È boom dei socialnetwork tra gli adolescenti. Ormai quasi tutti i giovani usano Whatsapp e si collegano ad Internet non più tramite il computer, ma con lo smartphone. Non ci sono orari definiti per chattare, anzi valgono anche le ore notturne. La quasi totalità degli adolescenti ha Internet sempre a portata di mano, in qualunque momento della giornata. E Internet, salvo qualche eccezione, si associa ai social network. Ormai non solo gli adolescenti, ma anche i preadolescenti alla soglia delle scuole medie utilizzano i social per comunicare. Essi usano con grande dimestichezza: Facebook, Whatsapp, Instagram, Ask.

Questo utilizzo di Internet nasconde i suoi rischi - Indubbiamente questo utilizzo smodato e spesso incontrollato di Internet nasconde i suoi rischi, infatti da un’indagine nazionale della Società Italiana di Pediatria su giovani di terza media emerge che: “il 15% degli intervistati ha dichiarato di aver postato un proprio “selfie” provocante, percentuale certamente sottostimata se si considera che il 48% dello stesso campione afferma contemporaneamente di avere amici e compagni che postano selfie provocanti. Tra gli altri comportamenti a rischio il 19% ha dato on line il telefono, il 16,8% ha inviato una foto, il 24,7% ha rivelato la scuola che frequenta, l’11,6% si è incontrata con lui, il 5,2% ha accettato proposte di sesso online. E se all’87,6% piace internet perché si può stare in contatto con gli amici, per il 60,2% internet è addirittura irrinunciabile” (La Stampa, 24 settembre 2014).

Il bisogno primario è collegarsi alla Rete - Il fatto che gli adolescenti ormai usino il cellulare per connettersi ad Internet, rende difficile per un genitore rendersi conto di quanto tempo spende suo figlio in rete. Infatti, non solo i giovani chattano fino a tardi la sera, ma ormai il loro primo pensiero al mattino è collegarsi sui social. Online i giovani mostrano vari aspetti di se stessi, da quello puramente estetico a quello relazionale ed infine creativo. Sperimentare, mettersi in gioco con diverse realtà serve loro come compito evolutivo per diventare adulti. Ecco perché la foto del profilo, simbolo della propria identità virtuale, cambia così spesso.

Genitori possono limitare i comportamenti rischiosi - Le risorse che hanno i genitori per prevenire comportamenti a rischio sono: il dialogo, l’ascolto, l’etica comportamentale. Come deve comportarsi un genitore davanti ad un uso così smodato di Internet del proprio figlio? Prima di tutto deve essere capace di cogliere eventuali segnali di malessere. Se in generale i giovani non sentono di essere eccessivamente controllati, possono aprirsi con i genitori quando ne sentono la necessità. Ad ogni modo è bene sempre prestare attenzione a determinati comportamenti: se il giovane rimane chiuso in camera per ore, è depresso, è taciturno, ha un calo del rendimento scolastico, è possibile che questi comportamenti possano avere un collegamento con l’utilizzo dei social.

È importante trasmettere il valore della privacy ai propri figli - Ciò significa far comprendere che se anche in rete si può pubblicare qualsiasi cosa, molto spesso ciò che viene postato non si può cancellare o almeno non definitivamente. Imparare il concetto di privacy diventa quindi basilare. Il giovane deve avere rispetto per sé e per gli altri. Ciò renderà la navigazione più sicura, ma farà sì che i giovani imparino un valore importante dell’educazione. È poi fondamentale parlare insieme ai figli, motivando le proprie ragioni e facendo degli esempi, di cosa si può inviare, postare e condividere sui social. In questo senso è particolarmente rilevante sia il problema del mettere foto provocanti di sé in rete sia quello del sesso online. Non dimentichiamo che in un clic due persone collegate ad Internet possono entrare in contatto. Dietro lo schermo ci possono essere adolescenti che improvvisano spogliarelli, ma dietro falsi profili si possono nascondere anche adulti.

Internet può essere anche una grande risorsa – D’altra parte Internet può essere anche una grande risorsa se si riesce a prenderne il meglio. Si possoni leggere e imparare molti argomenti sconosciuti. Si possono raccogliere informazioni sulle proprie passioni nella vita reale e si possono scoprire nuove attività da fare. La rete e tutto ciò che di nuovo fa scoprire possono essere un interessante argomento di dialogo con i propri figli.

Ogni giorno i genitori scattano ai propri figli decine di foto che li ritraggono mentre fanno la pappa, giocano a pallone, spengono le candeline della torta di compleanno, fanno castelli di sabbia al mare, ecc. Insomma non è necessario un motivo particolare per fotografare i propri figli; d’altra parte con i cellulari attuali è tutto più facile e si ottengono anche immagini che hanno un’ottima definizione.

A questo punto i genitori possono scegliere più strade: tenere per sé le foto dei figli per riguardarsele di tanto in tanto o al massimo condividerle con i parenti più stretti attraverso l’invio di messaggi oppure pubblicare le foto su qualche social a cui sono registrati per condividere con amici e conoscenti i progressi e le evoluzioni dei loro piccoli. A questo punto si pone la domanda: è giusto pubblicare sui social le foto dei propri figli? Sono moltissimi i personaggi famosi che postano sui loro profili social (Facebook, Instagram, Twitter) immagini o video dei loro figli intenti a svolgere le più disparate attività quotidiane oppure semplicemente in posa con i genitori. Altri più riservati postano immagini del figlio di spalle o al massimo di profilo così da non renderlo riconoscibile. Altri ancora che hanno figli sufficientemente grandi, chiedono il loro parere sull’inserimento di immagini online.

Ma quali problemi potrebbero sorgere dalla pubblicazione di foto di minori in Rete? Uno dei rischi maggiori è che queste foto possano essere modificate e inserite in siti pedopornografici o usate come materiale di scambio tra pedofili. Inoltre le immagini che vengono pubblicate contengono molte informazioni, più di quante si possano immaginare. Basti pensare alla geolocalizzazione, la funzione che registra le coordinate geografiche di tutti i contenuti condivisi sui social. In fondo postare una foto sui social network è come metterla a disposizione del mondo.

Su Facebook è possibile anche scegliere di condividere le proprie immagini solo con gli “amici” tramite impostazioni di privacy più restrittive. Il rischio che la foto possa girare in Rete rimane comunque. Molti genitori però, forse per un istinto di protezione, preferiscono non condividere le immagini dei loro figli sui social, ma piuttosto aspettare l’età in cui i bambini o adolescenti potranno dire la loro su questo aspetto e dare o meno il loro consenso. In effetti è giusto anche tutelare la privacy dei propri figli i quali non è detto che un domani siano d’accordo nel vedere pubblicate foto che li ritraggono anni prima mentre facevano smorfie o erano in atteggiamenti buffi che poi rimarranno in Rete.

A livello psicologico questo uso smodato dei social senza censure, dimostra quanto passi in secondo piano il piacere di condividere solo con i parenti e gli amici più stretti determinati aspetti della propria vita, rispetto alla voglia di mostrare, come su un palco, ciò che invece si ha di più prezioso. Le soluzioni alternative, laddove gli incontri di persona non siano possibili o poco frequenti, possono essere: l’uso della posta elettronica per inviare le immagini dei propri pargoli, le videochiamate tramite Skype e perché no, l’invio tramite posta di qualche foto stampata ai propri cari.

In una società dove molto è apparenza, forse quando sono coinvolti i minori e la loro immagine è meglio fare un passo indietro ed evitare di sovraesporli quando ancora non ne possono essere nemmeno consapevoli. Piuttosto è bene proteggerli da tanta visibilità e lasciare che siano loro a scegliere come regolarsi una volta cresciuti. E se fossero loro poi un domani a postare immagini di noi adulti in atteggiamenti buffi, intimi o poco presentabili, come la prenderemmo?

Selfie: “Fotografia fatta a se stessi, solitamente scattata con uno smartphone o una webcam e poi condivisa sui social network”. È questa la definizione che l’Oxford Dictionary dà di un tormentone sociale e mediatico degli ultimi anni, divenuto virale nel 2013, il selfie, l’autoscatto ai tempi di Facebook e Instagram. La moda è tanto diffusa da convincere i redattori del dizionario più famoso al mondo (con la complicità di un algoritmo che ne ha verificato la ridondanza) che selfie sia proprio la parola più dirompente, utilizzata e nuova del 2013 (Corriere della Sera, 19 novembre 2013).

Facendo un passo indietro nel tempo, in particolare agli inizi del ’900, pare che sia stata la granduchessa russa Anastasia Nikolaevna, la prima ad avere l’idea di scattarsi una foto girando la sua nuova e fiammante Kodak Brownie verso lo specchio in cui si stava riflettendo la sua immagine. Tornando ad oggi, la tendenza è di fotografare anche solo alcune parti del corpo come le mani e i piedi oppure dettagli del volto oltre alla figura intera.

Il selfie è il fenomeno di questi ultimi due anni. L’esempio più famoso, e peraltro il più condiviso di sempre su Twitter (è stato ritwittato 80mila volte in tre minuti e quasi un milione nel giro di un’ora), è il selfie delle star di Hollywood scattato durante la notte degli Oscar 2014 dalla presentatrice Ellen Degeneres.

Proviamo allora a capire cosa c’è dietro questa mania. Chi usa in modo eccessivo l’autoscatto sui social network postando le proprie foto condivide moltissimi aspetti anche intimi della propria vita, ma quando sono gli adolescenti a farlo rischiano di dare troppa importanza a questa modalità di condivisione fino a credere che sia fondamentale per creare e mantenere rapporti di amicizia. Pubblicare selfie tende a soddisfare un proprio bisogno narcisistico di apparire ed essere visti dagli altri, dal momento che le fotografie ritraggono il soggetto durante la sua quotidianità.

Eccedere in tal senso però può diventare un problema. Infatti l’American Psychological Association ha riscontrato l’insorgere di una nuova patologia legata all’ossessione per i selfie. Questa patologia prende il nome di “Selfitis” e sta ad indicare un vero e proprio bisogno ossessivo-compulsivo di scattare foto a se stessi per pubblicarle poi sui social network. Questo comportamento celerebbe gravi carenze di autostima e comunque problemi legati all’intimità della persona. Gli individui infatti, anche tramite Facebook, Twitter, Instagram o altri social network, tendono a distorcere la realtà riguardante la propria vita, pubblicando foto, commenti e stati d’animo che danno una certa immagine di sé agli altri. Allo stesso tempo queste persone sono sempre in attesa dei commenti adulatori degli altri e dei “like” ad una loro foto.

Un esempio eclatante di dipendenza da selfie (selfie addict) è stato quello di Danny Bowman, un ragazzo così ossessionato dagli autoscatti da arrivare a tentare il suicidio. Danny ha iniziato a 15 anni e dopo 4 anni, all’età di 19 anni dedicava 10 ore al giorno alla ricerca dello scatto perfetto. Ben 200 scatti al giorno dal suo inseparabile smartphone. L’ossessione aveva raggiunto livelli tali da indurlo ad abbandonare la scuola. Una parabola discendente culminata con il tentativo di suicidarsi sventato dalla madre del ragazzo. In un’intervista al Mirror, Danny ha dichiarato: “Ero sempre alla ricerca del selfie perfetto e quando ho capito che non ci sarei mai riuscito ho desiderato la morte. Questa ossessione mi ha portato via gli amici, la scuola, la salute e quasi la mia vita” (…).“La gente non si rende conto che quando posta una propria immagine su internet può finire fuori controllo. Ero entusiasta quando avevo commenti positivi, ma distrutto quando avevo qualche critica” (Mirror, 23 marzo 2014).

L’esempio di Danny deve essere un monito per tanti giovani: è facile restare vittima del bisogno dell’approvazione altrui e quando questa manca, gli effetti sono devastanti. Si parla di selfie addict proprio perché si tratta di una vera e propria dipendenza come quella legata alla droga, all’alcool e al gioco d’azzardo.

Per questo motivo è importante rendersi conto che non bisogna valutare il proprio aspetto solo tramite il giudizio altrui, poiché si corre il rischio di dare troppo peso alle critiche o di crearsi delle aspettative che poi saranno inevitabilmente disilluse. A tale scopo è fondamentale fare riferimento alle proprie capacità e risorse per vivere con un sano equilibrio interiore e una buona dose di autostima. Laddove poi ci si rendesse conto di avere bisogno dell’approvazione altrui per piacersi, allora bisogna fermarsi e capire le origini di tali insicurezze per colmarle e per valorizzare se stessi per come si è, senza voler necessariamente apparire come invece gli altri si aspettano.

Cellulare e computer isolano gli adolescenti oppure migliorano le loro relazioni sociali? In passato i giovani usavano la carta da lettere, i bigliettini o il telefono fisso per comunicare, oggi invece manifestano le loro emozioni attraverso mezzi di comunicazione tecnologici che forse tolgono un po’ di romanticismo alle relazioni, ma probabilmente sono più efficaci e immediati. Molti pensano che ciò abbia un effetto negativo sui ragazzi e che alla fine questi rapporti virtuali vadano a sostituire quelli reali. Una recente ricerca (Lancini e Turuani, 2012) suggerisce che queste modalità di comunicazione siano in realtà utili punti di riferimento nel periodo complesso dell’adolescenza (Corriere della Sera, 28 giugno 2009).

Il cellulare ad esempio per un adolescente è come un diario, l’evoluzione moderna dei segreti che un tempo venivano scritti su una pagina. Perderlo significa perdere parte di un mondo fatto di ricordi, di messaggi, di fotografie. Inoltre attraverso l’uso del cellulare molti genitori possono placare molte ansie e preoccupazioni perché i figli dovrebbero essere quasi sempre rintracciabili. Usare il cellulare attraverso l’invio di sms oppure tramite messenger può anche aiutare chi soffre di timidezza a comunicare più agevolmente o comunque a mantenere più facilmente i contatti sociali. Il problema sorge quando l’uso del cellulare diventa una dipendenza (In Europa, 5 ottobre 2009).

A questo proposito il New York Times parla di adolescenti “iperconnessi”, cioè che passano la maggior parte del loro tempo usando smartphone, computer, televisione, parlando al cellulare o inviando sms. In pratica, ragazzi dagli 8 ai 18 anni trascorrono circa 12 ore al giorno usando mezzi di comunicazione multimediale. La sera o addirittura negli orari notturni i giovani scaricano musica o film (La Repubblica, 21 gennaio 2010).

I dati di un’indagine della Società Italiana di Pediatria sugli adolescenti mostrano che nel 2000 soltanto il 37% dei giovanissimi aveva in casa un computer, nella grande maggioranza senza collegamento internet; nel 2010 il 97% aveva un pc a casa e si collegava tutti i giorni. Alcuni sociologi ritengono che le paure di un isolamento dei giovani da parte dei genitori sia infondato. Anzi, i ragazzi di oggi “iperconnessi” sarebbero i più estroversi e con maggiori contatti sociali. Inoltre, i quozienti intellettivi di questa generazione sarebbero più alti di quelli delle generazioni precedenti, difatti i giovani sono capaci di moltiplicare le loro abilità grazie all’avanzamento delle tecnologie (Lancini, 2012).

Ma questa moltiplicazione di abilità, definita anche multitasking, il fare mille cose contemporaneamente come studiare ascoltando musica e chattando con gli amici, camminare mandando sms, come sta cambiando i processi cognitivi e l’uso dell’intelligenza? Si è visto come nel 2008 su 100 famiglie con almeno un ragazzo minorenne, il 51% si collega a internet ogni giorno e il 16,7% lo fa più di 3 ore al giorno. Inoltre, il 75% utilizza chat e messenger, l’80% usa di frequente youtube, il 22% ha inviato un filmato, il 41% ha un suo blog, il 50% è iscritto su facebook. Infine, il 54% ha il pc in camera e il 21,7% naviga in internet prima di addormentarsi (La Repubblica, 21 gennaio 2010).

Il problema principale è la concentrazione: i ragazzi sono bombardati da informazioni e spesso non sono in grado di selezionarle. Da una parte poi hanno la scuola che insegna un tipo di apprendimento basato sull’approfondimento e lo studio, dall’altro c’è internet che invece fornisce la possibilità di accedere in tempo reale alle più disparate informazioni rimanendo però spesso ad un livello superficiale (La Repubblica, 21 gennaio 2010). Il problema serio sopraggiunge quando il giovane non utilizza la tecnologia per i suoi fini specifici, ma per impersonare un personaggio diverso da quello che è nella vita reale oppure per trascorrere la maggior parte del tempo giocando con i videogiochi.

Il rischio più grande è che gli adolescenti non sappiano gestire questa tecnologia e tendano ad isolarsi sempre di più, facendo una vita sedentaria che li porti ad avere anche problemi di sovrappeso. Inoltre, l’esposizione a contenuti riservati ad adulti in televisione e su internet ha portato questa generazione a vivere il sesso in modo molto precoce e spesso senza le dovute informazioni.

Allora il punto focale è che i giovani imparino a sfruttare al meglio questi strumenti senza soccombere ad essi: tramite la tecnologia si può vivere meglio, ma senza diventarne schiavi. È importante quindi che la vita di un ragazzo sia ricca e piena di relazioni vere che gli riempiano la giornata. E allora ben vengano piccoli spazi del suo tempo dedicati ad inviare sms, email o a vedere il proprio profilo su facebook, ma senza che questi vadano a sostituirsi alla realtà. D’altra parte, la tecnologia, anche quella più avanzata, non potrà mai competere con il piacere che può regalare un pomeriggio trascorso con gli amici a scambiare quattro chiacchiere, una risata sincera con il migliore amico o una passeggiata mano nella mano con il partner.

Domanda – Sono una persona che al momento dovendo affrontare una situazione postuma ad un’attività commerciale andata male, ha ovviamente preoccupazione. Quindi potremmo dire ansia “normale”? Le chiedo se secondo Lei ciò rientra in uno stato mentale nella norma e quindi non necessitare di un percorso psicoterapeutico. Se fosse così gentile da “illuminarmi”. RingraziandoLa di cuore, Le auguro ogni bene.

Risposta – Gentile lettore, le difficoltà economiche hanno toccato e stanno coinvolgendo moltissime persone in questo periodo di crisi. È normale che ciò si viva con ansia e preoccupazione, soprattutto se si sono intraprese attività economiche a proprio carico, se si ha una famiglia, dei figli, ecc.. L’incertezza del guadagno e delle possibilità di sostentamento, sono tutti fattori che generano una profonda incertezza su cosa accadrà nel proprio futuro. D’altra parte l’ansia è un’emozione di base, che comporta uno stato di attivazione dell’organismo e che aumenta quando una situazione viene percepita soggettivamente come pericolosa. Solitamente l’ansia si traduce in una tendenza immediata all’esplorazione dell’ambiente, nella ricerca di spiegazioni, rassicurazioni, vie di fuga, e in una serie di fenomeni neurovegetativi come l’aumento della frequenza del respiro, del battito cardiaco, della sudorazione, vertigini, ecc.. Un percorso psicoterapeutico le sarebbe utile laddove le motivazioni del fallimento della sua attività commerciale risiedano in fattori legati per esempio alla sfera privata, al suo modo di rapportarsi agli altri, ad eventi che l’hanno distratta dai suoi impegni e che lei non ha potuto o saputo gestire. Se invece l’ansia deriva esclusivamente da problemi economici la psicoterapia potrà da una parte supportarla in questo periodo complicato, ma non le risolverà il problema.

Domanda  – Sono Maura una ragazza di 24 anni  vorrei sapere quanto è grande per una donna lo sforzo fisico del parto? È davvero il più grande della vita come si legge in alcuni racconti?  Ho sentito dire che in alcuni corsi preparto si simulano le spinte; vorrei sapere se serve davvero e se durante la simulazione le future mamme si sforzano davvero o serve solo per provare la posizione? Grazie! Maura

Risposta – Cara Maura, il dolore fisiologico del parto varia da donna a donna, tuttavia è vero che è indicato come particolarmente intenso. Esso è intervallato da scariche di endorfine, che lasciano il tempo per pause riposanti che permettono anche di fare un pisolino tra una contrazione e l’altra per riprendere le energie. Il dolore è molto forte, ma è anche associato ad un evento meraviglioso, la nascita di un figlio, e non a qualcosa di patologico come di solito avviene quando si soffre. È infatti l’unico dolore che non è sintomo di malattia. Appena la donna ha partorito naturalmente, il dolore termina immediatamente e con il passare dei giorni viene dimenticato, lasciando spazio solo a ciò che c’è di bello nel mettere al mondo un bambino. Per quanto riguarda le attività del corso pre-parto sono molto utili perché servono ad arrivare psicologicamente preparate al momento del parto, a comprendere meglio cosa accade al proprio corpo durante la gravidanza e agli eventi successivi, ad essere meno vulnerabile e a tenere più sotto controllo la tensione e lo stress nel momento opportuno.

Domanda – Le scrivo perché non so più come gestire la situazione. Non so che fare. Ho litigato già diverse volte con il mio ragazzo (32 anni e io 28, stiamo insieme da due anni, si parla di matrimonio) perché su facebook faceva l’idiota con le sue amiche. Alla fine l’ha chiuso perché ero intenzionata a lasciarlo ma ha sempre detto che il suo era solo un modo, a parole, di gratificare il suo ego cercando attenzioni altrui e che quelle ragazze non gli interessavano, tant’è che non è mai passato ai fatti. Da allora è cambiato, ha promesso di fare il bravo e lo fa, è molto attento e premuroso, in tutto e per tutto il fidanzato ideale. Ma ho scoperto che fa spesso tardi la notte cercando su siti di incontri ragazze che gli inviino foto hot e scambino email con lui. Ora, io capisco il bisogno e la curiosità maschile. Posso ammettere anche il porno entro un certo limite, ma non riesco ad ammettere queste cose! Cosa posso fare? Ok, ne posso parlare con lui, ma troverà sempre scuse banali ed evasive (tipiche maschili), quindi sarebbe inutile. Io voglio capire se questa continua ricerca del trasgressivo, che pare fermarsi alle parole, alle email, può essere pericolosa o no, se nasconde altro. Mi verrebbe di lasciarlo ma prima voglio capire se è una cosa fine a se stessa, con lo scopo della gratificazione, o malsana, cioè potenzialmente concreta. Non voglio diventare il suo cane da guardia, voglio stare tranquilla, ma solo e soltanto se questa cosa non ha effetti di nessun tipo e resta un gioco notturno – cioè fatti squisitamente suoi – e nella notte stessa si conclude. Spero che Lei sappia darmi un consiglio. La saluto cordialmente, Manuela.

Risposta – Cara Manuela, sono tanti gli uomini che guardano film pornografici anche grazie alla facile reperibilità di questo materiale su Internet. Spesso ciò non è indice di una insoddisfazione del rapporto, ma serve alla persona per rifugiarsi nel suo mondo di fantasie sessuali. Lo scambio di email e di foto hot con altre ragazze è invece un’attività che va al di là della fantasia, ma è un mettere in pratica ciò che si immagina o si desidera. C’è da chiedersi se la vostra intimità sessuale è buona o se ci sono problemi. Al di là di questo il comportamento del tuo ragazzo indica una grave mancanza di rispetto nei tuoi confronti perché, anche se solo virtualmente, lui ti “tradisce” cercando rapporti intimi (anche se solo visivi) con altre donne. Penso che tu debba chiarire bene questa sua indole per capire se è un problema suo o se ci sono oggettive difficoltà all’interno della vostra relazione.

Domanda – Sono un ragazzo di 24 anni, da poco la mia ragazza mi ha lasciato (1 mese), siamo stati poco insieme (4 mesi) ma io l’amavo profondamente. Ci sono stati vari intoppi e miei comportamenti errati ma mi vorrei soffermare su una tematica. Non abbiamo mai fatto sesso, abbiamo fatto molto petting, sesso orale, ma un rapporto completo mai perché io ho avuto e ho ancora (in attesa di consulto medico) un problema al frenulo (credo sia breve) che mi dava dolore anche nella semplice penetrazione. Non posso chiederle di interpretare un pensiero della mia ex (in quanto non la conosce), ma lei crede che in una relazione di 4 mesi, un problema del genere possa essere abbastanza pesante per una ragazza, tale da farle decidere di lasciarmi? Sicuramente non è il solo motivo. Io il problema lo sto affrontando ma quando stavo con lei, non l’ho affrontato in famiglia e quindi rivolgendomi ad una struttura pubblica ero in attesa (ci sarebbero voluti mesi) di un consulto urologico. Potrebbe aiutarmi? Saluti

Risposta – Caro lettore, non credo che il motivo della rottura sia stato il tuo problema al frenulo. La tua ex ragazza sapeva che si trattava di qualcosa di temporaneo che poi avrebbe avuto una soluzione. Quindi penso che tu debba orientarti su quali sono stati gli intoppi e i comportamenti errati da parte tua di cui però non fai cenno in modo più approfondito nella tua email. Piuttosto ti consiglio di parlare con i tuoi familiari del problema che devi curare.

scrivereMi chiamo Anna e ho 43 anni. Quattro mesi fa ho conosciuto un uomo di 44 anni, dal primo giorno mi ha raccontato solo menzogne. La prima bugia sul suo lavoro, poi mi aveva detto che era libero invece dopo una discussione mi ha confessato di avere due figli, e di non avermi detto prima la verità per paura di perdermi. La seconda bugia è che lui era separato e viveva sotto casa loro in un altro appartamento. C’avevo creduto visto che la sera mi chiamava e stavamo al telefono per ore, ma ora non so più a cosa credere. Nella seconda e terza settimana di luglio lui è andato in vacanza con i figli e lì non ha potuto nascondermi che c’era anche lei. A quel punto mi ha dovuto raccontare tutta la verità cioè che lui vive in casa con la moglie e i figli, ma dorme sul divano da circa due anni, mi ha raccontato che è separato in casa e che fa questo solo per i figli. A questo punto non so più a cosa credere, mi ha raccontato tantissime bugie, vorrei un consiglio su come comportarmi. Ti ringrazio fin da ora, Anna.

Cara Anna, il consiglio immediato che mi viene in mente è: scappa a gambe levate da quest’uomo! D’altra parte sei tu che devi effettivamente decidere cosa fare. Chiediti cosa desideri da una relazione: vuoi bugie, menzogne, incertezze, mancate promesse? Non penso. Come non penso che questa persona sarà mai sincera con te. Devi essere tu la prima a credere di meritare di meglio: un uomo che sia onesto, affidabile e del quale non dover dubitare continuamente.

Sono un ragazzo italiano e le scrivo per raccontarle la mia storia: dopo una relazione di 4 anni e mezzo con una ragazza, finita per sua scelta, io rimasi molto male vista la durata e le aspettative. Avevo quasi 5 anni in più di lei e la nostra storia iniziò che ne aveva 17, quindi non era forse ancora matura. Finito il rapporto sa com’è, si è tristi, su facebook pubblicavo canzoni riguardanti storie che finiscono e così via. Dopo qualche mese, casualmente, conosco questa persona sul social network tramite un’amicizia in comune. Iniziamo a chiacchierare ogni tanto quando ci troviamo e via dicendo, finché un giorno decidiamo di incontrarci di persona per conoscerci. Da lì a qualche giorno lei mi invitò a casa sua una sera, poi siamo usciti qualche volta e via discorrendo. Ogni volta che andavo da lei era sempre verso sera, anche perché ha 13 anni più di me, un matrimonio alle spalle ed un figlio, quindi non voleva far vedere che frequentava un ragazzo più giovane. Mi diceva sempre di tornare dalla mia ex o di trovare un’altra persona perché lei non era adatta a me, ma non mi importava, pensando anche ad un futuro insieme. Quando mi ha conosciuto, con il suo modo di essere è riuscita a tirarmi fuori dal pozzo in cui stavo per la fine del precedente rapporto, solo chattando e ha significato tanto per me. Un giorno di punto in bianco mi disse che mi aveva visto qualcuno e non potevo più andare a casa sua perché giravano voci sul suo conto e le dava fastidio. Da lì non ci siamo più frequentati (a parte vederci una volta ogni tanto per un caffè), però lei iniziò a vedersi con un ragazzo del quale mi disse che non le importava assolutamente nulla. Per me fu una doccia fredda, perché io sono una persona sincera e credevo di aver trovato la stessa dote in una donna come lei. Un giorno pubblicai qualcosa sulla mia bacheca di facebook e si offese perché aveva capito che mi riferivo a lei e dei miei amici commentarono dandole contro (pur non sapendo chi fosse e nemmeno che il mio messaggio era riferito ad una persona che avevo frequentato). Da lì mi cancellò dagli amici e non si fece più sentire. Io la contattai e un giorno ci trovammo per parlare della situazione, ma mi attaccò dicendo che lei amava un’altra persona, dovevo lasciarla stare e altre cose anche abbastanza pesanti. Non so come uscire da questo tunnel e vorrei recuperare almeno l’amicizia con questa persona. Potrebbe darmi un consiglio? Grazie mille.

Caro lettore, perchè incaponirsi nel volere un’amicizia con una persona che invece non la desidera e non ne sente la necessità? Ora sei in questo tunnel solo perchè sei tu a volerci rimanere. Rifletti: sai benissimo che puoi reagire alla fine di una relazione perchè lo hai già fatto, anche grazie a questa persona. Riparti da questo punto, ma avendo chiaro in mente tutto ciò che hai provato e fatto quando hai iniziato piano piano a reagire alla fine della storia precedente. E non voltarti indietro: ciò che di positivo ti aspetta nella vita deve ancora arrivare!

Ho letto il suo post su Tiscali e mi sono deciso a parlarle del mio caso. Sono ormai 19 anni che va avanti questo mio problema. Circa 19 anni fa al mare, avevo 30 anni, come facevo ogni giorno, mi sono tuffato in acqua ed ho iniziato a nuotare nei vari stili (libero, rana, farfalla..), sono arrivato al largo dove non toccavo e mi sono reso conto che ero in debito di ossigeno. Sono andato in panico, credevo che non sarei più riuscito a tornare a riva, il cuore batteva all’impazzata. Sono riuscito a tornare sulla spiaggia con il cuore che batteva a mille. Da allora ho avuto sempre paura di fare sforzi che avrebbero inevitabilmente comportato un maggior battito cardiaco e quindi ho avuto paura della tachicardia. Come può comprendere ciò ha comportato un progressivo allontanamento da qualsiasi forma di attività fisica che a sua volta ha comportato una riduzione della capacità aerobica. Il classico serpente che si morde la coda. Ora mi ritrovo che non posso fare dieci graditini di scale senza fermarmi. Mi aiuti. La mia vita è una vita a metà. Cosa posso fare? La ringrazio di cuore, Giuseppe.

Caro Giuseppe, anche all’azzurra Giorgia Consiglio nella 10 km di nuoto di fondo circa due mesi fa è capitato di dover interrompere la gara per una crisi respiratoria dovuta ad un attacco di panico. La paura più grande in quei momenti è quella di morire per cui quando la tachicardia piano piano diminuisce ed il battito ritorna ad un ritmo regolare, tutto ciò che rimane è il tremendo ricordo delle sensazioni di grande paura che rendono impedente qualsiasi tentativo di approcciarsi ad una situazione analoga a quella che ha generato l’attacco di panico. Ciò che devi fare è riavvicinarti con molta gradualità a ciò che più ti spaventa e metterti alla prova anche solo per un minuto, aumentando il tempo di volta in volta, così da renderti conto che non ci sono pericoli concreti che possono danneggiarti. Non è un percorso facile da affrontare da soli, per cui ti consiglio di rivolgerti ad un esperto.

Sono fidanzata da 5 anni con un ragazzo che fa il carabiniere. Abbiamo trascorso i primi anni meravigliosamente, poi l’hanno trasferito per lavoro fuori e da lì pian piano lui ha iniziato a cambiare carattere: molto più forte, mentre io sempre più debole, più gelosa, l’opposto di come siamo sempre stati. Io vorrei tanto riuscire a ritornare come un tempo, forte e decisa, l’opposto di quello che era lui e che è diventato grazie a me. Ora mi cerca meno ed è meno attento a molti dettagli. Io ci soffro troppo, mentre quando ritorna in licenza, ritorna come prima e sto benissimo. Ma non posso stare dieci giorni bene e un mese male perchè non mi cerca più di tanto, non mi coccola, anzi ogni volta che parte mi promette che mi cerca e poi sempre la stessa cosa. Lui dice che mi ama, che anche se non mi cerca spesso non è detto che non mi pensi, ma è assurdo tutto ciò. Io credo che la colpa sia mia e della mia famiglia, gli diamo troppe certezze, troppo affetto che non ha mai visto nella sua famiglia, gli faccio vedere di essere gelosa ecc. Come dovrei comportarmi per ritornare a vivere serena e riprendere la sicurezza che mi manca per vivere questa storia? Io lo cerco sempre per prima per paura che lui non lo faccia e poi chissà magari mi lasci.

Cara lettrice, in qualche modo la soluzione al tuo problema si trova già tra le righe della tua lettera. Tu scrivi che cerchi sempre per prima il tuo ragazzo per paura che lui non lo faccia e che ti possa lasciare. Ma davvero pensi che se tu non lo cercassi così spesso lui non potrebbe lasciarti comunque? Così facendo rendi te stessa più insicura e lui più forte. Allora cerca di evitare di essere sempre tu a fare il primo passo, dai il tempo al tuo ragazzo di sentire la tua mancanza e di cercarti. Solo così avrai davvero la misura di quanto lui tiene a te. Non puoi colmare le sue mancanze ed esserne poi soddisfatta. Fai una tua vita, esci con gli amici e divertiti. Ritrova la fiducia in te stessa, che non deve dipendere da lui, ma da come riesci a gestire la tua vita indipendentemente dai fattori esterni. E se poi le cose seguiteranno ad andare male e tu continuerai a sentirti “dieci giorni bene e un mese male”, considera che forse non è la persona giusta per te.

1328467-donna-disteso-sul-pratoDomanda – Salve. Ho la mente un po’ confusa riguardo una persona e spero lei possa aiutarmi a capirci qualcosa. Sono una ragazza di 22 anni, nel mio posto di lavoro siamo 4 ragazze. Ho da fare con un sacco di clienti, ma uno viene abitualmente, tutti i giorni, vuole solo farsi servire da me e contorna il tutto con paroline teatrali tipo “amore mio” “ti amo” “sono follemente innamorato di te”, “sei bellissima”, in modo scherzoso, ma lo fa sempre. Addirittura mi lascia bigliettini con queste frasi, una volta mi ha abbracciata di sorpresa, un’altra volta mi ha preso la mano. Ha 40 anni e anche una bimba, nonostante tutto mi guarda, mi lancia baci, mi scrive bigliettini, il tutto con ironia, ma a me chi ha questo atteggiamento sembra flirtare. A me sembra che la butti sullo scherzo ma ci sia un pochino di verità, magari è solo un po’ attratto da me. Ora arriva qua la mia perplessità. Non le nascondo che lo trovo affascinante, carismatico e bello, perciò dopo 4 mesi di questo “corteggiamento scherzoso” ho iniziato a rispondergli a tono, se lui mi dice “ti amo” gli rispondo “anch’io”, se lui mi dice “sei sempre più affascinante” gli dico “sei anche tu molto affascinante”,. il tutto nel medesimo tono scherzoso. Allora mi chiedo, come mai non si spinge oltre? Come mai tutti i giorni ha queste attenzioni per me, vede che io le ricambio e non fa niente? Grazie per la pazienza e per un’eventuale risposta.

Risposta – Cara lettrice, la situazione pare abbastanza ambigua e d’altra parte quest’uomo non fa nulla per renderla più chiara. Una motivazione ad esempio è che potrebbe essere sposato e, come a molti uomini piace fare, vuole solo misurare il proprio sex appeal senza andare oltre innocue battute. Potrebbe anche essere separato e allora forse cerca solo un modo per distrarsi e scherzare con te e alleviare così la tensione di un periodo negativo. Le spiegazioni possono essere molteplici, ma ciò che dobbiamo osservare sono i fatti. Prendi le cose per come vengono e goditi le attenzioni che questa persona ha per te senza aspettarti nulla e senza che sia tu a spingerlo ad andare oltre. Magari è meglio così visto che comunque ha una famiglia, mentre tu sei ancora in un’età spensierata dove è giusto che pensi a divertirti con i tuoi coetanei.

Domanda – Salve dottoressa, sono una ragazza di 25 anni. Circa tre anni fa ho messo l’apparecchio ai denti; il dentista è un ragazzo che attualmente ha 28 anni, mi ha colpito subito esteticamente. Premetto che sono fidanzata da 10 anni, lui ha dimostrato di essere interessato a me, io ho apprezzato molto così tanto che ho tradito la fiducia del mio ragazzo, perché ho cercato questo ragazzo su facebook, ho inviato email, mi intrattengo qualche minuto dopo la visita a parlare con lui a volte anche provocandoci a vicenda, invidio la sua vita sul lato economico che io e soprattutto il mio ragazzo non abbiamo. Gli ho fatto capire espressamente che mi piace a livello estetico anche perché di più non conosco di lui; mi sembra di avere idealizzato una persona che sicuramente non è come io magari mi aspetto. Ho lasciato per un attimo il mio ragazzo per lui, poi però ho voluto tornare con lui. Attualmente ho raccontato tutto al mio ragazzo dopo un anno e mezzo di bugie, io che fino a quel momento sono stata sempre sincera. Ora giustamente il mio ragazzo mi chiede chiarezza, ma io sento che amo il mio ragazzo e voglio stare con lui ma non basta per spiegarmi il perché sono arrivata a tanto cosa che prima non ho mai fatto? Se amo il mio ragazzo non dovrei considerare bello il dentista perché comunque ci ha provato anche se glielo ho permesso io. Perché non riesco a dire no a questo ragazzo che è bello ma non mi dice niente, e invece mi dico questo ragazzo è bello ma sono fidanzata altrimenti potrebbe essere un ipotetico mio fidanzato! Possibile che non amo più il mio ragazzo? O è solo un voler evadere dalla vita che non mi soddisfa? Io mi sento molto insicura e mi rispecchio molto in quella ragazza di 23 anni che dice perché cerco di piacere ai ragazzi? Io ho notato che ho il suo atteggiamento, voglio piacere, non sentirmi di meno alle altre ragazze, sono in cerca di certezze. È possibile che io abbia fatto di tutto per stare al centro dell’attenzione di questo dentista solo per mie certezze? E che le abbia cercate particolarmente in lui solo perché forse è un ragazzo che rispecchia il mio ideale di ragazzo? Io amo il mio attuale ragazzo, ma non capisco più se mi sto fissando che lo amo o sono solo in cerca di nuovi stimoli che diano un po’ di vita alla solita quotidianità? Mi aiuti a capire.

Risposta – Cara lettrice, dalla tua lettera non è chiaro se c’è stato qualcosa tra te e il dentista, per cui tengo a precisare che nella mia risposta non ho considerato un eventuale tradimento fisico nei confronti del tuo ragazzo. Si può considerare quasi normale avere una crisi dopo essere stata fidanzata dieci anni e considerando che all’inizio di questa storia avevi solo quindici anni. Capita di sentire di adolescenti che si fidanzano prestissimo e che coronano il loro sogno d’amore in una famiglia felice e stabile, d’altra parte ci sono casi in cui la giovane età è il punto debole della coppia. Si cresce insieme, ma c’è il rischio che non si segua lo stesso passo e che uno dei due vada più veloce dell’altro. Può accadere quindi che uno o entrambi si accorgano che gli obiettivi, i desideri e le affinità con il partner con il tempo siano cambiate fino a diventare divergenti. Anche se il dentista di cui parli non è o sarà l’uomo per te, in ogni caso nella vita arrivano delle messe alla prova e tale puoi considerare questo confronto con un altro ragazzo. Non è necessario che accada nulla, ma solo il fatto di far tentennare la tua volontà o di farti dubitare dei sentimenti verso il tuo ragazzo è un aspetto che non puoi non considerare. Prenditi un periodo di pausa per riflettere su ciò che provi e capire cosa vuoi davvero per te stessa e per il tuo futuro. Se la tua storia è arrivata al termine meglio saperlo subito sia per te sia per il tuo ragazzo, altrimenti questo periodo di pausa ti servirà per dare nuovo smalto ed energia al vostro rapporto.

Domanda – Buongiorno dottoressa, sono una donna di 39 anni, vivo e lavoro a Milano. Sono sposata da un anno e mezzo ma purtroppo per un problema creatosi tra me, mio marito e la mia famiglia non ho più fiducia in lui. È solo mancanza di fiducia, ma il sentimento c’è. Ero sconvolta quando ho scoperto che mio marito mi ha detto tante bugie, tra cui che non lavorava e si andava avanti solo con il mio stipendio. Può immaginare il problema economico che mi ha causato e che i miei genitori hanno dovuto riparare, tanto che si sono permessi di dire che devo separarmi da un uomo del genere. A me dispiace. Ora non so che fare poiché presa dallo sconforto mi hanno portata dall’avvocato ed ho inviato una lettera di separazione a mio marito. Soffro di panico, paura e ansia. Sono sempre triste e vuota. Forse potevo perdonarlo ma non ci riesco ancora e non so cosa fare. Grazie e buon lavoro, Teresa

Risposta – Cara Teresa, un presupposto importante per la lunga durata di un rapporto oltre al sentimento è la fiducia reciproca. Nel tuo caso bisogna capire da quanto tempo tuo marito non lavorava e perché non te l’ha detto. È stato licenziato da poco e non ha avuto il coraggio di dirtelo? In ogni caso la coppia deve condividere non solo le circostanze positive, ma anche quelle negative. Se tuo marito stava attraversando un periodo difficile era giusto che te ne parlasse. Parli anche di altre bugie che tuo marito ti ha raccontato. Non credi che in questo rapporto vengano a mancare dei valori fondamentali? La decisione deve essere tua, i tuoi genitori possono consigliarti, ma alla fine devi essere tu a pensare a ciò che ritieni sia più giusto per te. Ma rifletti bene: quanto potresti fidarti ancora di una persona che ti ha mentito su tante cose e per così lungo tempo?

Domanda – Gentile Dottoressa, sono un ragazzo di 24 anni e sto vivendo un periodo particolare della mia vita. Da qualche mese a questa parte ho scoperto una forte attrazione verso le trans (dopo aver visto alcuni video) e ora non riesco a pensare ad altro. Ho il forte desiderio di provare ad andare con una trans e vorrei capire se è sbagliato o meno. Premetto che sono ancora vergine e vista la mia grande timidezza non riesco a relazionarmi con le ragazze. Se penso a un rapporto con una trans invece mi sembra di sentirmi più al sicuro e con una persona che possa capirmi. Sbaglio? Grazie, Andrea

Risposta – Caro Andrea, la prima domanda che mi verrebbe da farti riguarda il tipo di rapporto che hai con le ragazze. A parte la timidezza e la verginità, ne sei comunque attratto? Hai avuto qualche storia sentimentale anche se poi non ti ha portato ad avere un rapporto sessuale? Queste domande hanno l’obiettivo di capire se la tua attrazione per i trans fa parte di un approccio trasgressivo o semplicemente curioso al sesso, se cela una possibile omosessualità repressa o se denota una seria difficoltà nel relazionarsi con le donne tale da cercare una via di fuga in un mondo che pare più vicino al proprio e quindi più gestibile. Il problema quindi non è tanto capire se è sbagliato o meno avere questo tipo di rapporti, che è comunque una scelta personale, quanto piuttosto risalire all’origine delle tue difficoltà relazionali che potresti risolvere grazie all’aiuto di un esperto.

  "Sei su Facebook?". La frase ormai è un rito, è scontata, quasi come è scontato chiedere alla persona che incontriamo per la prima volta come si chiama. Facebook ha una valenza positiva in quanto permette a tanta gente di ritrovarsi, sentirsi giornalmente, aggiornarsi sulle situazioni quotidiane da qualsiasi parte del mondo, a patto che non vada a convergere in un problema con seri aspetti negativi che, secondo alcuni psicologi, danno luogo alla "friendship addiction" (o "amico-dipendenza"), che volendo potremmo definire anche come sindrome da Facebook.

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