Tutto l’anno si è in attesa di prendersi una pausa dagli impegni quotidiani e di partire per le sospirate ferie. Molto spesso però non si è a conoscenza del fatto che potrebbero insorgere inaspettati problemi potenzialmente deleteri per il risultato positivo della vacanza.

Tutte le più comuni paure che si vivono nel quotidiano possono peggiorare in vacanza oppure, se normalmente non si soffre di alcuna fobia in modo particolare, la vacanza può essere l’occasione affinché questa possa emergere prepotentemente. Quando si opta per una meta lontana è frequente preferire come mezzo di trasporto l’aereo, ma moltissime sono le persone che hanno paura di volare. Per il fobico prendere l’aereo è una vera e propria tortura, a volte rinuncia alla vacanza a priori, in altri casi parte ma per tutto il volo è angosciato e non vede l’ora di toccare terra.

Ci sono molte altre fobie che si possono scatenare durante le vacanze (Cantelmi, Corriere della Sera, 25 luglio 2014) ed una di queste è la paura del mare o dei laghi (talassofobia e limnofobia). Sono comuni le forme moderate che consistono nella paura di acque profonde in generale, ma anche dell’annegamento. La fobia in questi casi scaturisce quando l’acqua è profonda o quando è molto torbida e non si vede il fondale (come nei laghi). Una delle principali cause di questo tipo di fobia è sicuramente un trauma subito generalmente da piccoli a contatto con l’acqua. Molto spesso le persone che soffrono di questo tipo di fobia non sanno nuotare e nei casi più gravi non riescono nemmeno a mettere la testa sott’acqua, ma rimangono dove si tocca immergendo il proprio corpo a malapena fino alle ginocchia.

Un’altra fobia è legata all’igiene (rupofobia, paura dello sporco). L’attenzione all’igiene può sfociare in crisi fobiche laddove la persona con tratti già ossessivi su questo aspetto, si trova in situazioni dove la pulizia è più difficile da controllare, come ad esempio nei campeggi, in agriturismi molto semplici o comunque in strutture particolarmente spartane.

Sempre in luoghi che si trovano a contatto con la natura può sfociare un’altra fobia: la paura degli insetti (entomofobia) o in particolare dei ragni (aracnofobia). Essa può presentarsi in vari livelli di intensità, dal disgusto alla forma più forte di repulsione, fino a un livello di incontrollabile orrore che porta ad attacchi di panico, fuga e altre reazioni fuori della lucidità. In alcuni casi anche una foto o un disegno molto realistico di un insetto o di un ragno possono provocare la paura.

Altra fobia legata alla natura è la paura dei serpenti (ofidiofobia). Essa è la paura morbosa degli ofidi (l’ordine dei rettili apodi che comprende tutti i serpenti) e, talora, delle forme serpentine in generale. La fobia può presentarsi con carattere irrazionale, eccessivo o persistente. Si possono generare delle condotte di evitamento, come ad esempio evitare di camminare in qualsiasi zona in cui questi rettili possono nascondersi facilmente, perfino nelle regioni dove è esclusa con assoluta certezza la presenza di ofidi.

Altre fobie sono legate alla paura dell’altezza o alla vastità dell’ambiente. Probabilmente la persona non sa di soffrirne finché non si trova nella situazione con determinate caratteristiche. Ad esempio, durante un percorso di montagna deve camminare lungo un sentiero che costeggia un dirupo oppure si trova a visitare delle rovine storiche in luoghi scoscesi e dai quali affacciandosi si ha la sensazione del vuoto. La persona a quel punto può anche decidere di evitare di visitare molti posti limitando drasticamente la sua vacanza.

Una fobia molto frequente è associata a provare un grave disagio in ampi spazi aperti o affollati (agorafobia). Questa fobia può emergere ad esempio durante una visita in qualche città d’arte dove i turisti sono molti e tutti concentrati a visitare i monumenti storici in determinate aree della città.

Altra fobia è legata al proprio corpo nudo e si definisce gimnofobia. Essa è definita come una paura persistente, anormale e ingiustificata della nudità. Coloro che hanno questa fobia temono sia di essere visti nudi sia di vedere altre persone nude, persino in quelle situazioni in cui la nudità è socialmente accettabile. Possibili cause di questa fobia trovano riscontro nelle insicurezze legate alla bellezza del proprio corpo rispetto agli standard dettati dalla società oppure nell’ansia sul piano sessuale.

Infine, in vacanza può svilupparsi una fobia “curiosa” e “innovativa” legata al mondo di internet: la paura di non essere popolari sui social e di essere ignorati sul web. La persona che durante l’anno mostra foto di sé sui social sempre perfette, ha timore di non ricevere più apprezzamenti positivi una volta vista in un’altra veste o peggio ha paura di essere dimenticata laddove non inserisca più foto su qualche social. Questa paura spinge la persona a postare continuamente foto e commenti fino a rischiare di compromettere la vacanza.

In tutti i casi sopra citati, se ci si organizza per tempo, la psicoterapia può fare molto. E comunque, la comparsa di queste fobie in certe persone, soprattutto in un periodo che invece dovrebbe essere caratterizzato da relax, divertimento, curiosità e scoperta, indica quanto queste siano troppo legate in modo meccanico alla loro routine quotidiana. Questa ripetitività può annoiare, ma per molte persone è una sicurezza, che se viene a mancare, destabilizza l’equilibrio quotidiano sfociando in un malessere che trova la sua manifestazione nella fobia.

La pornografia è un mondo che non conosce crisi, ma cosa accade quando sono gli adolescenti a farne uso? In primo luogo la pornografia svolge un ruolo particolare nel processo di conoscenza ed esplorazione della sessualità. L’esposizione ad immagini pornografiche in adolescenza può guidare verso un certo tipo di comportamenti e atteggiamenti che saranno più evidenti in età adulta.

Secondo la Società Italiana di Andrologia Medica e Medicina della Sessualità (SIAMS) (2011) già a 14 anni gli adolescenti cominciano a frequentare i siti pornografici. Non dimentichiamo infatti quanto Internet abbia contribuito all’espansione del prodotto hardcore sul mercato. Attraverso la rete i giovani possono fare esperienza di sesso interattivo anche grazie alle chat e ciò con l’andare del tempo comporterebbe una deprivazione delle basi che permettono di maturare sessualmente. Il sesso perderebbe il suo aspetto affettivo legato alla relazione con un partner creando assuefazione con le immagini porno. In particolare è stato evidenziato che l’eccesso di pornografia può causare anoressia sessuale, soprattutto se questo interesse è coltivato fin dall’adolescenza. L’anoressia sessuale è caratterizzata dall’assenza del desiderio di fare l’amore e dalla mancanza di fantasie erotiche e degli stimoli fisici legati alla sessualità.

Coloro che frequentano con più assiduità i siti porno sono i maschi: il 3,9% ha meno di 13 anni e il 5,8 fra 14 e 18 anni. La percentuale raddoppia fra 19 e 24 anni (10,6%) e poi fra 25 e 34 anni (22,1%), fino a raggiungere il picco fra 35 e 44 anni. Dopo i 45 anni comincia a ridursi (21,1%) e scende ulteriormente dopo i 55 anni (12%). I ricercatori della SIAMS (2011) sono arrivati a queste conclusioni attraverso un’indagine che ha coinvolto un campione di 28.000 frequentatori di siti pornografici, su un totale di 7,8 milioni di italiani.

Solitamente il giovane apre un sito porno per curiosità, ma poi questo comportamento si trasforma in una consuetudine che porta a visualizzare foto e video sempre più forti. Il rischio è che l’adolescente si chiuda in questo mondo erotico virtuale e tragga soddisfazione solo attraverso queste immagini, arrivando a perdere il senso del rapporto di coppia. Questo perché l’adolescente tenderebbe a dare enfasi ad un tipo di sesso impersonale, consolidando un’immagine di sessualità estranea a qualsiasi tipo di relazione ed escludendo così la partecipazione empatica (Bonino e Rabaglietti, 2008).

Il problema non riguarda solo gli adolescenti, ma anche gli adulti perché in generale il consumo di pornografia desensibilizza il consumatore dallo stimolo sessuale e lo porta a cercare prodotti sempre più hard (Gines, 2010). Si è detto che la rappresentazione pornografica viene cercata dai giovani anche per acquisire informazioni circa le modalità di praticare il sesso. Con ciò non si vuole affermare che la pornografia è educativa, ma probabilmente i giovani la usano per  avvicinarsi al sesso con meno timore.

Allora è giusto affermare che la pornografia è diventata la forma principale di educazione sessuale dei giovani? Secondo Naomi Wolf, una sociologa americana, tra i giovani non vi è più il corteggiamento, ma piuttosto la ricerca di una soddisfazione di un bisogno fisico senza ulteriori successivi coinvolgimenti emotivi. Oltre alla svogliatezza di stabilire legami duraturi, sono molti gli adolescenti che, attraverso social network, email o cellulare, si scambiano immagini in cui sono nudi o si mostrano in pose provocanti. Sempre secondo la Wolf un motivo risiede nella visione indiscriminata di immagini porno che mostra solo rapporti sessuali veloci, meccanici e indiscriminati.

Per altri studiosi la pornografia è il viatico per comportamenti sessualmente aggressivi. Se è vero che la pornografia ha effetti sul comportamento aggressivo di quegli adulti che presentano atteggiamenti di ostilità e impersonalità nella relazione sessuale, l’adolescenza è proprio il momento in cui questi atteggiamenti si strutturano e si consolidano. Allora ecco che la pornografia diventa un fattore di rischio per il comportamento sessuale aggressivo soprattutto per le persone che manifestano: mascolinità ostile, cioè una costellazione di tratti quali insicurezza, ostilità per le donne e piacere nel loro dominio, controllo e umiliazione; sesso impersonale, con un atteggiamento disimpegnato, ludico e privo di coinvolgimento nei confronti dell’attività sessuale. La pornografia, anche quando non è violenta, ha su alcune persone un pessimo effetto perché rinforza determinati atteggiamenti negativi (Bonino e Rabaglietti, 2008).

L’adolescenza di oggi, con il suo modo di rapportarsi alla sessualità, diventa l’emblema di una società che ha sempre fretta e che non ha la pazienza di coltivare i rapporti umani. C’è allora da chiedersi: ci sono ancora i giovani che sognano l’amore romantico oppure si va verso un appiattimento dei sentimenti e delle emozioni sacrificate in nome dell’immagine spavalda e all’avanguardia che gli adolescenti vogliono dare ai loro coetanei?

  Le fantasie voyeuristiche sono piuttosto comuni negli uomini ma in genere non giustificano una diagnosi. Di fatto il voyeurismo comporta un intenso e ricorrente desiderio di raggiungere la gratificazione sessuale attraverso l’osservazione di altre persone mentre sono svestite o impegnate in attività sessuali.

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31 Agosto 2009 at 12:00 e taggato , , , , , , , ,  | Commenti & Trackbacks (1) | Permalink

 

La strategia comunicativa delle pubblicità è quella di generare persuasione facendo leva sui meccanismi dell’attrazione e della seduzione da una parte e sul bisogno di omologazione dall’altra. Si propongono modelli nei quali il consumatore si deve identificare o deve desiderare di possedere ed è fin troppo evidente l’effetto che un corpo nudo di donna fa sul pubblico maschile e femminile. L’immagine femminile attrae l’uomo ma anche le donne perché in essa si possono identificare. I pubblicitari studiano bene le campagne di marketing: il consumatore si deve appropriare del prodotto in modo simbolico e deve soddisfare bisogni anche essi simbolici che poi, in realtà, non vengono appagati dal prodotto in sé. Per attrarre l’attenzione il più possibile si fa ricorso all’immagine allusiva del gesto erotico. Ci si basa su una psicologia che guarda all’istinto. Il nudo è usato anche in modo decontestualizzato e si assiste ad una strumentalizzazione dell’immagine femminile a fini commerciali che va contro tutti i principi dell’emancipazione femminile. Ci si trova di fronte a un’involuzione culturale, si crea uno stereotipo della donna che deve sempre sedurre, deve essere sempre fisicamente perfetta. Si perde l’idea della donna emancipata e trionfa il binomio "o in cucina o a letto", "angelo del focolare o seduttrice". La percezione diffusa è che si debbano conquistare gli uomini in questo modo. Che una donna possa essere vincente grazie al corpo. Con questo continuo martellamento mediatico che propone una bellezza da mostrare sempre, l’universo femminile resta ancorato all’ossessione dell’aspetto fisico. Come uscirne?

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