È boom dei socialnetwork tra gli adolescenti. Ormai quasi tutti i giovani usano Whatsapp e si collegano ad Internet non più tramite il computer, ma con lo smartphone. Non ci sono orari definiti per chattare, anzi valgono anche le ore notturne. La quasi totalità degli adolescenti ha Internet sempre a portata di mano, in qualunque momento della giornata. E Internet, salvo qualche eccezione, si associa ai social network. Ormai non solo gli adolescenti, ma anche i preadolescenti alla soglia delle scuole medie utilizzano i social per comunicare. Essi usano con grande dimestichezza: Facebook, Whatsapp, Instagram, Ask.

Questo utilizzo di Internet nasconde i suoi rischi - Indubbiamente questo utilizzo smodato e spesso incontrollato di Internet nasconde i suoi rischi, infatti da un’indagine nazionale della Società Italiana di Pediatria su giovani di terza media emerge che: “il 15% degli intervistati ha dichiarato di aver postato un proprio “selfie” provocante, percentuale certamente sottostimata se si considera che il 48% dello stesso campione afferma contemporaneamente di avere amici e compagni che postano selfie provocanti. Tra gli altri comportamenti a rischio il 19% ha dato on line il telefono, il 16,8% ha inviato una foto, il 24,7% ha rivelato la scuola che frequenta, l’11,6% si è incontrata con lui, il 5,2% ha accettato proposte di sesso online. E se all’87,6% piace internet perché si può stare in contatto con gli amici, per il 60,2% internet è addirittura irrinunciabile” (La Stampa, 24 settembre 2014).

Il bisogno primario è collegarsi alla Rete - Il fatto che gli adolescenti ormai usino il cellulare per connettersi ad Internet, rende difficile per un genitore rendersi conto di quanto tempo spende suo figlio in rete. Infatti, non solo i giovani chattano fino a tardi la sera, ma ormai il loro primo pensiero al mattino è collegarsi sui social. Online i giovani mostrano vari aspetti di se stessi, da quello puramente estetico a quello relazionale ed infine creativo. Sperimentare, mettersi in gioco con diverse realtà serve loro come compito evolutivo per diventare adulti. Ecco perché la foto del profilo, simbolo della propria identità virtuale, cambia così spesso.

Genitori possono limitare i comportamenti rischiosi - Le risorse che hanno i genitori per prevenire comportamenti a rischio sono: il dialogo, l’ascolto, l’etica comportamentale. Come deve comportarsi un genitore davanti ad un uso così smodato di Internet del proprio figlio? Prima di tutto deve essere capace di cogliere eventuali segnali di malessere. Se in generale i giovani non sentono di essere eccessivamente controllati, possono aprirsi con i genitori quando ne sentono la necessità. Ad ogni modo è bene sempre prestare attenzione a determinati comportamenti: se il giovane rimane chiuso in camera per ore, è depresso, è taciturno, ha un calo del rendimento scolastico, è possibile che questi comportamenti possano avere un collegamento con l’utilizzo dei social.

È importante trasmettere il valore della privacy ai propri figli - Ciò significa far comprendere che se anche in rete si può pubblicare qualsiasi cosa, molto spesso ciò che viene postato non si può cancellare o almeno non definitivamente. Imparare il concetto di privacy diventa quindi basilare. Il giovane deve avere rispetto per sé e per gli altri. Ciò renderà la navigazione più sicura, ma farà sì che i giovani imparino un valore importante dell’educazione. È poi fondamentale parlare insieme ai figli, motivando le proprie ragioni e facendo degli esempi, di cosa si può inviare, postare e condividere sui social. In questo senso è particolarmente rilevante sia il problema del mettere foto provocanti di sé in rete sia quello del sesso online. Non dimentichiamo che in un clic due persone collegate ad Internet possono entrare in contatto. Dietro lo schermo ci possono essere adolescenti che improvvisano spogliarelli, ma dietro falsi profili si possono nascondere anche adulti.

Internet può essere anche una grande risorsa – D’altra parte Internet può essere anche una grande risorsa se si riesce a prenderne il meglio. Si possoni leggere e imparare molti argomenti sconosciuti. Si possono raccogliere informazioni sulle proprie passioni nella vita reale e si possono scoprire nuove attività da fare. La rete e tutto ciò che di nuovo fa scoprire possono essere un interessante argomento di dialogo con i propri figli.

Perché non possiamo essere amici? Per via del sesso. Questa è solitamente la discriminante fondamentale che segna un netto confine tra un’amicizia e un’avventura o anche una storia duratura tra un uomo e una donna. Ormai da anni però ha preso piede un tipo di rapporto che gli inglesi chiamano “friends with benefits” (FWB) e i brasiliani “amizade colorida”. In Italia si potrebbe tradurre con “amici di letto”, ma esistono anche riferimenti meno “educati”. Ad ogni modo è sicuramente un tipo di relazione in crescita in tutto il mondo. Per questo motivo la sessuologa canadese Carlen Costa ha provato a delineare delle linee guida per aiutare coloro che iniziano a intraprendere una relazione in qualità di amici di letto. Eccole di seguito.

- Una relazione di questo tipo ha una durata limitata ed è bene venire a patti con questa realtà fin da subito.

- Ci sono regole precise riguardo alla frequenza degli incontri. Di base, si va da una volta alla settimana a una volta al mese, a meno che non si tratti di una vacanza o di un weekend lungo. La chiave di tutto sta nell’affrontare il rapporto con leggerezza e senza prendersi troppo sul serio.

- Fare piccoli regali o pagare il conto di una cena va bene, ma non aspettatevi mai regali per il compleanno o per altre feste comandate né una vacanza pagata. Farsi regali fa parte di una relazione sentimentale ufficiale.

- I rapporti sessuali devono essere protetti. Sempre.

- Un amico di letto non deve mai essere un collega di lavoro, altrimenti le riunioni potrebbero diventare piuttosto imbarazzanti.

- Gli sms a sfondo erotico devono essere inviati solo di notte. Evitate di mandare messaggi durante il giorno per fare conversazione: per questo ci sono gli amici “normali” con i quali si condivide la quotidianità.

- In tal senso, si può telefonare all’altro una volta per mettersi d’accordo su dove e quando vedersi, ma senza aspettarsi una risposta immediata: ognuno ha la propria vita ed è bene non scordarlo mai. Inoltre, non ci si può arrabbiare se l’incontro non avviene.

- Siate semplici. Ovvero, lasciate spazio alle vostre fantasie e siate voi stessi. Non c’è niente di meno sexy di un amico di letto che pensa in continuazione al proprio look o alla situazione che sta vivendo, a meno che non si tratti di un gioco di ruolo.

- Non innamorarsi. Mai.

- Dormire insieme è gradito, ma non dovuto. Alcune amicizie di letto funzionano meglio se si mantiene la regola del non dormire insieme, mentre altre lo richiedono soprattutto se uno dei due viene da fuori città. In generale, però, se si abita in un raggio di 15-20 euro di taxi è sempre consigliabile tornare a dormire a casa propria.

- Osservare sempre la regola delle 72 ore. Non programmare niente che sia più lontano di 3 giorni. Eccezioni possibili: l’abitare in città diverse o l’impossibilità di evitarlo. Ma solo dopo che fin dall’inizio ci si è messi d’accordo su questo.

- Il sexting va bene, ma è meglio mettersi d’accordo prima sulle foto che volete condividere e che comunque devono farvi sentire a vostro agio. Nessuno dei due deve sentirsi obbligato a condividere scatti digitali che non gradisce né sarebbe felice di trovare una sua immagine osé in rete.

- Essere amici di letto significa divertirsi in due. Insomma, niente egoismi a letto.

- Siate aperti a sperimentare qualcosa di nuovo. In questo senso gli amici di letto sono le migliori “cavie” possibili, perché non ci sono impegni a lungo termine, né regole di galateo, ma tutto è divertimento.

- Siate onesti l’uno con l’altra. Se la relazione sta diventando pesante per entrambi o sentite di non essere più interessati al rapporto, parlatene da adulti e date un taglio netto.

- Niente drammi. Stabilite sempre le regole prima di iniziare. I giochi si fanno in due e non si gioca con le emozioni altrui. Se c’è qualcosa che non va, parlatene e siate disponibili a trovare una soluzione.

- Divertitevi! Date solo il meglio di voi stessi, perché questo tipo di relazione è un concentrato di piacere, intimità fisica, carnalità e lussuria. Può essere tutto o niente, ma l’importante è essere sempre sintonizzati sulla stessa lunghezza d’onda e rimanere lucidi.

La dottoressa Costa ha individuato anche altre 4 regole sulle quali però nutre qualche dubbio rispetto alla loro efficacia. Vediamo quali sono:

- Gli amici di letto non vanno mai presentati agli amici intimi o ai familiari. Questa è la distinzione fondamentale fra una relazione tradizionale e una storia da “friends with benefits”. Quando avrete coinvolto i vostri amici di letto nella vostra cerchia intima, le cose cambieranno.

- Non ci deve essere alcun contatto nelle 24 ore successive al sesso, a meno che non sia per ringraziare in maniera educata della divertente serata trascorsa o per proporre di rifarlo.

- “Darsi il cinque” come gesto celebrativo è accettabile, ma solo se entrambi festeggiate qualcosa.

- Trasformare la colazione del mattino in un brunch rischia di portare la storia su una china pericolosa.

In conclusione, essere amici di letto funziona quando entrambi riescono a vivere questo tipo di rapporto con serenità. Non dimentichiamo però che l’essere umano è predisposto a costruire legami affettivi e talvolta può accadere di innamorarsi, soprattutto alle donne, che più facilmente si lasciano coinvolgere a livello emotivo e che quindi iniziano a desiderare di tramutare l’avventura occasionale in un rapporto più stabile e duraturo. In questi casi però il rischio di non essere corrisposti e di soffrire è molto alto. È bene quindi essere sempre consapevoli dei propri bisogni, desideri e sentimenti senza nasconderli o celarli pur di non rimanere soli. Alla luce di questo è importante essere chiari riguardo alle aspettative di un rapporto basato solo sul sesso per evitare malintesi o dubbi che possono creare solo situazioni di sofferenza. Ricordatevi che alla base di questa “amizade colorida” vi è il divertimento. Di entrambi.

Un medico pediatra di 54 anni è stato arrestato dalla polizia, a Milano, per violenza sessuale su un paziente di 12 anni. L’uomo è inoltre accusato di detenzione e produzione di materiale pedopornografico e atti persecutori per aver tempestato di sms la sua vittima. L’uomo arrestato lavora in una clinica del centro di Milano che è risultata estranea ai fatti. Si sospetta che il medico abbia abusato anche di altri pazienti. Gli agenti lo hanno sottoposto a fermo dopo la denuncia dei genitori del bambino, che era stata presentata a fine marzo”.

Prendendo spunto da questa notizia pubblicata sui giornali il 26 maggio 2014, vorrei delineare il profilo del pedofilo. Il termine pedofilia sta ad indicare l’attrazione sessuale da parte di adulti nei confronti di bambini in età pubere o prepubere. In ambito psicologico e psichiatrico la pedofilia è inserita tra le parafilie, cioè disturbi nei quali il soggetto prova eccitazione sessuale attraverso oggetti inusuali o la pratica di attività sessuali insolite.

Secondo i criteri diagnostici il pedofilo per essere classificato tale deve avere almeno 16 anni e deve avere almeno 5 anni in più del bambino. Nonostante questi criteri, alcune persone con pedofilia scelgono come vittime anche adolescenti. Come nella maggior parte delle parafilie, vi è un forte sentimento soggettivo di compulsione che governa il comportamento del pedofilo.

Talvolta il pedofilo si accontenta di accarezzare i capelli del bambino, ma può anche manipolarne i genitali, incoraggiare il bambino a manipolare i suoi ed anche tentare la penetrazione. Le molestie possono ripetersi per settimane, mesi o anni, se non vengono scoperte da un adulto o se la vittima non protesta oppure non lo rivela a nessuno. In genere, le persone con pedofilia molestano bambini che conoscono, come figli dei vicini o di amici di famiglia (Kring, Davison, Neale e Johnson, 2008).

È molto importante tenere separati e distinguere i concetti di pedofilia e di abuso sessuale sui minori. Se la pedofilia è un’attrazione sessuale per i bambini e la persona con tale tendenza la definiamo pedofilo, l’abuso sessuale su minore si riferisce invece all’azione di recare danno ad un minore attraverso comportamenti sessualmente connotati.

La pedofilia non è un comportamento, ma un sentimento, un atteggiamento, al limite una tendenza ad avere relazioni sessuali con un bambino. Un pedofilo è prima di tutto attratto sessualmente da bambini prepubere, mentre un abusante può avere abusato sessualmente di un minore, ma tuttavia non avere una principale attrazione verso i bambini. Quindi non necessariamente un abusante deve essere un pedofilo, dal momento che può avere rapporti abitualmente con partner adulti, ma può desiderare un rapporto con un minore, sia per curiosità che per disponibilità. D’altro canto molti pedofili mettono in pratica i loro impulsi diventando abusanti, così come molti abusanti sono in realtà pedofili.

Nella maggior parte dei casi, la pedofilia non comporta altra violenza che l’atto sessuale, ma talvolta la violenza può andare oltre quando il pedofilo decide di infliggere gravi lesioni fisiche all’oggetto della propria passione arrivando persino ad ucciderlo. Tali individui sono fondamentalmente diversi da altre persone con pedofilia, perché il loro desiderio di fare del male al bambino è almeno altrettanto forte del desiderio di ottenere gratificazione sessuale.

Poiché nella pedofilia una palese violenza fisica si manifesta solo raramente, spesso il molestatore di bambini nega di aver imposto le sue attenzioni alla vittima. Malgrado le convinzioni distorte dei perpetratori, è necessario riconoscere con molta chiarezza che l’abuso sessuale infantile comporta per sua stessa natura un terribile tradimento della fiducia e altre gravi conseguenze psicologiche.

Molti abusanti tendono a preparare la vittima così da manipolarla e renderla “complice” dell’abuso sessuale. L’abusante manipola la vittima attraverso comportamenti quali coercizione fisica e/o verbale, manipolazione emotiva, seduzione, giochi e lusinghe. Gli abusanti tendono a cercare una relazione reciprocamente confortante con i bambini e vogliono che il minore accetti e tragga piacere dal rapporto. Dal momento che hanno scarse capacità sociali, molti abusanti trovano conforto in relazioni con bambini passivi, dipendenti, psicologicamente meno minacciosi degli adulti e facili da manipolare.

In generale, il bambino non svela sempre con chiarezza l’abuso subito, ma è l’adulto che gli sta vicino che deve fare attenzione a vari elementi come:

dichiarazioni generali del bambino su argomenti sessuali o comportamenti sessualizzati con bambole, giochi, ecc.;

resoconti spontanei;

cambiamenti nel comportamento abituale (disturbi del sonno, disturbi dell’appetito, comportamenti aggressivi, senso di colpa, depressione, fobie, ecc.);

condizioni mediche (dolori addominali, traumi genitali, enuresi, malattie a trasmissione sessuale, ecc.) (Dettore e Fuligni, 1999).

Un primo passo per proteggere i bambini e cercare di debellare la piaga della pedofilia e dell’abuso sessuale sui minori è far sì che ci siano fonti di conoscenza a disposizione degli adulti e dei minori, sportelli di ascolto nelle scuole, aggiornamenti per insegnanti, formazione per i genitori e soprattutto il dialogo con i propri figli così da cogliere subito i primi segnali di un disagio.

22 Luglio 2014 at 23:55 e taggato , , , , , , , , , , , , , , , ,  | Commenti disabilitati | Permalink

Quando una storia d’amore finisce spesso uno dei due partner subisce la scelta della rottura, meno frequenti sono le situazioni in cui i due partner decidono di chiudere la relazione di comune accordo. Ma se la persona lasciata nonostante tutto non si rassegna e vuole provare a riconquistare il vecchio amore e tornare insieme, cosa potrebbe fare? E soprattutto quali errori dovrebbe evitare di compiere?

Nel caso in cui si voglia provare a riconquistare un ex, innanzitutto, bisogna valutare i motivi che hanno portato i due a lasciarsi, chi ha lasciato l’altro e soprattutto le motivazioni della separazione. Altra valutazione è: perché si vuole tornare proprio con quella persona? È veramente speciale, non si riesce a voltare pagina oppure non si ha abbastanza fiducia in se stessi per pensare di riuscire a trovare un altro partner?

Inoltre, qualora si pensi che le divergenze si possano appianare dopo essersi lasciati, si deve considerare che i comportamenti e i modi di pensare radicati sono molto difficili da modificare, per cui se si decide di tornare con un ex, lo si deve fare ben consapevoli delle sue debolezze o dei suoi atteggiamenti critici. A parte un periodo iniziale di quiete, dopo un certo lasso di tempo è altamente probabile che la coppia ricaschi nelle vecchie modalità di confronto e di discussione. Una soluzione potrebbe essere quella di parlare con uno psicoterapeuta per apprendere nuove modalità di confronto che siano costruttive e positive rispetto alle precedenti.

Probabilmente alla base della rottura ci sono state delle richieste non accolte o dei comportamenti sbagliati. È importante che vi sia un dialogo chiarificatore riguardo ai rispettivi obiettivi. Inoltre, è necessario far convergere tutti i propri sforzi nel dimostrare con fatti concreti  di essere cambiati. A volte è il senso di solitudine che spinge a ricercare un vecchio amore, ma ciò capita più spesso se la persona è isolata, non ha amici con cui uscire e reagire alla fine del rapporto. In realtà anche chi esce tutte le sere a divertirsi dopo la fine di una storia può accusare un senso di solitudine pur trovandosi circondato da persone, musica, balli, divertimento, ecc.

È fondamentale riuscire a vedere la propria storia e l’ex da una prospettiva più distaccata per avere le idee chiare. A volte le abitudini e la vita impostata con certi ritmi sono indici di rassicurazione che a volte le persone stentano ad abbandonare. Altre volte si tratta di voler placare il proprio orgoglio ferito, per cui una volta tornati insieme all’ex, si scopre di non avere in realtà più tanta voglia di andare avanti nel rapporto. Bisogna quindi avere il coraggio di ragionare e valutare se è necessario voltare pagina. Il tempo è un elemento importante, come anche l’apertura a una nuova vita. Se dopo anche molti mesi e nuove conoscenze, si è ancora convinti che l’ex sia la persona giusta, vale la pena riprovare a tornare insieme attraverso il dialogo ed un confronto schietto e sincero. Ciascuno dei due partner potrebbe fare delle richieste ben precise all’altro per ripartire da zero e provare ad evitare di commettere nuovamente i vecchi errori.

Nel tentativo di riconquistare un vecchio amore è importante mettere in atto alcuni comportamenti, come:

- evitare di tempestarlo di telefonate, sms, regali, ecc.;

- non essere assillanti, anche se l’ex si dimostra disponibile al dialogo;

- cercare prima di tutto di recuperare un equilibrio psicologico anche senza l’ex. Ciò aiuterà a vedere le cose da una giusta prospettiva;

- analizzare insieme le motivazioni della rottura e cercare di capire se sono recuperabili;

- farsi desiderare e non lasciare che tutto sia scontato.

D’altra parte, come capire se tornare con un ex è la cosa giusta? Ecco alcuni consigli:

- lasciarsi può essere un’opportunità di crescita e di voltare pagina. È importante cercare di capire se il sentimento era ormai in decadenza e quindi ora si ha davvero la possibilità di ricominciare una nuova vita;

- spesso si pensa che dopo quella persona non ci sarà più nessun altro e invece si possono avere anche sorprese inaspettate, basta avere fiducia e pazienza;

- si è davvero sicuri che quella persona andava bene per noi? A volte il malessere di uno dei due partner rispecchia anche quello dell’altro che magari non ha avuto la capacità di rendersene conto;

- la voglia di tornare con l’ex nasconde la paura di abbandonare vecchie abitudini, amicizie in comune, una vita ormai costruita insieme oppure è davvero la persona con cui si vuole vivere la propria vita?

- i primi tempi la nostalgia per l’ex può essere normale, basta non scambiarla per amore.

Infine, un ultimo consiglio: a volte bisogna avere il coraggio di voltare pagina per essere liberi di trovare ciò che davvero si sta cercando da una vita. L’aspetto importante è il modo in cui si cerca di reagire ripartendo da se stessi. Bisogna darsi tempo e spazio per capire, per ritrovarsi e cogliere ciò di cui si ha davvero bisogno.

Una coppia può decidere di avere un figlio dopo una scelta ponderata o un desiderio impulsivo. Qualsiasi sia il motivo che porta un uomo e una donna a scegliere di avere un bambino nulla potrà prepararli alla rivoluzione che li attende dopo la nascita del piccolo. Si tratta di un cambiamento radicale nell’equilibrio della coppia: il tempo che prima i due partner si dedicavano, dopo l’arrivo del nuovo membro della famiglia, andrà quasi completamente dedicato al piccolo.

Anche la coppia più forte può tentennare dopo uno scossone così forte. La neomamma è completamente assorbita dal figlio, sia psicologicamente sia fisicamente. La diade madre-bambino può far sentire il padre escluso soprattutto se egli non prova a trovare delle sue modalità per interagire con il bambino. L’uomo però non deve perdere di vista l’importanza del suo ruolo nel sostenere la compagna in un periodo così nuovo e stressante: ha il compito di farla sempre sentire donna e non solo mamma e di non farle perdere il contatto con la dimensione del concetto di coppia.

Il periodo critico dipende anche dalla sensazione di “sentirsi in gabbia” soprattutto da parte della madre che vede la sua vita completamente stravolta e dedicata al bambino. Questa sensazione può essere percepita anche dall’uomo, ma ciò dipende da quanto riesce a stare accanto alla compagna e aiutarla.

Anche la vita sessuale può risentirne. Da una parte c’è il periodo di pausa fisiologico dopo il parto che varia da donna a donna, ma anche il desiderio può subire interferenze a causa della stanchezza fisica per soddisfare i bisogni del neonato. Indubbiamente la nuova vita della coppia dopo la nascita di un figlio diventa piuttosto caotica.

È possibile allora prevenire o almeno aiutare a migliorare questo periodo complesso nella vita di un uomo e di una donna? Sono fattori protettivi:

- il modo in cui il padre manifesta il suo affetto sia nei confronti del bambino che della compagna;

- il modo in cui la madre coinvolge il papà nella gestione del neonato;

- la partecipazione del padre alle attività di accudimento del piccolo alleviando la madre dalle troppe incombenze;

- il dialogo rispetto a emozioni, aspettative, difficoltà, paure, incertezze, ecc.;

- le basi su cui si è costruito il rapporto di coppia;

- la cura dell’altro e non solo del neonato;

- la cura di sé, diventare mamma non significa dimenticare di essere anche una donna con accanto il proprio uomo.

E’ quindi importante che la donna conquisti nuovamente la sua forma fisica, non solo per il partner, ma soprattutto per se stessa. Anche questo aspetto ha un peso nella relazione di una coppia che ha avuto un bambino. Molte donne dopo il parto pensano di aver raggiunto lo scopo più importante della loro vita, diventare madri, e per questo motivo iniziano a trascurare se stesse, il proprio corpo e il modo di vestirsi.

In realtà, si può essere mamme ma non per questo dimenticare il tempo che prima si dedicava a se stesse. Questo punto non va sottovalutato perché ha un’ulteriore implicazione: l’uomo ha bisogno di più tempo per realizzare di essere diventato padre, sia perché l’allattamento spetta alla madre e quindi è meno coinvolto nell’atto nutritivo (a meno che il neonato non sia allattato con latte artificiale o che la madre non usi il tiralatte), sia perché solitamente interagisce meglio con il figlio quando questi ha maggiori competenze comunicative. Tali competenze con la madre non servono visto l’attaccamento più viscerale che il bambino ha nei suoi confronti dovuto ai mesi passati nella pancia durante la gravidanza e all’allattamento naturale. Non bisogna quindi dimenticare le necessità dell’uomo che apprezzerà di avere accanto a sé una donna che ancora tiene alla propria bellezza e avvenenza e che quindi sia sempre una compagna e non si trasformi solo in una madre.

È quindi necessario un periodo fisiologico di adattamento alla nascita per la coppia, ma se questa fase si prolunga troppo allora può essere utile rivolgersi ad un esperto per farsi aiutare a ritrovare una sintonia di coppia. L’eventuale aiuto va richiesto non troppo tardi, perché sono tante le coppie che dopo la nascita di un figlio, si sfaldano e si separano. Il motivo più comune è il tradimento dovuto alla perdita di punti di riferimento nella coppia e che quindi porta, solitamente l’uomo, a cercare altrove ciò che non trova più nel rapporto con la sua compagna.

Superato il periodo di assestamento, le coppie più solide riescono a ritrovare sintonia e benessere all’interno del nuovo assetto familiare. A questo punto i genitori devono riuscire a crescere il figlio trasmettendogli sensazioni positive di serenità, stabilità e affetto. Il padre e la madre devono anche ritrovare dei loro spazi di coppia dove il bambino non è coinvolto così da potersi dedicare esclusivamente l’uno all’altra: in questo modo daranno nuova linfa vitale alla relazione e il loro bambino crescerà con due genitori felici e innamorati.

San Valentino è una di quelle feste come il Natale che presuppone la presenza di persone speciali accanto. Pertanto chi è felicemente in coppia deve solo decidere se festeggiare o no, mentre chi non  ha un partner può trovarsi nella triste situazione di immalinconirsi solo alla vista di una scatola di cioccolatini. Altra storia vale per chi è in coppia ma non ha voglia di festeggiare né il 14 febbraio né altri giorni dell’anno. Per queste persone è pensato questo articolo nel tentativo di indicare una strada a quelle coppie che da festeggiare hanno ben poco, ma che alla fin fine vorrebbero ancora un motivo per ritrovare la voglia di scriversi un bigliettino d’amore, regalare una rosa rossa o aspettare con emozione di rivedere il partner.

Il 14 febbraio spesso si rivela la scusa più banale per acquistare un regalo per il compagno o la compagna o per passare una serata romantica insieme. Ben venga la festa degli innamorati se è solo l’inizio di una serie di novità e se si pensa che da sempre si inneggia alla quotidianità delle sorprese, dei baci, delle carezze e degli spazi dedicati alla coppia troppo spesso trascurati.

Recuperare un rapporto in crisi non è poca cosa. Molto dipende da quanto tempo si sta assieme, dall’età dei partner, dalle esperienze vissute, da quanto tempo durano i problemi e dalla rispettiva capacità di dialogo. Proviamo a trovare alcune possibili soluzioni per ristabilire un’intesa di coppia.

Uno dei motivi principali di una crisi in un rapporto è la routine. Le abitudini con il tempo prendono il sopravvento, prevalgono stanchezza e pigrizia, si perde lo slancio di fare cose improvvisate. Questo è il momento per ritrovare un contesto in grado di far riaffiorare la voglia di stare insieme, inserendo qualche novità, come un fine settimana romantico lontano da tutto ciò che è legato alla quotidianità.

Un altro elemento critico riguarda le argomentazioni su cui ci si focalizza durante un litigio: di solito vengono evidenziate mancanze e difetti del partner. Si può invece provare a fare un passo indietro nel passato, a riscoprire i motivi per cui ci si è innamorati e a confrontarsi con il partner su questi elementi. Una visione positiva dopo tante discussioni non può che essere uno stimolo per riflettere su quanto sta accadendo all’interno del rapporto.

Inoltre, durante un litigio è importante cercare di ascoltare cosa ha da dire l’altro e non fare finta di nulla dando libero sfogo a tutta la propria frustrazione. Il rischio è che con il passare del tempo le discussioni diventino sterili e non sfocino invece in un confronto sincero.

È importante a questo punto ritagliarsi degli spazi da condividere, come probabilmente avveniva all’inizio del rapporto. È necessaria anche l’idea di ritrovare quei piccoli gesti affettuosi dell’innamoramento. Non dare mai per scontato il rapporto è una regola fondamentale da non dimenticare.

Un altro errore è sentirsi troppo sicuri del partner, senza che vi sia più la voglia di conquistarlo perché ormai il suo amore è dato per scontato.

E allora bisogna darsi da fare e trovare una buona idea per il giorno degli innamorati, ma anche per tutti i giorni a venire. Questo non significa prodigarsi in regali tutto l’anno, anche perché data la crisi economica attuale il progetto risulterebbe probabilmente fallimentare ancor prima di cominciare, ma piuttosto di trovare tanti modi per comunicare il proprio amore che non necessitino di denaro, ma solo di fantasia e sentimento.

Anzi forse l’idea di impegnarsi nel dimostrare il proprio amore senza l’aiuto di un regalo rende tutto più impegnativo e per questo più ricco di significato per la coppia in crisi. Invece di cercare un regalo in un negozio, è più utile trovare un modo per esprimere il proprio amore in modo originale, organizzando una sorpresa, una gita romantica, compiendo gesti affettuosi e ricchi di attenzioni o semplicemente pronunciando più spesso la frase: “Ti amo”. D’altra parte sono queste le cose importanti che mantengono vivo un rapporto.

E allora ben venga San Valentino se questo giorno indica una ripartenza della vita di coppia, fatta di condivisione, voglia di intimità, di coesione e di trascorrere più tempo possibile con il partner. Antoine de Saint-Exupéry scriveva: “È il tempo che tu hai perduto per la tua rosa che ha fatto la tua rosa così importante”. Se i petali della vostra rosa sono caduti, non importa, prendete un seme, piantate il vostro fiore e questa volta prendetevi cura di lui tutti i giorni, finché non sarà cresciuto di nuovo, bello come e più di prima.

Tante sono purtroppo le famiglie disgregate dove i figli crescono con genitori separati. L’estate è un periodo in cui questo fenomento è particolarmente evidente, dal momento che i genitori trascorrono le vacanze separatamente e di conseguenza i bambini trovano divise le loro mete estive in due frangenti a seconda di ciò che ha deciso ciascun genitore rispetto alle proprie ferie. Le separazioni e i divorzi spesso avvengono in modo consensuale, dove la coppia decide di comune accordo di lasciarsi, ma altrettanti sono i casi di separazioni difficili in cui i coniugi si fanno una vera e propria guerra per motivi economici, per l’affidamento dei figli, per ripicche, ecc. Un tipo di intervento professionale che può essere utile tentare in questi frangenti è la mediazione familiare.

Questo intervento è rivolto alle coppie ed ha lo scopo di riorganizzare le relazioni familiari laddove c’è la decisione di separarsi e/o divorziare. L’obiettivo primario della mediazione familiare è raggiungere una cogenitorialità, cioè salvaguardare la pari responsabilità dei genitori nei confronti dei figli. La mediazione familiare affonda le proprie radici in varie discipline quali la psicologia, la giurisprudenza e la sociologia e utilizza tecniche volte ad appianare il conflitto, a trovare un giusto percorso per una negoziazione fruttuosa e una mediazione efficace. Affinché si possa intraprendere un percorso di questo tipo è fondamentale che non vi sia un percorso giudiziale in corso. Infatti lo scopo è raggiungere un accordo al di fuori del sistema giudiziario a cui si ricorre solo per definire legalmente i punti in comune raggiunti.

La mediazione familiare si attua attraverso una figura professionale, il mediatore familiare, che guida la coppia durante la fase di separazione e poi di divorzio. Il mediatore indirizza la coppia verso una negoziazione delle questioni emerse a causa della separazione e volge l’attenzione dei coniugi a cercare un accordo che soddisfi le esigenze di tutti i componenti della famiglia. Strumento fondamentale è il dialogo che porta a toccare argomenti quali l’affidamento dei figli, le modalità comunicative dopo la separazione, la divisione dei beni, l’assegno di mantenimento, l’assegnazione della casa coniugale, ecc. Affinché raggiunga il suo scopo, il mediatore deve porsi in una posizione imparziale con l’unico intento di favorire la comunicazione spesso interrotta dai conflitti che poi hanno portato alla separazione.

Il mediatore cerca di favorire la cooperazione, la collaborazione e l’empatia nella coppia, così da guidare ciascun genitore a ridefinire la propria identità in un contesto familiare che sarà diverso da quello vissuto fino ad allora. Grazie ad un clima sereno ciascun membro della coppia sarà portato a cercare una soluzione ai rispettivi problemi e ad esplorare possibili alternative che siano funzionali al benessere di tutti, in particolare dei figli.

Il percorso prevede alcuni incontri per creare un clima emotivo di collaborazione per fare poi un bilancio delle scelte fatte e delle implicazioni delle decisioni prese. Devono essere successivamente individuati gli argomenti che portano alla conflittualità così da iniziare un dialogo che abbia lo scopo di trovare dei punti di riflessione e di negoziazione. È inevitabile dover scendere a patti e accettare dei compromessi, ma ciò rientra nel clima di scambio e reciprocità che si vuole mantenere in accordo con gli obiettivi che entrambi i coniugi si sono prefissati all’inizio del percorso.

La mediazione familiare si è molto diffusa e ciò si spiega innanzitutto grazie all’innalzamento del livello medio di istruzione della popolazione. Attualmente i coniugi sono maggiormente in grado di arrivare a decidere soluzioni funzionali negli accordi di separazione, se aiutati a gestire la loro conflittualità. Diventano loro stessi i veri esperti, coloro che possono decidere della propria vita e di come gestire i compiti genitoriali. È indubbiamente un percorso reso possibile dal riconoscimento delle potenzialità insite nella coppia stessa. L’accordo raggiunto dovrà essere volontario, mutuamente accettabile e durevole. La mediazione familiare è destinata a coppie sposate o non sposate, prima o anche successivamente l’entrata nel processo giudiziale per la dissoluzione del rapporto coniugale.

È evidente la positività di un processo decisionale assistito, ma attivo, come quello della mediazione dei conflitti legati a separazione e divorzio. Le ricerche testimoniano che, rispetto alle procedure legali tradizionali, è più rapida nel tempo, è meno onerosa e meno emotivamente costosa. Si è notato anche un miglioramento a lungo termine del clima relazionale, anche se la mediazione spesso non è in grado di migliorare climi altamente disfunzionali (Buzzi, 2000). Non dimentichiamo che l’interesse primario nei casi di separazione e di divorzio deve essere sempre quello del minore, in modo da garantirgli un rapporto diretto e continuativo con entrambi i genitori.

Gli adolescenti si trovano sospesi in un mondo che fa loro abbandonare l’età infantile per approdare gradualmente in quella adulta. Il percorso è lungo e difficile e spesso i giovani cercano delle scorciatoie, come quella di fumare, per sentirsi grandi. Il fumo assume per alcuni adolescenti la funzione di affermazione anticipata dell’essere adulto.

Il fumare rappresenta un comportamento, criticato dal punto di vista della salute ma accettato nel mondo degli adulti, pertanto gli adolescenti ritengono che il fumo sia il modo facile di potersi affermare nella società in qualità di adulti. Molte ricerche infatti indicano che c’è un’alta correlazione tra i ragazzi che fumano e che mettono in pratica altri comportamenti a rischio, come avere rapporti sessuali precoci e fare uso di alcol (Bonino, 2005).

I ricercatori hanno riscontrato che sono più inclini a fumare i giovani che sembrano più smarriti nel loro mondo adolescenziale e meno capaci di trovare soddisfazione in altri campi. Sono ragazzi che hanno meno sostegno e regole da parte della famiglia d’origine e non mettono in pratica progetti tesi a valorizzare la propria autostima e a dare un senso di progettualità alla propria vita e al proprio futuro. Infatti questi giovani hanno spesso una visione negativa e pessimistica del futuro, in cui non vedono prospettive di realizzazione personale.

Gli adolescenti che non usano il fumo per anticipare l’età adulta, pare che vivano meglio il periodo dell’adolescenza, guidati dalla famiglia. Sono giovani che pensano di seguire un percorso scolastico lungo, trovando soddisfazione in ciò che fanno e con stimoli legati alla vita futura. Per loro il periodo dell’adolescenza è vissuto con meno conflittualità e pertanto con minore voglia di anticipare i comportamenti adulti, come il fumare (Bonino, 2005).

Gli adolescenti che non fumano hanno un approccio più positivo alla scuola rispetto a coloro che fumano che invece hanno risultati peggiori. In sostanza i giovani non fumatori vivono meglio la loro condizione di studenti da cui traggono soddisfazione, oltre ad avere un rapporto con la famiglia positivo e sereno che offre loro la possibilità di confrontarsi e riuscire a seguire le regole date loro dagli adulti. Ciò non li rende dipendenti in senso negativo, ma piuttosto capaci di poter fare determinate esperienze nell’età giusta. Infatti i giovani che assumono anticipatamente il ruolo da adulto, lo pagano poi a lungo termine, in quanto costituirà un limite a realizzazioni migliori e più fruttuose.

I ricercatori ritengono che i giovani che non hanno bisogno di affermarsi attraverso il fumo ed altri comportamenti da adulti, sono in grado di vivere altre forme più mature che riguardano la sfera degli adulti, come: assumersi le responsabilità, avere la capacità di progettare il futuro, sviluppare la partecipazione sociale. Un aspetto interessante è che i giovani che scelgono di anticipare l’età adulta adottando comportamenti come il fumo, quasi sempre lo fanno all’insaputa dei genitori. Questo atteggiamento trasgressivo si associa anche al rischio che crea eccitazione. Nonostante la tendenza  all’omogeneità di comportamento tra i due sessi, nelle femmine sembra assumere una vena più trasgressiva.

Vi è un’alta correlazione tra tutti i comportamenti a rischio e ciò significa che non si presentano in forma isolata, ma piuttosto come una costellazione di comportamenti simili che portano a seguire un determinato stile di vita (Bonino, 2005). Nella decisione di iniziare a fumare, fondamentale è l’approvazione del gruppo e il fatto che gli amici fumino. Il fumo in questo frangente non è un comportamento solitario, ma di gruppo, tanto da portare i fumatori a non avere amici che non fumano.

Ciò conferma il fatto che i giovani tendono a rafforzare la propria identità scegliendo amici e compagni simili a se stessi. Di conseguenza, i gruppi si costituiscono e tendono a differenziarsi sempre più in base a questa caratteristica e crescendo i fumatori hanno un numero sempre più alto di amici fumatori. Il fumare inoltre sembra facilitare l’inserimento nel gruppo, al punto che i ragazzi che non fumano si sentono più facilmente tagliati fuori dalle attività svolte dai ragazzi della loro età, temono di non riuscire a farsi degli amici e si sentono socialmente più incerti.

Il fumo è un modo per fare cose da grandi e non più da bambini. In questo senso il fumo viene inteso come un rito di legame, come modalità ritualizzata di entrare in relazione con il gruppo, di unire i partecipanti e di accomunarli. Il fumo infatti condivide molti dei tratti dei comportamenti ritualizzati, caratterizzati da ridondanza, esagerazione e semplificazione del gesto. Pensiamo alla sequenza rituale del fumo: dalla richiesta o dall’offerta, all’accensione, all’inalazione, allo sbuffo, allo scambio della sigaretta accesa.

Gli adolescenti provenienti da famiglie con uno stile educativo permissivo risultano maggiormente coinvolti nel fumo; al contrario uno stile educativo autorevole svolge un ruolo protettivo, sia riguardo al coinvolgimento che allo smettere di fumare. È fondamentale la copresenza del sostegno empatico e della fermezza genitoriale tale da indurre una minore esigenza di trasgressione, un minore orientamento verso il gruppo e una maggiore accettazione della propria condizione adolescenziale (Bonino, 2005).

In conclusione, è chiaro come i giovani nel periodo dell’adolescenza cerchino in ogni modo di mettere in atto comportamenti (che andranno a sedimentarsi nell’età adulta) che permettano loro di affermare la propria identità e di costruire una rete di relazioni sociali e affettive. Ci sono giovani che riescono a raggiungere tali obiettivi senza mettere in pericolo la propria vita, mentre altri optano per i comportamenti a rischio. È per questo motivo che sono fondamentali le attività di promozione della salute e di prevenzione dei comportamenti che mettono a repentaglio il proprio benessere, messi in atto nelle scuole e nelle famiglie attraverso il dialogo, il confronto, l’esempio e la condivisione.

 Arriva un momento nella vita in cui ogni persona innamorata inizia a pensare di aver trovato la persona giusta, quella che ha quel quid in più, quel non so che di diverso da tutte le altre, quella con la quale vorrebbe costruire un futuro insieme e per cui farebbe di tutto, andrebbe persino in capo al mondo. In quell’istante ogni innamorato vorrebbe con tutto il cuore che possa avverarsi la frase che tante volte da bambini abbiamo ascoltato credendoci fermamente e forse un po’ meno da adulti, spesso disillusi e delusi dalla vita: "e vissero per sempre felici e contenti". Questa espressione posta al termine di ogni fiaba che si rispetti inserita nella realtà lascia un po’ sconcertati. Nella vita di tutti i giorni, dai fatti di cronaca e di gossip siamo bersagliati di notizie che mettono in primo piano le stime negative riguardo alle unioni che hanno successo, rispetto all’aumentare della quantità di coppie che si separano civilmente oppure che arrivano ad odiarsi dopo essersi tanto amate.

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3 Novembre 2009 at 13:53 e taggato , , , , , , , , ,  | Commenti disabilitati | Permalink