento della vita di una persona carico di ricordi positivi. Spesso si ritrovano in molti messaggi pubblicitari e in numerose caratterizzazioni di brand il ricordo del periodo infantile, ricco di affetti e di valori, di immagini familiari e di naturalezza, capace di richiamare alla mente la qualità del prodotto di una volta. L’importanza di questo processo spiega perchè nel marketing si sta consolidando una branca chiamata marketing della memoria, che crea e comunica prodotti e/o brand in quanto tasselli cruciali nella costruzione di identità e storie di gruppi e generazioni di consumatori.

La Ferrero, per esempio, ha riproposto l’immagine del periodo felice in cui la mamma preparava la merenda utilizzando un articolo di successo senza tempo come la Nutella. Da prodotto da consumare “da soli, di nascosto” diventa un facilitatore della relazione, e quindi un prodotto da condividere con gli amici e la famiglia. La stessa frase “che mondo sarebbe senza Nutella” sottolinea il ruolo dell’articolo nella vita delle persone, riportando all’attenzione il valore dell’esperienza di un tempo passato caratterizzato da molteplici momenti di convivialità (Olivero e Russo, 2013).

Un altro esempio calzante può essere quello della Barilla che, introducendo nuovi prodotti indirizzati ad un target giovane, che vive la dimensione familiare in modo più furtivo, strategicamente crea il legame con il passato proponendo sughi pronti attraverso lo slogan “proprio come li faresti tu” e la linea di pasta ispirata alle tradizioni regionali. In questo modo il giovane ha la sensazione di vivere l’emozione provata durante l’infanzia nel sentirsi coccolato da una madre premurosa.

Proprio queste emozioni e questi vissuti sono quelli che le persone che si occupano di marketing sperano di stimolare utilizzando la strategia del ricordo nostalgico. La possibilità di tralsare l’emozione legata alla bontà di un prodotto di un tempo, o all’esperienza di un periodo felice come quello dell’infanzia o dell’adolescenza, nelle emozioni vissute oggi nel provare un articolo che è garanzia di quello che si è esperito, è alla base dell’uso della nostalgia nei consumi.

Stessa tecnica è stata usata da Mulino Bianco che ha riproposto immagini tipiche della vita rurale di un tempo, ricca di simboli legati alla natura, alla qualità dei prodotti e ai valori della famiglia. In queste immagini ritroviamo tutto come era fatto una volta. L’obiettivo è quello di evocare il legame tra le “cose buone di un tempo” e la genuinità di un prodotto.

Per capire quali sono i meccanismi che caratterizzano l’uso della memoria nel mondo dei consumi occorre conoscere meglio il processo mnemonico. La memoria non consiste in una semplice operazione di immagazzinamento di informazioni, elaborazioni di idee, sentimenti ed emozioni passate, ma in un processo dinamico che coinvolge da una parte meccanismi automatici e dall’altro un insieme di strategie tra cui hanno particolare importanza il pensiero, l’attenzione e la percezione (Olivero e Russo, 2013).

Per questo motivo nel momento in cui motiviamo o raccontiamo il senso e il significato della scelta di un determinato acquisto è possibile stupirci nell’avere individuato razionalmente un fattore determinante nella scelta, influenzando il modo di ricordare il momento dell’acquisto.

8 Marzo 2016 at 10:42 e taggato , , , , , , , , , , , ,  | Commenti disabilitati | Permalink

Settembre è il periodo dei test di ammissione e delle iscrizioni alle Università.

La scelta del percorso formativo da seguire dopo la scuola superiore è complessa perché non sempre si possono tenere in considerazione esclusivamente le propensioni individuali, ma è necessario dare un’occhiata a ciò che offre il mercato del lavoro. Il giovane deve scegliere la propria formazione futura sulla base degli esiti scolastici e delle aspettative relative all’avvenire professionale, tenendo conto anche di ciò che offre il mercato del lavoro.

L’orientamento professionale può essere molto utile in questi casi. I problemi legati all’orientamento dipendono dal modo in cui è organizzato il lavoro e dalla ripartizione degli impieghi, aspetti che a loro volta sono legati al modo in cui è organizzata la formazione all’interno della scuola. D’altra parte la persona che si trova a dover scegliere riguardo al proprio futuro professionale, deve inevitabilmente fronteggiare il problema del modo in cui le attività lavorative si collegano con le altre dimensioni della sua vita. Le riflessioni sulla scelta formativa comprendono inevitabilmente: lo stile di vita che si vorrebbe condurre, il tipo di persona che si vorrebbe diventare, i valori importanti, ecc. In fondo, ciascuno di noi dovrebbe chiedersi cosa è importante nella propria vita: un particolare impegno di lavoro, un determinato investimento familiare oppure l’autorealizzazione in un progetto personale (Guichard, 2009)?

Affinché la scelta della formazione professionale futura possa essere più “semplice” è necessario quindi incrociare le aspettative personali con le offerte del mercato del lavoro. In particolare, è utile svolgere un bilancio di competenze, così suddiviso:

1) scoprire, precisare e analizzare le proprie competenze;

2) elaborare un progetto personale o professionale;

3) mettere in relazione le proprie competenze con le opportunità e le offerte del mondo del lavoro.

È fondamentale essere concreti e realisti nel costruire un progetto e conoscere il mercato del lavoro, le procedure per accedervi, dei prerequisiti e delle condizioni da soddisfare per evitare la sconfitta (Guichard, 2009).

Al giorno d’oggi per un giovane, non può prescindere da questo punti, al fine di fare una scelta consapevole e di successo.

Per questo motivo è fondamentale il contatto e il lavoro sinergico tra la scuola, l’università e le aziende in modo da far intercettare posti di lavoro fruibili dai giovani che devono magari ancora scegliere il percorso di studio superiore o universitario.

È necessario in tal senso che da una parte la scuola faccia orientamento, ma che essa stessa a sua volta sia orientata laddove le aziende hanno bisogno di posti di lavoro.

In particolare, in Toscana vi è stato un lavoro di coordinamento che ha visto protagonisti, fra gli altri, il Comune di Firenze, la Camera di Commercio e la Città metropolitana che ha portato alla scoperta che alle grandi aziende servono mille posti di lavoro in cinque anni (Mugnaini, La Nazione, 3 marzo 2015).

Il presidente della Camera di Commercio di Firenze, Leonardo Bassilichi, ha affermato che: C’è una occupazione che sottaceva che può essere ancora più alimentata se si raccoglie l’esigenza di tutti. Stiamo realizzando un programma pluriennale per poter indirizzare la nostra scuola. Oggi usiamo slogan: ma conta di più che domani, leggendo il giornale, genitori e figli si confrontino sulle prospettive di lavoro” (Firenze, 3 marzo 2015).

Quest’attività di coordinamento ha portato ad individuare quali saranno i profili più cercati nei prossimi anni:“Per quanto riguarda le lauree, si va dagli ingegneri “finance” (meccanici, termostrutturali, analisti) ai laureati in fisica (progettisti ottici) ma entrambi con esperienza di lavoro. Per questo motivo, è fondamentale un percorso “professionalizzante”, con esperienza in azienda, nel triennio universitario. Ancora: tirano gli architetti, gli specialisti in logistica, i commerciali per l’estero (quindi con conoscenza di lingue), informatici esperti nel “cloud”. Tra i tecnici, fondamentali quelli di cantiere e gestionali, per lo sviluppo di prodotti, collaudatori ottici, meccanici, ma anche calzolai e aggiuntatrici. Ma occorre anche ampliare le modalità con cui si confrontano formazione, università e aziende: con seminari aziendali all’interno di corsi di studio, esperienza lavorativa in azienda pre-diploma, un anno di esperienza lavorativa in azienda prima della laurea”(Fatucchi, Corriere Fiorentino, 3 marzo 2015).

In questo articolo ho riportato la realtà della Toscana, ma ciò vuole essere solo uno spunto su come orientarsi e per comprendere in che direzione i giovani devono cercare nell’ambito della propria Regione.

Ritengo che questo segnale di apertura tra scuola, università e aziende sia fondamentale per aiutare i giovani a scegliere un percorso formativo e professionale che dia maggiori certezze rispetto al futuro lavorativo e che possa regalare maggiore serenità anche ai genitori su quello che sarà il futuro, non solo professionale ma anche personale, dei loro figli.

Quando un bambino si appassiona ad uno sport vi si dedica con impegno e dedizione. Per questo è importante che, soprattutto all’inizio, l’attività sportiva sia intesa come un gioco e un divertimento. In seguito prenderà piede anche il senso della competizione, un bisogno naturale di “imporsi” sull’altro collegato al bisogno di autoaffermazione e all’aggressività. L’agonismo, se ben incanalato da un bravo allenatore, favorisce la crescita psicologica e fisica del bambino. Pertanto scegliere uno sport per il proprio figlio ha sicuramente un impatto significativo sulla sua vita futura, sulla sua personalità e sulle sue capacità relazionali. Ecco allora di seguito alcune indicazioni riguardo al tipo di disciplina sportiva, a chi può essere adatta e che impatto può avere fisicamente e psicologicamente sul minore.

Le arti marziali (judo, karate, aikido, ecc.) sono discipline particolarmente educative che promuovono la coordinazione, l’equilibrio e sviluppano la forza fisica. Permettono al bambino di entrare in contatto con la propria aggressività, di imparare a conoscerla e a controllarla. Non sono discipline complete, pertanto richiedono un’integrazione con altre attività fisiche che mettano in funzione i grandi gruppi muscolari.

L’atletica leggera è una disciplina individuale e completa dove il confronto con l’altro è solitamente indiretto ed oggettivo. È alla portata di tutti ed è indicata per le prime abilità motorie e per una preparazione fisica generale, complemento di altre discipline.

Il calcio affina la rapidità, l’agilità e lo scatto, qualità che sono solo in parte educabili. Non è uno sport che sviluppa a sufficienza la parte superiore del corpo pertanto sono necessari interventi di compensazione. Questo sport si addice a tutti indipendentemente dalla struttura fisica, anche se i più lenti e pesanti hanno maggiori difficoltà. Da un punto di vista psicologico andrebbe corretta la pressione negativa che talvolta si avverte da parte degli allenatori o delle famiglie che assumono e trasmettono al figlio un atteggiamento troppo competitivo che alla fine risulta diseducativo.

Il nuoto è considerato uno sport di base in quanto con gesti semplici permette di padroneggiare l’acqua. È un’attività sportiva completa perché sviluppa la muscolatura, in particolare quella degli arti superiori e del tronco quando è svolta nel corso degli anni. Essendo uno sport individuale e non di contatto, a lungo termine per alcuni bambini può risultare noioso, pertanto si può sostituire o aggiungere la pallanuoto, disciplina completa che richiede lo svolgimento di schemi tattici e rapidi e confronti duri e decisi con l’avversario (Petranelli, 2001).

La pallacanestro prevede un impegno muscolare globale, stimola la percezione e la coordinazione, la rapidità, la postura, il controllo della palla, la concentrazione e l’attenzione. Richiede coordinazione e destrezza più che forza.

La pallavolo è uno sport che non prevede lo scontro fisico diretto tra i giocatori ed è adatta per i bambini più timidi e impacciati in quanto enfatizza la coesione e lo spirito di squadra. È uno sport che sviluppa l’elasticità muscolare e la coordinazione.

Il pattinaggio, sia a rotelle che sul ghiaccio, agisce sul senso di equilibrio, sulla disinvoltura e sulla sicurezza dei movimenti.

L’equitazione prevede che vi sia una interazione ottimale tra due soggetti di forza e sensibilità diverse. Sviluppa la prontezza di riflessi, l’autocontrollo e l’acquisizione di un buon rapporto con gli animali.

La ginnastica artistica è uno sport individuale che richiede grande padronanza degli schemi motori ma anche emotivi in quanto lo scontro con l’avversario avviene in tempi differiti. Sviluppa tutte le principali articolazioni, l’equilibrio, il ritmo, la velocità di movimento e la forza muscolare.

Il ballo e la danza si svolgono a ritmo di musica, ingentiliscono i movimenti e la gestualità, migliorano la coordinazione nello spazio sia a livello individuale sia insieme ad altre persone.

Il rugby presenta azioni dure, di vero e proprio combattimento, ma non è un gioco violento. Consente l’utilizzo di comportamenti aggressivi, ma proprio per questo tende a neutralizzare la natura antisociale: le regole ufficiali e quelle reali coincidono, nel senso che non vi sono finzioni,  simulazioni o proteste (a differenza del calcio) e questo lo rende uno sport estremamente educativo. Richiede un impegno fisico totale e capacità tecnico-tattiche.

La scherma è una disciplina molto tecnica, basata sull’apprendimento del gesto preciso e richiede metodo e applicazione. I soggetti devono possedere agilità, prontezza, rapidità, colpo d’occhio e concentrazione.

Lo sci sviluppa l’equilibrio e potenzia la muscolatura, soprattutto degli arti inferiori ma richiede comunque un controllo di tutto il corpo.

Il tennis è una disciplina asimmetrica, cioè tende a far giocare una parte del corpo più delle altre e gli arti più del tronco. Pertanto si consiglia di affiancare alla pratica tennistica un’altra disciplina che compensi le conseguenza dell’asimmetria. È uno sport che richiede doti tattiche, rapidità, variabilità dei movimenti e resistenza fisica.

Il tiro con l’arco è un’attività sportiva basata sulla destrezza e si può praticare sia all’aperto che al chiuso. Richiede, come tutte le discipline di tiro, che vi sia un rigido rispetto delle regole di sicurezza. Non si può definire una disciplina completa e può essere compensata da un’altra disciplina  di tipo simmetrico. Necessita di controllo emotivo e concentrazione. Per questi motivi può essere una disciplina adatta a bambini nervosi, facilmente affaticabili che così possono apprendere la calma, l’ordine e la meticolosità (Petranelli, 2001).

Qualsiasi sia lo sport scelto per il proprio bambino, il consiglio è che favorisca la sua crescita psichica e fisica. Con il passare del tempo si può incrementare gradualmente il senso di competitività per un eventuale futuro agonistico, senza che vi sia un’esasperazione di questo aspetto, ma facendo sempre leva sul divertimento e sullo svago.

È ricominciata la scuola e con essa i tanti impegni che invadono la vita dei bambini e di conseguenza dei genitori. Tra le tante occupazioni che i bambini hanno, una di quelle a cui gli adulti tengono in modo particolare riguarda lo sport. Spesso l’attività fisica praticata dai più piccoli è scelta dai genitori sulla base di varie motivazioni: la passione di un tempo, la struttura più vicina a casa, le preferenze degli amici, ecc. Ogni genitore quando opta per un determinato sport per il figlio deve tenere presente che il bambino deve poter divertirsi, dimostrare competenze e acquisire nuove abilità, stare con i compagni. Pertanto un primo requisito è che vi sia una corrispondenza tra le capacità e attitudini del bambino e le richieste dello sport che andrà a svolgere. Inoltre, è probabile che tanto più lo sport è amato dal bambino e quanto prima egli ne apprenderà le tecniche.

Bisogna anche considerare che esistono età più favorevoli in cui i piccoli imparano alcuni movimenti, ma c’è anche una correlazione in base alla maturazione fisica e psicologica del minore. In generale, lo sport contribuisce a sviluppare: coordinazione, forza, flessibilità, velocità e resistenza. A tal proposito, alcune discipline legate maggiormente alla coordinazione e alla rapidità (ad esempio: scherma, sci, ecc.) sono più adatte all’apprendimento per bambini a partire dai 6 ai 12 anni, mentre la preparazione per le discipline legate allo sviluppo della forza è bene che inizi dopo l’età del picco di velocità di crescita puberale (Carbonaro, 2001).

Un aspetto da non trascurare quando si sceglie una disciplina è se optare per uno sport di squadra oppure individuale. Lo sport di squadra orienta verso un obiettivo comune di tutto il gruppo pertanto aiuta il bambino a socializzare, può essere quindi adatto per i piccoli più timidi e introversi, mentre lo sport individuale individua una meta del singolo ed è utile a responsabilizzare il soggetto. In entrambi i casi l’attività sportiva è molto efficace nel creare un forte senso di responsabilità verso se stessi e verso gli altri. L’attività fisica è utile perché aiuta i bambini a scaricare le energie accumulate durante la giornata, dalle ore trascorse a fare i compiti a quelle dove sono costretti a stare seduti sui banchi di scuola.

È importante quindi che sia enfatizzato l’aspetto ludico dell’attività sportiva in modo che il bambino associ il divertimento al movimento fisico. Allo stesso tempo avrà modo di imparare: le regole sociali della convivenza, il rispetto degli altri, una sana competizione, la lealtà, il benessere fisico, uno stile di vita attivo, la cura di se stesso, una corretta alimentazione, l’igiene personale, ecc. tenendosi automaticamente lontano da troppe ore dedicate a videogiochi, computer, televisione e vita sedentaria. Se poi manifesterà un talento che lo porterà a svolgere uno sport a livello agonistico, questo lo diranno solo il tempo e la sua perseveranza.

In generale quindi lo sport è una palestra di vita, in quanto aiuta a gestire le emozioni, rafforza l’autostima e rende il soggetto più autonomo. Con il tempo l’attività fisica, in particolare quella agonistica, forma il carattere, l’identità e la personalità di un bambino. Un ruolo fondamentale lo rivestono i genitori che devono sostenere i propri figli, gratificarli quando raggiungono un risultato seppur minimo e incoraggiarli quando invece non forniscono una buona prestazione. Il supporto dei genitori è fondamentale per infondere sicurezza nel bambino e nelle sue capacità durante i periodi critici.

È necessario anche che la famiglia e gli allenatori non spingano il bambino ad assumere comportamenti e atteggiamenti da piccolo campione del tutto arbitrari enfatizzando una competizione diseducativa tra i più piccoli. Nel prossimo articolo proverò a stilare una breve guida per quei genitori che non hanno le idee chiare verso quale sport indirizzare il proprio figlio, mettendo in evidenza le caratteristiche fondamentali sia dal punto di vista fisico sia psicologico delle discipline più praticate.

Il nostro Paese sta attraversando un periodo particolarmente complesso da un punto di vista economico e politico. Su quali basi i cittadini prendono le loro decisioni politiche e sviluppano il loro credo in un partito piuttosto che in un altro? In particolare, che peso hanno i mass media in tutto ciò? La riflessione scientifica sugli effetti della comunicazione di massa sul pubblico degli elettori è assai vasta e ricca di risultati, per lo più contrastanti.

È improbabile che i media siano l’unica causa di un determinato effetto ed il relativo contributo è comunque difficile da quantificare. Pertanto, è opportuno accostare all’influenza dei media quella dell’interazione sociale e della comunicazione del politico, in quanto è dalla somma dell’azione delle tre fonti di comunicazione e informazione politica che prende avvio il processo di influenza che, passando attraverso fattori cognitivi, affettivi, ambientali e culturali, attiva le eventuali modificazioni nella condotta politica a livello di partecipazione e scelta elettorale del cittadino.

Per comprendere meglio tale argomento è utile approfondire lo studio degli effetti politici di carattere psicosociale dell’esposizione come l’agenda setting, il framing e il priming. Riguardo all’agenda setting, i media hanno la possibilità di stabilire cosa è importante che la gente sappia, per il semplice fatto di concedere attenzione a certi eventi e di ignorarne altri. Le storie e i temi che telegiornali e quotidiani selezionano ed evidenziano soprattutto in “prima pagina” diventano salienti anche per i telespettatori e i lettori. Tanto più elevata e costante è l’esposizione del pubblico all’informazione (in questo caso politica), tanto più grande è la loro suscettibilità all’effetto agenda setting. La comunicazione mediata nel definire i temi di rilevanza pubblica gioca dunque un ruolo potente nella strutturazione della realtà sociale per le persone. Le persone apprendono quanta importanza dare alle notizie grazie all’enfasi che i media danno ad esse (Mazzoleni, 2004).

Il framing consiste nell’effetto di incorniciamento che i media fanno di una storia, di un evento, di un personaggio politico, ecc.  Ad esempio, argomentare i vantaggi e/o gli svantaggi di un’azione sono scelte di frame, ossia di inquadramento della posizione che si intende sostenere perché risalti nella luce migliore e più convincente (Cavazza, 2006). Analogamente a quanto avviene nell’agenda setting, si suppone che il pubblico esposto ad un’informazione incorniciata in un determinato modo ne rimanga influenzato nella costruzione della personale visione degli eventi, cioè dei propri frames. D’altra parte non dobbiamo dimenticare che, nel processo di influenza dei contenuti mediali, intervengono anche gli schemi interpretativi delle persone, ossia le strutture cognitive basate su conoscenze o esperienze precedenti, che condizionano l’elaborazione delle nuove informazioni (Mazzoleni, 2004).

Infine, il priming, traducibile con “innesco” o “facilitatore”, richiama l’attenzione su alcuni argomenti ignorandone altri, difatti i temi che sono stati al centro dell’attenzione dei telegiornali, dei giornali radio e dei quotidiani sono quelli che vengono più facilmente richiamati alla memoria dalle persone e sono quindi quelli che hanno un maggiore impatto sui giudizi che queste formulano dei leader e dei partiti. In sostanza, vi è un’attivazione differenziata delle informazioni che costituiscono gli ingredienti del giudizio e della decisione (Cavazza, 2006).

In un contesto di processi comunicativi di vario tipo e di crescente frammentazione, indubbiamente si sta assistendo ad una grande trasformazione attraverso i seguenti strumenti: l’enorme moltiplicazione delle fonti di informazione a disposizione del cittadino, in una sorta di esposizione selettiva; la cyber-politica, dilagante nelle campagne elettorali con l’impiego massiccio di internet, che riguarda anche il giornalismo online; i segnali di un divario culturale sempre maggiore tra i cittadini istruiti che si possono permettere la fruizione totale dei contenuti mediali e i cittadini che si limitano ad ascoltare contenuti ed informazioni di carattere popolare; la diffusione dei canali di comunicazione delle minoranze e la fortuna della web-politics, che creano una circolazione di informazioni molto complessa che spezza il monopolio dei tradizionali mezzi di informazione.

In questo scenario in mutamento, nel caso della ricerca sugli effetti politici, si sta osservando un modello di ricezione dei media che riflette l’estendersi di una cultura pick and choose, un comportamento dettato da esposizioni e scelte casuali ed episodiche da parte dei cittadini (Mazzoleni, 2004). Anche la diffusione dei risultati dei sondaggi può avere effetti indiretti nell’influenzare le scelte dei cittadini. I sondaggi, al di là delle informazioni che danno, assolvono a tre funzioni indirette che hanno a che vedere con la persuasione. La prima è quella di consolidare e rilanciare l’immagine positiva di un determinato candidato e indebolire l’avversario; la seconda riguarda l’induzione di un effetto di agenda setting, cioè di affermare il rilievo di alcune questioni politiche a dispetto di altre; la terza riguarda l’induzione di un consenso vero e proprio tramite i meccanismi dell’influenza maggioritaria.

Quanto detto finora mostra quanto sia importante raggiungere l’attenzione del pubblico e focalizzarla su alcuni elementi a dispetto di altri. Di fronte alla difficoltà di catturare l’attenzione delle persone sulle trasmissioni di argomento politico, soprattutto di coloro che sono meno coinvolti dal tema e quindi con opinioni meno definite, la propaganda politica si è orientata sempre di più ad utilizzare lo spot. Quest’ultimo inteso come tipico strumento commerciale, collegato alla diffusa demotivazione delle persone ad impegnare risorse cognitive rilevanti per l’elaborazione di contenuti percepiti come sempre più complessi (Cavazza, 2006). In conclusione, fino a che punto è accettabile che si utilizzino tecniche di persuasione per convogliare su un determinato politico i voti della gente? E se per ipotesi tutto fosse lecito, allora sta a noi informarci, conoscere quali strumenti mediatici vengono utilizzati e calibrare ogni singola scelta. D’altra parte ne va del nostro futuro.

Gatto_1Si sente dire spesso che le separazioni e i divorzi sono in aumento, allora in che modo così tante persone si adoperano per superare questi periodi di crisi e di sofferenza? C’è chi si butta a capofitto nella vita mondana ed esce tutte le sere, chi si cimenta subito in un’altra relazione (il classico chiodo-scaccia-chiodo), chi preferisce frequentare tanti partner diversi, chi invece si chiude in sé e si isola dal mondo esterno non uscendo mai, chi parte per un viaggio, chi non si dà per vinto e dedica tutto il suo tempo alla riconquista del partner, chi cerca di capire perché l’amore è finito, e chi adotta un animale (in particolare un cane o un gatto).
In realtà la molla che porta all’adozione di un animale non è solo una rottura sentimentale, ma spesso è la condizione di singletudine che invoglia a cercare una compagnia che non sia umana. Sono tantissimi i single che decidono di prendere con sé un animale. Possedere un animale normalmente crea una condizione in cui ci si sente responsabili e si è portati ad occuparsi di un altro essere vivente: si sente di avere un altro scopo oltre se stessi e di avere qualcuno con cui scambiare coccole e tenerezze.
Non si pensa solo per uno, ma per due o più in base a quanti animali si posseggono. Ad esempio si fa la spesa pensando a ciò che serve per l’animale, al suo cibo preferito, all’osso da rosicchiare, al topolino meccanico da rincorrere, alle crocchette come premio speciale, ecc. In sostanza, si è portati ad evadere da una visione incentrata su se stessi per dedicarsi ad altro.
L’idea di avere uno scopo nella quotidianità, e più in generale nella vita, e di sentirsi utili per qualcuno crea una sensazione di benessere. Questo atteggiamento è positivo a patto che non si perdano di vista la realtà e la necessità di comunicare e di socializzare. Il rischio infatti è che qualcuno possa isolarsi in una sorta di idilliaco rapporto affettivo in cui l’animale dà amore in modo incondizionato. Questo spesso è il punto più sensibile per chi è single ed in particolare per le donne: la carenza d’affetto.
Per queste persone la gioia di tornare a casa ed essere investite dalle feste di un cane o essere accolte dalle fusa di un gatto colma tante mancanze o delusioni sentimentali. Il legame di attaccamento che si instaura tra uomo e animale può variare anche a seconda del tipo di animale domestico che si possiede. Tra gli animali adottati si trovano di solito: cani, gatti, uccellini, pesci, criceti, conigli, ma anche iguane e tartarughe.
L’interazione con un cane o un gatto è sicuramente diversa rispetto agli altri animali. Generalmente si associa al cane la fedeltà, mentre al gatto l’indipendenza e la ruffianeria. Queste caratteristiche variano poi da razza a razza: c’è il gatto particolarmente affettuoso e quello più solitario, c’è il cane più aggressivo e quello più dolce. Anche gli animali hanno il loro carattere e bisogna trovare quello che meglio si adatta al proprio.
È importante non dimenticare che il senso di solitudine che accompagna alcuni single, fa parte anche della vita degli animali. Essi soffrono la mancanza del padrone, per cui prima di prenderne uno è importante non pensare solo a se stessi, ma anche al tempo che gli si può dedicare. Se si passa gran parte della giornata fuori casa, una soluzione potrebbe essere quella di adottare più animali affinché si facciano compagnia.
Se si desidera ricevere molte coccole ed una continua attenzione allora è meglio optare per un cane che manifesta il suo affetto in modo più festoso, mentre se si preferisce avere maggiore indipendenza allora forse è meglio scegliere un gatto. Anche le dimensioni dell’animale devono essere valutate: prendere un cane di grossa taglia se si ha un appartamento non è tanto consigliabile, a meno che non si abbia voglia di fare frequenti e lunghe passeggiate.
Adottare un animale deve essere una scelta ben ponderata che sarà sicuramente ripagata con un grande amore incondizionato. D’altra parte sono tanti i libri che narrano storie vere ai limiti dell’incredibile sul rapporto d’amore che si instaura tra l’animale e l’uomo. Chi ha il tempo da dedicare ad un animale e lo spazio adeguato per tenerlo potrà dire di aver provato un nuovo tipo di amore, ma che deve lasciare spazio e fiducia nel poter trovare una relazione stabile. E chissà che il successo in questo caso sia anche merito dell’animale che ha contribuito a far recuperare serenità e fiducia in se stessi.

L’amore è un sentimento che si prova immediatamente oppure la consapevolezza di aver trovato la persona "giusta" nasce con il tempo?

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10 Ottobre 2007 at 00:37 e taggato , , , , ,  | Commenti & Trackbacks (9) | Permalink