Due sono le categorie di persone più a rischio per maltrattamento: i minori e gli anziani. In entrambi i casi infatti i soggetti interessati sono deboli perché incapaci o impossibilitati a difendersi e a denunciare i fatti.

Negli ultimi anni ci sono stati moltissimi procedimenti giudiziari legati a maltrattamenti di minori e anziani. Solo dall’inizio del 2016 ci sono stati molteplici casi accertati dai carabinieri (Panorama – Francalacci, 1 agosto 2016). Nel febbraio 2016 in una scuola a Pavullo nel Frignano, comune montano in provincia di Modena, è emerso che l’insegnante sottoponeva gli alunni a violenze fisiche come schiaffi, percosse, spinte, minacce. Una insegnante aveva persino punito una bambina lasciandola all’aperto a 700 metri di altitudine in pieno inverno. Gli alunni terrorizzati non volevano più andare a scuola. Lo stato d’animo angosciato di questi bambini ha allertato alcuni genitori che hanno sporto denuncia da cui poi è partita l’indagine.

Sempre a febbraio 2016 in un asilo di Pisa una maestra si rivolgeva così ad alcuni bambini da 1 a 3 anni: “Rincoglionito, oggi ti faccio del male, sciocco stai zitto, ti metto fuori al freddo, sei duro come il muro, a te oggi niente frutto, levati di torno, boia! Vai a piangere in bagno, con te non ci parlo”. Oltre ad insulti e urla, questa maestra picchiava anche i bambini. La donna è finita agli arresti domiciliari.

Nell’aprile 2016 una maestra di Bisceglie picchiava e offendeva i bambini che non mangiavano o non obbedivano.

Ancora nell’aprile 2016 un’educatrice di un asilo comunale di Roma maltrattava con schiaffi, scossoni e grida bambini di età compresa tra i 12 e 24 mesi.

Nell’agosto 2016 in un asilo del quartiere Bicocca di Milano il titolare e la coordinatrice della struttura sono stati arrestati. Alcuni bimbi sarebbero stati più volte legati con cinghie alle sedie, altri chiusi al buio in stanzini e trattenuti dentro a lungo terrorizzati nonostante urla e pianti disperati. In un caso è stato rilevato in ospedale anche un morso dato sul collo vicino all’orecchio ad un piccolo di circa 2 anni da parte della donna.

Molti casi riguardano anche gli anziani. Nell’ottobre 2016 ad Acerno nel salernitato sono state emesse diciotto misure cautelari nei confronti del direttore e degli operatori di una casa di cura per anziani che devono rispondere per maltrattamenti continui e aggravati. Razioni di cibo minime, schiaffi, minacce, bestemmie, strattoni. Erano queste, come dimostrano le intercettazioni audio e le riprese video agli atti dell’inchiesta, le condizioni quotidiane di vita per una trentina di anziani e sofferenti psichici ospiti in questa casa di cura. Non avevano spesso neanche il permesso di comunicare con i propri parenti e non potevano usufruire liberamente dei servizi igienici. «Posso andare in bagno?» chiede un anziano e l’assistente con crudeltà risponde: «Quando stai per morire». E poi ancora: «Ti sfondo la testa». E in sottofondo il pianto dei poveri pazienti (Corriere della Sera – Coppola, 19 ottobre 2016).

Ancora nell’ottobre 2016 anziani ultrasettantenni e anche una donna di oltre 90 anni, insultati, strattonati, vittime di violenze fisiche e morali. È accaduto in una casa di riposo di Gioia del Colle dove, stanca di subire maltrattamenti da parte di una operatrice sanitaria, un’anziana ospite ha deciso di reagire e ha raccontato tutto alla responsabile della struttura che ha messo fine alle vessazioni facendo arrestare la responsabile (La Gazzetta del Mezzogiorno – Laforgia, 22 ottobre 2016).

Riguardo agli anziani, la tendenziale crescita demografica della popolazione di età avanzata ha posto la società di fronte al problema dell’assistenza agli anziani. La persona in età senile frequentemente si trova, alla fine, a perdere la propria indipendenza per eterogenee motivazioni: giunge, quindi, ad instaurare rapporti di dipendenza domestica, medico-igienica, motoria e socio-emotiva.

È bene tenere presente che i casi di maltrattamento ai danni delle persone di età avanzata che giungono alla Magistratura sono presumibilmente una minima parte della reale presenza del fenomeno (Molinelli et al., 2007).

I casi da citare sarebbero moltissimi e questi sono solo alcuni di quelli avvenuti negli ultimi mesi. Si tratta di una lunga e vergognosa scia di violenza che colpisce i soggetti più deboli della nostra società. Come possono infatti denunciare e raccontare bambini piccolissimi o anziani spesso soli o molto malati?

I bambini sono il futuro della nostra società, mentre gli anziani rappresentano la storia e i ricordi e troppo spesso vengono dimenticati e lasciati soli. Entrambe le categorie andrebbero protette e salvaguardate da qualsiasi atto di violenza e maltrattamento nei loro confronti. I minori hanno diritto a costruire il proprio futuro su basi allegre e spensierate; gli anziani dal canto loro hanno diritto di poter vivere una vecchiaia serena.

Riguardo alla tutela dei minori, come è affermato nell’art. 3 della Convenzione Internazionale sui Diritti dell’infanzia, approvata dall’Assemblea Generale dell’ONU il 20 novembre 1989, “in tutte le decisioni riguardanti i bambini che scaturiscono da istituzioni di assistenza sociale, private o pubbliche, tribunali, autorità amministrative o organi legislativi, l’interesse prevalente del bambino deve costituire oggetto di primaria considerazione”.

In quest’ottica, dopo anni di violenze, circa due mesi fa la Camera ha approvato la legge sulla videosorveglianza negli asili e nelle strutture per anziani e disabili. Il provvedimento passa ora all’esame del Senato (Orizzonte Scuola, 19 ottobre 2016).

La videosorveglianza entra quindi negli asili e nelle strutture per anziani e disabili. Le immagini filmate potranno essere visionate solo dopo una segnalazione credibile o una denuncia, e solo dalla la polizia o da un pubblico ministero. Non potranno essere viste da nessun altro, neppure dal personale della scuola.

Inoltre, per l’installazione del sistema di videosorveglianza sarà necessario l’assenso dei sindacati e per la tutela della privacy, la presenza dei sistemi di videosorveglianza dovrà essere segnalata con dei cartelli a tutti quelli che accedono negli edifici monitorati.

Tale provvedimento non tocca solo l’argomento della videosorveglianza, ma entra anche nel merito di una valutazione attitudinale nell’accesso alle professioni educative e di cura ovvero test psico-attitudinali da fare al momento dell’assunzione e poi periodicamente, nonché di formazione iniziale e permanente del personale delle strutture (Orizzonte Scuola, 19 ottobre 2016).

Questo provvedimento è davvero importante, dal momento che ogni forma di violenza ai danni di un minore crea una forte destabilizzazione nello sviluppo della sua personalità, e provoca danni a breve, medio e lungo termine sul processo di crescita del bambino. Tutte le forme di maltrattamento ai danni di un minore possono generare serie conseguenze a seconda della gravità e della durata delle violenze subite.

I bambini maltrattati frequentemente manifestano: pianto costante, panico, paura, accessi di aggressività, comportamenti regressivi, rifiuto di contatto fisico di ogni tipo e ansia eccessiva per gli approcci relazionali. Inoltre, è possibile che si presenti un’eccessiva attenzione per i pericoli in generale e verso l’ambiente circostante. Sono bambini che si mostrano timidi, remissivi e paurosi in ambienti estranei, ma spesso al rientro nel loro contesto diventano aggressivi e sfogano la loro aggressività con la modalità del gioco violento. Va tenuto presente che, in età evolutiva, la psicopatologia è caratterizzata da una flessibilità dei sintomi, poiché il bambino reagisce ad un evento stressante a seconda della sua personalità e, soprattutto in base allo stadio evolutivo in cui si trova, in base alla sua storia pregressa, e al tipo di ambiente in cui vive. I sintomi che il bambino presenta in reazione ad un evento stressante sono sempre aspecifici, e soprattutto sono in relazione ai fattori protettivi e di rischio che ha sperimentato all’interno del suo ambiente familiare (Popolla, 2010).

Non dimentichiamo inoltre che la scuola è un osservatorio priviliegiato della condizione dei minori e che essi, frequentandola per molte ore al giorno e per diversi anni dovrebbero sia poter instaurare rapporti di fiducia con i propri insegnanti sia riuscire ad esprimere più liberamente se stessi, le loro esperienze e anche le loro sofferenze, e non essere invece maltrattati proprio da chi si dovrebbe prendere cura di loro (Iamartino, 2007).

In quest’ottica, la focalizzazione sull’abilità di riconoscere determinate modalità educative come forme di maltrattamento è fondamentale sia in un’ottica di prevenzione secondaria, consentendo al corpo insegnante di rilevare tecniche e prassi educative inappropriate, eventualmente agite al suo interno; sia in termini di prevenzione primaria, se si opera per incrementare la capacità dei docenti di riflettere e controllare le proprie condotte professionali, potenzialmente sfociabili in un maltrattamento dell’alunno (Caravita e Miragoli, 2007).

Grazie all’approvazione del provvedimento sull’inserimento delle telecamere negli asili e nelle case di cura, sia la scuola sia il contesto medico-assistenziale sono coinvolti in prima linea nella prevenzione del disagio e di conseguenza nella diffusione e nella somministrazione efficace di interventi volti alla promozione del benessere psicologico e della tutela della salute fisica e mentale dei bambini e degli anziani (World Health Organization, 1990; Miragoli e Caravita, 2007).

“Basta, diamoci un taglio!”. Questa frase è particolarmente calzante se si pensa a quante volte si è ipotizzato di cambiare radicalmente qualcosa della propria immagine attraverso un semplice taglio di capelli e quanto spesso questo desiderio è collegato ad una fase di cambiamento della propria esistenza. Accade spesso che una variazione nel proprio look vada di pari passo a qualche evento importante che è capitato sia esso positivo (la nascita di un figlio, il matrimonio, una promozione nell’ambito lavorativo, una nuova casa, ecc.) o negativo (il divorzio, un  lutto, ecc.).

Il taglio di capelli è indice di una chiusura di un capitolo della propria vita e di un’apertura di una nuova pagina da scrivere. Non solo il taglio, ma anche la modifica del colore può indicare la voglia di rinnovarsi e di vedersi in modo diverso. La chioma esprime infatti  l’emotività e  la personalità di ciascuno, in particolare delle donne che optano per taglio, colore o permanente a seconda dell’immagine che desiderano dare di sé all’esterno e sulla base del potere attrattivo che pensano una determinata capigliatura possa donare loro. Infatti, la capigliatura è una variabile importante da considerare nell’attrazione fisica e nell’immagine perché può essere manipolata cambiando appunto colore, lunghezza e stile dei capelli. Storicamente la lunghezza o il taglio dei capelli si sono rivelati un segno di status, di appropriatezza nell’ambito sociale e di distinzione di sesso.

Negli uomini i capelli lunghi, già prima del musical Hair degli anni Settanta, possono indicare sia il selvaggio, sia l’artista bohémien sia i re dei Franchi, che avevano l’abitudine di esibire una lunga chioma liscia come segno di potere e maestà, per differenziarsi dai sudditi. L’imperatore romano al contrario li tagliava corti per esprimere superiorità e fino ai giorni nostri i capelli corti sono rimasti a indicare cura di sé, adesione alle regole e alto status sociale (Montefiori, Corriere della Sera, 31 dicembre 2012).

Nella mitologia e nella letteratura il colore e la lunghezza dei capelli hanno sempre avuto un importante significato simbolico; si pensi alla forza di Sansone legata alla lunghezza della sua chioma. Nelle fiabe le principesse solitamente hanno capelli lunghi e biondi, mentre le streghe hanno capelli neri. Tradizionalmente le bionde hanno rappresentato personaggi dal carattere buono come angeli, sante, ecc., mentre le brune hanno solitamente rivestito ruoli con una valenza negativa.

In una ricerca (Rich & Cash, 1993) che ha preso in esame le riviste dell’epoca si è visto come  nel 1970, rispetto al 1960, in copertina ci fosse una prevalenza di immagini con modelle bionde; ciò è significativo per le implicazioni a livello sociale nell’ambito dell’apparenza e dell’immagine. Un altro studio (Furnham & Joshi, 2008) ha dimostrato che da parte degli uomini vi è uguale preferenza per le donne more e bionde, mentre la lunghezza dei capelli non è stata considerata un fattore di attrazione. Un’altra ricerca (Weira & Fine-Davis, 1989) ha evidenziato come lo stereotipo della bionda svampita esiste negli uomini ma non nelle donne, mentre la rossa con temperamento forte è uno stereotipo che esiste sia nelle donne che negli uomini. Altro pregiudizio è che la mora o la castana siano più affidabili sia a livello personale sia lavorativo.

Da ciò si evince come gli stereotipi siano diffusi: le donne bionde avrebbero un carattere dolce e sensuale, quindi tingersi i capelli di  biondo enfatizzerebbe il desiderio di essere più seduttive; le more mostrerebbero una fisicità più istintiva, le rosse ribellione e carattere poco docile. Per gli uomini ha meno rilevanza il taglio dei capelli, ma quando avviene un cambiamento drastico nel look, come peraltro per la donna, vi sono indicatori di desiderio di: sedurre, voltare pagina, cambiare, a causa di qualcosa di molto positivo o di traumatico che è avvenuto nella propria vita.

La lunghezza dei capelli in una donna può dire tanto di lei. Una donna con i capelli corti può indicare una persona sportiva, pratica, sbarazzina, elegante o che ha poco tempo da dedicarsi. Lo stesso vale per una donna che tende a tenere i capelli raccolti: ha necessità che siano a posto e quindi anche in questo caso si evidenzia la praticità. Colei che sceglie di tenere i capelli lunghi deve sicuramente dedicarvi più  tempo e cure per non sfibrarli e mantenerli in salute; questi elementi sono indicativi di una donna attenta alla propria femminilità e che dedica tempo a se stessa. Questi elementi vanno poi di pari passo con il proprio modo di toccare, manipolare e affondare le mani nei capelli.

Quante donne quando vanno dal parrucchiere chiedono di avere lo stesso look della loro stella del cinema preferita. Pensiamo ad alcuni capelli che hanno fatto epoca: il famoso taglio scalato di Farrah Fawcett, il corto spettinato di Meg Ryan, il biondo platino di Marilyn Monroe, il corto classico di Lady Diana, la capigliatura curly di Sarah Jessica Parker, i lunghi riccioli di Julia Roberts, ecc. D’altro canto quanti maschi, soprattutto ragazzini e adolescenti, scelgono di avere la stessa chioma del loro calciatore preferito. Pensiamo infatti alle creste di giocatori famosi come: Balotelli, El Shaarawy, Hamsik, Neymar, Boateng. Molti uomini invece amano portare i capelli rasati come i marines, ai quali associano forza e virilità.

Spesso, al desiderio di emulare il taglio e il colore dei capelli di un personaggio famoso, è associata la fantasia di poterne acquisire alcune caratteristiche personali, legate a qualche ruolo cinematografico particolarmente amato, a doti sportive o fisiche. I capelli inviano molti messaggi non verbali: danno informazioni su di noi, sulla nostra vita, sul nostro stato d’animo, sulla nostra salute, sul nostro desiderio di seguire le mode oppure di ribellarci ad esse con capigliature anticonvenzionali e fuori dalle righe, sulla nostra voglia di puntare sulla seduzione o sull’eleganza.

In conclusione, come scrive Niccolò Fabi in una sua canzone: “Io vivo sempre insieme ai miei capelli nel mondo, ma quando perdo il senso e non mi sento niente io chiedo ai miei capelli di darmi la conferma che esisto e rappresento qualcosa per gli altri di unico, vero e sincero”.

Avere in casa un cane e prendersi cura di lui è un’esperienza appagante e arricchente, soprattutto per un bambino che ne trarrà tanti insegnamenti utili per la sua crescita e per il suo futuro. Il cane diventerà per il bambino un amico fedele e insostituibile e in compenso il piccolo si prenderà cura del suo amico a quattro zampe, dandogli da mangiare o portandolo a spasso.

I bambini vivono con i cani un’intesa speciale, dettata anche dal fatto che questi animali mantengono un aspetto puerile, tanto che spesso gli adulti si stupiscono nell’osservare dei bambini piccoli giocare serenamente con cani di grossa taglia, come se fossero due cuccioli.

Un presupposto importante che va spiegato al bambino è che il cane non è un regalo o un giocattolo, ma un essere vivente che prova gioia alla presenza del padrone o nel giocare con altri cani, delusione per l’assenza di qualcuno che si prenda cura di lui, dolore per la perdita di una persona che lo ha accudito con amore.

Far crescere un bambino con un animale è un progetto educativo che aiuta il piccolo a responsabilizzarsi verso chi è più debole e ad assumere un atteggiamento altruistico anche da adulto. Il bambino si abitua al contatto fisico intenso che può dare la vicinanza di un animale, fatto di carezze e di giochi, ma anche di cure come, ad esempio, pettinare il cane.

La presenza di un animale domestico, soprattutto nel primo periodo di vita, può sviluppare sentimenti di empatia con il “pet” e di conseguenza migliorare le capacità relazionali con gli altri. Il rapporto che bambino e cane costruiscono è basato su un affetto incondizionato e intimo.

Il bambino che cresce con un cane rivestirà ruoli diversi a seconda del periodo di vita in cui si trovano entrambi: il bimbo sarà colui che si prende cura del cane cucciolo, ma sarà invece protetto dal cane che viene introdotto in casa in età già adulta.

La presenza di un animale in casa può essere un valido sostegno affettivo per un bambino. Molti genitori sono spaventati dai problemi igienici che potrebbero derivare dal possedere un animale domestico, ma se l’animale che vive in famiglia è sano non può essere di nessun rischio per la salute del bambino (un animale si considera sano quando è regolarmente vaccinato e sottoposto a controlli periodici dal veterinario). Naturalmente, la casa ha bisogno di maggiori cure e attenzioni rispetto alla pulizia degli ambienti.

Il bambino può trarre moltissimi vantaggi psicologici dall’avere un amico a quattro zampe. Prima di tutto l’amicizia con un animale, come il cane o il gatto (con i quali è più immediata l’interazione), stimola il bisogno del bambino di dare e ricevere affetto. Inoltre, accudire un animale e sapere che il suo benessere dipende in buona misura dalle proprie cure, per un bimbo rappresenta un’esperienza formativa importante che fa sviluppare un forte senso di responsabilità e altruismo. Prendendosi cura di un altro essere vivente, il bambino comprende i propri limiti, ma anche quelli degli altri. Assume una visione più aperta verso il mondo, impara a comunicare e ad accettare il prossimo. Anche la dimensione della natura e della vita in senso lato assumono una forte valenza: il bambino osserva l’animale che nasce, si accoppia, gioca, cresce, soffre, muore.

Partecipare al ciclo di vita del suo animale, permette al bambino di entrare in contatto con i grandi temi della vita che normalmente gli sono preclusi dagli adulti. Infatti, la separazione dovuta alla morte del suo fedele amico, pur essendo un evento penoso per il bambino, rappresenta un primo passo verso la vita che purtroppo avrà in serbo per lui altri distacchi dolorosi.

Sfortunatamente capita spesso che per seguire la moda oppure per accontentare un capriccio del proprio figlio, alcuni genitori acquistino con superficialità animali domestici o addirittura esotici, sradicati dal proprio mondo naturale e costretti a condurre una vita umanizzata e sofferente. Privati dei loro punti di forza questi animali diventano dipendenti in tutto e per tutto del loro padrone che diviene l’unico mediatore con il mondo esterno. In questo modo il rapporto tra animale e uomo è squilibrato e insano, tanto che gli animali tendono ad essere considerati degli oggetti o risultano antropomorfizzati.

Cosa insegnare dunque ai bambini affinché instaurino un rapporto sano ed equilibrato con il loro amico a quattro zampe? Gli adulti devono istruire i figli a rispettare il cane, a non fargli i dispetti come tirargli la coda o dargli colpi addosso, altrimenti si rischia che l’animale, soprattutto se cucciolo, si senta minacciato da comportamenti che il bambino invece mette in atto per giocare. Inoltre, un animale non si sente più amato se viene coccolato oltre misura, ma è felice quando vengono rispettati i suoi spazi e i suoi ritmi e quando si sente libero.

Infine, un piccolo suggerimento per chi vuole prendere un cagnolino per il proprio bambino. Si sa, ci sono tanti cani di razza bellissimi, ma non dimentichiamo che nei canili ci sono centinaia di animali meravigliosi che aspettano solo di trovare un nuovo padrone che si prenda cura di loro in cambio di un amore incondizionato.

Con l’approssimarsi delle vacanze estive, ci si trova ad affrontare la tanto temuta prova costume. Chi durante l’anno ha svolto regolare movimento fisico non ha di che preoccuparsi, ma sono tante le persone che invece si sono trascurate e decidono di fare diete miracolose dell’ultimo minuto oppure iniziano a fare jogging tutti i giorni per smaltire i chili di troppo.

La decisione di iniziare a curare il proprio corpo e di fare movimento va bene, a patto che non sia qualcosa di repentino e momentaneo per il periodo estivo e che anzi serva da trampolino per continuare durante tutto l’anno uno stile di vita salutare e dinamico. Dopo aver preso la fatidica decisione di fare attività fisica, molte persone si trovano a dover sciogliere il dilemma: in casa o in palestra? Altra opzione è anche quella di praticare uno sport che richieda un allenamento costante e che talvolta preveda anche delle prove agonistiche o un saggio di fine anno (ad esempio: calcio, tennis, pallavolo, golf, nuoto, danza, karate, sci, ecc.).

Per coloro che optano per svolgere attività fisica in casa, negli ultimi anni sono comparse sul mercato molte offerte di prodotti per l’home fitness, ossia attrezzi per la palestra in casa, come cyclette, pesi, tapis roulant, video con istruttori che svolgono esercizi da emulare, canali tv che trasmettono attività fisica da seguire in diretta, strumenti multimediali con software di fitness (ad es. la wii) con piattaforma per fare esercizi oppure con cintura fornita di sensore di movimento che in modo interattivo segue i movimenti dell’atleta casalingo e ne “giudica” il livello di bravura, rinforzando il lavoro svolto e i risultati raggiunti.

Ci sono anche tanti canali televisivi che vendono attrezzature promettendo risultati miracolosi, ma attenzione: l’esito sarà positivo solo con la costanza e la dedizione. Chi preferisce svolgere l’attività fisica nella propria abitazione lo fa con varie motivazioni: impossibilità a frequentare un centro sportivo per impegni familiari, difficoltà economiche o mancanza di un mezzo per spostarsi.

Allenarsi a casa ha sicuramente il vantaggio di potersi organizzare in base ai propri orari e ritmi, con la comodità di farsi la doccia a casa e di non prendere freddo d’inverno quando si esce dalla palestra o dal luogo dove si pratica qualche altro sport. C’è quindi chi inizia a svolgere la sua attività al mattino presto prima di andare a lavorare, chi lo fa in pausa pranzo e chi ancora la sera prima di cena. Chi preferisce fare attività fisica a casa di solito ha opinioni negative riguardo agli aspetti sociali di un centro sportivo (ad esempio, sovraffollamento, vergogna nel dover esporre il proprio corpo, ecc.) (Prati e Pietrantoni, 2012).

D’altra parte c’è il rischio che la persona sia troppo indulgente verso se stessa e non sia regolare nell’allenamento. Questo può verificarsi anche nel caso in cui si sia iscritti ad una palestra, ma almeno in questo caso durante la lezione l’istruttore non fa sconti, mentre chi è a casa da solo può tendere a fare meno fatica possibile. Inoltre, la supervisione di un esperto è fondamentale per evitare traumi o lesioni dovute a movimenti scorretti. Per coloro che soffrono di qualche patologia, di un disturbo alla schiena o di problemi alle articolazioni, le conseguenze degli errori potrebbero essere negative a livello vertebrale, articolare o cardiovascolare.

Inoltre, nel proprio appartamento manca il sostegno sociale tipico delle attività svolte in gruppoo in un ambiente sociale che a casa si tenta di sostituire con i personal trainer virtuali dei sofware o dei video. Altro problema dell’allenamento domestico è che facilmente si cade nella ripetitività e nella noia, sia perché non si possiedono le conoscenze adeguate sia perché gli esercizi che le attrezzature consentono di eseguire sono limitati. Di conseguenza in assenza di stimoli sociali e ambientali, il rischio è quello di stancarsi di ripetere esercizi uguali o simili in solitudine e di abbandonare l’attività (Prati e Pietrantoni, 2012).

Un aspetto positivo delle palestre è che oggi sono dei veri e propri centri sportivi polivalenti.Spesso hanno la piscina per fare: nuoto libero, corsi di nuoto, acquagym, spinning in acqua, ecc. In palestra le attività sono molteplici, dalla classica aerobica per passare a fitboxe, spinning, yoga fino ai balli latino-americani. Inoltre molte palestre hanno anche il centro benessere dove ci si può rilassare facendo una sauna, un bagno turco o un idromassaggio. La flessibilità degli orari in cui si può andare in palestra e la variegata offerta dei corsi è sicuramente un aspetto molto positivo, soprattutto per chi tende ad impigrirsi dopo una faticosa giornata di lavoro e non ha la spinta motivazionale per mettersi a fare ginnastica in casa.

Ecco quindi che l’ambiente sociale agisce come leva motivante: la presenza di un istruttore che sprona e incoraggia, il contesto allegro, quel pizzico di competitività, la musica ritmata, l’aver pagato l’abbonamento, sono tutti elementi che invogliano a frequentare la palestra. Il fattore sociale può diventare però un elemento di criticità laddove la persona cerchi solo spazi per chiacchierare con gli altri ed eviti di fare gli esercizi. Per le persone con ansia sociale e che sono in imbarazzo per il proprio corpo (ad esempio, persone con problemi di sovrappeso), il confronto con gli altri può generare senso di frustrazione e indurle così ad evitare di frequentare centri sportivi.

C’è infine chi si affida ad un personal trainer per avere un tipo di allenamento personalizzato ed essere seguito individualmente. Riguardo a chi invece decide di imparare o continuare a praticare uno sport come il calcio, il tennis, il nuoto, ecc. avrà sicuramente la forte motivazione della progressione delle capacità e conoscenze che deve acquisire per poter competere nello sport individuale o di squadra. Inoltre, è un modo molto efficace per creare aggregazione e sviluppare un sano senso di competizione. Chi inizia sin da piccolo a praticare uno sport, solitamente acquisisce e mantiene anche in età adulta un’attitudine mentale a prestare attenzione al proprio fisico e a evitare di fare una vita troppo sedentaria.

In sostanza, non ci sono scuse. Se si vuole praticare movimento fisico ci sono mille modi e, data la tecnologia attuale, anche molto divertenti. Basta trovare il tipo di attività che fa per noi e farla diventare parte di uno stile di vita sano e salutare.

Il nostro Paese sta attraversando un periodo particolarmente complesso da un punto di vista economico e politico. Su quali basi i cittadini prendono le loro decisioni politiche e sviluppano il loro credo in un partito piuttosto che in un altro? In particolare, che peso hanno i mass media in tutto ciò? La riflessione scientifica sugli effetti della comunicazione di massa sul pubblico degli elettori è assai vasta e ricca di risultati, per lo più contrastanti.

È improbabile che i media siano l’unica causa di un determinato effetto ed il relativo contributo è comunque difficile da quantificare. Pertanto, è opportuno accostare all’influenza dei media quella dell’interazione sociale e della comunicazione del politico, in quanto è dalla somma dell’azione delle tre fonti di comunicazione e informazione politica che prende avvio il processo di influenza che, passando attraverso fattori cognitivi, affettivi, ambientali e culturali, attiva le eventuali modificazioni nella condotta politica a livello di partecipazione e scelta elettorale del cittadino.

Per comprendere meglio tale argomento è utile approfondire lo studio degli effetti politici di carattere psicosociale dell’esposizione come l’agenda setting, il framing e il priming. Riguardo all’agenda setting, i media hanno la possibilità di stabilire cosa è importante che la gente sappia, per il semplice fatto di concedere attenzione a certi eventi e di ignorarne altri. Le storie e i temi che telegiornali e quotidiani selezionano ed evidenziano soprattutto in “prima pagina” diventano salienti anche per i telespettatori e i lettori. Tanto più elevata e costante è l’esposizione del pubblico all’informazione (in questo caso politica), tanto più grande è la loro suscettibilità all’effetto agenda setting. La comunicazione mediata nel definire i temi di rilevanza pubblica gioca dunque un ruolo potente nella strutturazione della realtà sociale per le persone. Le persone apprendono quanta importanza dare alle notizie grazie all’enfasi che i media danno ad esse (Mazzoleni, 2004).

Il framing consiste nell’effetto di incorniciamento che i media fanno di una storia, di un evento, di un personaggio politico, ecc.  Ad esempio, argomentare i vantaggi e/o gli svantaggi di un’azione sono scelte di frame, ossia di inquadramento della posizione che si intende sostenere perché risalti nella luce migliore e più convincente (Cavazza, 2006). Analogamente a quanto avviene nell’agenda setting, si suppone che il pubblico esposto ad un’informazione incorniciata in un determinato modo ne rimanga influenzato nella costruzione della personale visione degli eventi, cioè dei propri frames. D’altra parte non dobbiamo dimenticare che, nel processo di influenza dei contenuti mediali, intervengono anche gli schemi interpretativi delle persone, ossia le strutture cognitive basate su conoscenze o esperienze precedenti, che condizionano l’elaborazione delle nuove informazioni (Mazzoleni, 2004).

Infine, il priming, traducibile con “innesco” o “facilitatore”, richiama l’attenzione su alcuni argomenti ignorandone altri, difatti i temi che sono stati al centro dell’attenzione dei telegiornali, dei giornali radio e dei quotidiani sono quelli che vengono più facilmente richiamati alla memoria dalle persone e sono quindi quelli che hanno un maggiore impatto sui giudizi che queste formulano dei leader e dei partiti. In sostanza, vi è un’attivazione differenziata delle informazioni che costituiscono gli ingredienti del giudizio e della decisione (Cavazza, 2006).

In un contesto di processi comunicativi di vario tipo e di crescente frammentazione, indubbiamente si sta assistendo ad una grande trasformazione attraverso i seguenti strumenti: l’enorme moltiplicazione delle fonti di informazione a disposizione del cittadino, in una sorta di esposizione selettiva; la cyber-politica, dilagante nelle campagne elettorali con l’impiego massiccio di internet, che riguarda anche il giornalismo online; i segnali di un divario culturale sempre maggiore tra i cittadini istruiti che si possono permettere la fruizione totale dei contenuti mediali e i cittadini che si limitano ad ascoltare contenuti ed informazioni di carattere popolare; la diffusione dei canali di comunicazione delle minoranze e la fortuna della web-politics, che creano una circolazione di informazioni molto complessa che spezza il monopolio dei tradizionali mezzi di informazione.

In questo scenario in mutamento, nel caso della ricerca sugli effetti politici, si sta osservando un modello di ricezione dei media che riflette l’estendersi di una cultura pick and choose, un comportamento dettato da esposizioni e scelte casuali ed episodiche da parte dei cittadini (Mazzoleni, 2004). Anche la diffusione dei risultati dei sondaggi può avere effetti indiretti nell’influenzare le scelte dei cittadini. I sondaggi, al di là delle informazioni che danno, assolvono a tre funzioni indirette che hanno a che vedere con la persuasione. La prima è quella di consolidare e rilanciare l’immagine positiva di un determinato candidato e indebolire l’avversario; la seconda riguarda l’induzione di un effetto di agenda setting, cioè di affermare il rilievo di alcune questioni politiche a dispetto di altre; la terza riguarda l’induzione di un consenso vero e proprio tramite i meccanismi dell’influenza maggioritaria.

Quanto detto finora mostra quanto sia importante raggiungere l’attenzione del pubblico e focalizzarla su alcuni elementi a dispetto di altri. Di fronte alla difficoltà di catturare l’attenzione delle persone sulle trasmissioni di argomento politico, soprattutto di coloro che sono meno coinvolti dal tema e quindi con opinioni meno definite, la propaganda politica si è orientata sempre di più ad utilizzare lo spot. Quest’ultimo inteso come tipico strumento commerciale, collegato alla diffusa demotivazione delle persone ad impegnare risorse cognitive rilevanti per l’elaborazione di contenuti percepiti come sempre più complessi (Cavazza, 2006). In conclusione, fino a che punto è accettabile che si utilizzino tecniche di persuasione per convogliare su un determinato politico i voti della gente? E se per ipotesi tutto fosse lecito, allora sta a noi informarci, conoscere quali strumenti mediatici vengono utilizzati e calibrare ogni singola scelta. D’altra parte ne va del nostro futuro.

Qualcuno una volta ha detto: “il cane è il miglior amico dell’uomo”. Considerando tutti i “pets” (gatti, criceti, conigli, ecc.) e non solo il cane, c’è da dire che, sebbene gli animali domestici forniscano ai loro proprietari numerosi benefici diretti (ad esempio, tenendo lontani i ladri o gli animali nocivi come i ratti, ecc.), essi possono apportare anche influenze positive a livello psicologico. Infatti, alcune ricerche dimostrano che i proprietari di cani che hanno avuto un infarto, un anno dopo tale episodio muoiono in minore percentuale rispetto a chi non ha animali (rispettivamente 1% vs 7%; Friedmann e Thomas, 1995). Ugualmente, pazienti medicalizzati con animali (in particolare con cani) hanno bisogno di meno visite mediche rispetto a coloro che non hanno animali domestici (Siegel, 1990) e persone sieropositive soffrono meno di depressione rispetto a persone senza animali (Shoda, Stayton e Martin, 2011).

Una ragione per cui probabilmente i proprietari di animali hanno tanti benefici è perché l’animale rappresenta un’importante fonte di sostegno sociale. Numerose ricerche dimostrano che avere una buona rete sociale migliora la salute a livello psicologico e fisiologico. In una meta-analisi di 81 studi, alcuni autori hanno riscontrato che un buon sostegno sociale migliora le funzioni cardiovascolari, endocrine e immunitarie. A supporto di questi risultati, altri ricercatori hanno riscontrato che una scarsa rete sociale aumenta gli indici di mortalità. Inoltre un buon sostegno sociale è fortemente collegato ad un’alta autostima.

Un sondaggio condotto da Associated Press (2009, 2010) evidenzia che il 50% dei proprietari di animali considera il proprio amico “come un membro della famiglia”, il 30% riporta che l’animale dorme con sé nel letto e il 25% delle persone sposate o conviventi afferma che l’animale è un “ascoltatore migliore del coniuge”. È quindi chiaro come avere rapporti interpersonali abbia un effetto psicologico positivo sul proprio benessere, al contrario l’essere esclusi socialmente dagli altri porta a conseguenze deleterie. Quindi se l’animale è psicologicamente “vicino” al padrone, ciò può offrire benefici positivi come la vicinanza di qualsiasi altra persona. Inoltre, quando una persona si sente sola, vede il proprio animale come un modo per avere sostegno sociale. In questo senso, quando i proprietari sono soli, tendono ad umanizzare il proprio animale, presumibilmente per compensare il distacco dall’ambiente sociale (Shoda, Stayton e Martin, 2011).

D’altra parte rivolgere cure ed attenzioni ad un animale domestico permette di capire cosa significa essere responsabili di un’altra vita, spostando l’attenzione sull’utilità di ciò che si fa per l’animale con effetti positivi per la propria autostima. Gli animali si rivelano anche un sostegno morale in tanti periodi difficili della vita, ad esempio quando si perde una persona cara oppure nei momenti di solitudine. Non sempre le persone sono disponibili o in grado di comprendere i periodi di difficoltà che si possono attraversare nella vita, mentre un animale è sempre pronto ad offrire la sua compagnia ed il suo amore. Accarezzare un animale dopo una giornata carica di tensione, aiuta a rilassarsi e a lasciare da parte le preoccupazioni, abbassando i livelli di stress. Infatti, alcuni studi hanno dimostrato che accarezzare un animale, come un cane o un gatto, può abbassare la frequenza cardiaca, indurre una respirazione più lenta e profonda e abbassare la pressione sanguigna. Tutti questi effetti riducono la probabilità di avere un infarto o un ictus.

Ci sono tante persone che preferiscono non prendere un animale adducendo i più svariati motivi: “sporca, costa, ecc.”, ma in realtà il focus riguarda come ogni persona tende a soddisfare i propri bisogni. Chi fa questo tipo di valutazioni mettendo in secondo piano l’aspetto relazionale e altruistico dell’affetto per un animale, probabilmente tende a considerare solo i bisogni primari e materiali legati alla sopravvivenza, come il dormire, mangiare, guadagnare, ecc. C’è chi poi non vuole “l’impegno” di dover badare ad un animale e preferisce essere libero di gestire la propria vita senza vincoli. Altro discorso vale per chi invece vorrebbe un animale ma non può tenerlo per motivi lavorativi e quindi di disponibilità di tempo da potergli dedicare.

Un animale ha bisogno di cure e attenzioni quotidiane e non è pensabile l’idea di prenderlo per  poi parcheggiarlo a casa come un pacco. Occuparsi di un animale ha tra i tanti effetti positivi, quello di spingere una persona a fare esercizio fisico. I proprietari di animali sono più invogliati di altri a fare movimento. In particolare, un cane ha bisogno di camminare e quindi l’essere in qualche modo costretti a portarlo a passeggio fa sì che ciò si ripercuota positivamente anche sul benessere fisico del proprietario. Questo si rivela anche un modo per conoscere altre persone ugualmente amanti degli animali e con le quali condividere questa passione.

I vantaggi non sono solo per gli adulti, ma anche per i bambini. Grazie alla presenza di un animale, il bambino potrà incrementare il suo senso di responsabilità, di affetto e di empatia, migliorare le capacità comunicative e relazionali e apprendere valori positivi come la lealtà, il rispetto e l’amore per se stessi, per gli altri e per gli animali. Valori che si porterà dietro per tutta la vita e che lo renderanno una persona migliore.

Domanda - Sono una donna di 43 anni, ho un figlio di 8 anni,  il mio compagno mi ha lasciata quattro anni fa alla vigilia del mio 39° compleanno, dopo 16 anni insieme. Da allora non riesco a essere felice della mia vita. La fine del mio matrimonio ha segnato la fine di quasi tutte le mie aspettative, avrei voluto avere altri figli, avrei voluto seguire la mia famiglia, mi piaceva cucinare, avrei voluto costruire qualcosa, essere indipendente, avrei voluto essere amata da un compagno di vita. Adesso invece mi sento sola, non realizzata, costretta dalle necessità economiche a svolgere un lavoro che non avrei voluto fare ma che è l’unico che ho e so fare, costretta a vivere con mia madre e a sottostare ancora alle sue regole; costretta dalla salute, dal tempo che passa  e dal fatto che sono sola a rassegnarmi a essere la mamma di un figlio unico. In questi anni, sia da sola che con l’aiuto di figure specializzate, psicologi, sono riuscita a riconquistare il mio amor proprio lavorativo, un minimo di autostima fortemente usurata dal mio exmarito. Ancora oggi ammetto di esserne innamorata dato che non riesco a odiarlo e ne avrei di motivi per odiarlo. Col tempo ho riconquistato la mia salute (l’ultimo anno di matrimonio dovetti fare 6 trattamenti antibiotici perchè mi ammalavo in continuazione e avevo le unghie diventate di burro), ma non completamente (mangio troppo, cerco nel cibo conforto). La mia infelicità attuale deriva dal fatto che mi sento sola, sola perchè di una compagnia maschile, priva di amore, ma non sola sessualmente, ma sola come donna e non riesco a uscire da questa condizione. Ho provato a fare nuove conoscenze ma da che ho iniziato a cercare (circa tre anni),  ho collezionato solo delusioni. Difficile mettere insieme tutto! Attrazione fisica, cervello e uomo. Non sono una bellezza sono la classica matrona con seno grosso, spalle larghe, bassetta, quadrata (sicuramente ho il problema che io esteticamente non mi piaccio).  A 43 anni non è facile trovare un compagno: i miei coetanei guardano le trentenni, quelli un po’ più giovani guardano alle donne come me come a un’ottima soluzione per trovare sesso disinibito a buon mercato; e i più grandi di me solitamente sono uomini rimasti soli perchè hanno qualche problema. Attendo una risposta, grazie e cordiali saluti. Donatella

Risposta - Cara Donatella, forza! È il momento di ricominciare a pensare a te in tutti i sensi. Il tuo obiettivo non è trovare un uomo, ma dedicare del tempo alla cura di te stessa e del tuo corpo. Devi imparare a piacerti. Anche nel rapporto con il tuo ex marito tutta la tua attenzione era dedicata a lui e non a te come persona con i tuoi interessi e le tue passioni. In questo modo si creano solo rapporti di dipendenza totale e di annullamento che quando finiscono lasciano la persona più debole completamente annullata, in quanto priva della sua ragione di vita. Adesso devi imparare a svolgere attività che ti fanno stare bene. Ad esempio, mi scrivi che non ti piaci fisicamente. Fai qualcosa per risolvere questo problema. Come pensi di piacere ad altri se non piaci nemmeno a te stessa? Fai attività fisica, iscriviti ad una palestra, cura il tuo abbigliamento e fai attenzione all’alimentazione. È frequente che chi è deluso dalla fine di un amore usi il cibo come sfogo per riempire un vuoto. Hai 43 anni, sei giovane e hai ancora una vita davanti. Perché sprecarla? Vedrai che quando ti piacerai fisicamente, anche il tuo umore ed il tuo approccio verso gli altri cambieranno. A quel punto sarà giunto il momento per cercare qualcuno con cui condividere il resto della tua vita.

 

Domanda - Sono una donna separata di 44 anni che convive da dieci con un uomo separato di 48 che ha un figlio viziato, maleducato, strafottente e chi più ne ha più ne metta. Ho cercato di instaurare un rapporto con lui di educazione e rispetto da quando aveva 3 anni, impossibile rimane sempre lo stesso. Comunque questo ragazzino ogni weekend, feste comandate e ferie è sempre con noi e io lo accetto a malincuore ma lo faccio. Premetto che anch’io ho una figlia di quasi 17 anni che non ne vuole sapere né del moccioso né del mio compagno e viceversa, faticano ad andare d’accordo! Per vederla sono io che vado a trovarla, lei vive con il mio ex. Comunque io e il mio compagno ci siamo sempre tenuti un paio di settimane all’anno, ogni sei mesi circa, per andarcene per i fatti nostri senza il moccioso. Quest’anno novità nella nostra solita settimana di ottobre di ferie dove ci rechiamo a Roma, vuole venire anche il piccolo mostro. In ferie se ne era parlato per 3 minuti a cena una sera, ora mi ritrovo che il mio compagno ha già detto con la sua ex che il figlio viene con noi a Roma e io lo so solo ora senza averne parlato più. Io ho provato a dire con il mio compagno che per me andare a Roma è il modo di stare con lui e ho finora dei bellissimi ricordi, che non voglio rovinare tutto per il mostricciattolo, ma ormai la frittata è fatta. Cosa devo fare? Mi dia un consiglio. Io sono stufa di subire la presenza di suo figlio sempre e di non aver più un angolo solo nostro in cui rifugiarmi anche solo nei ricordi. La prego mi aiuti non ne posso più, amo il mio compagno alla follia e non so più che fare. Ho paura che prima o poi questo amore si trasformerà in odio per colpa di suo figlio e della sua ex! Grazie mille del suo aiuto in anticipo. Manuela

Risposta - Cara Manuela, cambiare le cose ora dopo 10 anni di convivenza non è affatto semplice. D’altra parte il ruolo del genitore separato è sempre molto difficile, perché si tendono ad avere sensi di colpa che portano ad accontentare i figli in tutto senza considerare le conseguenze a livello educativo, come ad esempio crescere un bambino viziato e strafottente. Non solo, il genitore separato metterà sempre al primo posto il figlio, nonostante stia vivendo un’altra storia importante. Mi rendo conto che avete da anni l’abitudine di questa settimana fissata solo per voi, ma perché a questo punto non la dedica solo a se stessa, lasciando il suo compagno con il figlio ribelle? Potrebbe andare con un’amica a visitare una bella città, in un luogo termale oppure in campagna. Sarebbe una settimana dove potrebbe coccolarsi e fare ciò che più le piace. Rinuncerebbe a stare con il suo compagno, ma eviterebbe di rovinarsi completamente questa vacanza a causa del bambino. In questo modo anche i bei ricordi di voi due a Roma resterebbero intatti. Chissà che poi il suo compagno vedendola così indipendente, non si penta della sua decisione affrettata e magari la prossima volta sarà più attento anche alle sue esigenze.

 

Domanda - Talvolta mi capita di pensare che vent’anni fa avrei potuto fare delle cose che non ho fatto e che quindi mi sono perse. Penso anche che probabilmente fra vent’anni penserò che vent’anni prima, cioè oggi, avrei potuto fare cose che non ho fatto e che mi sono perse. Il fatto è che oggi, per quanto mi sforzi di pensare, non riesco a capire cosa potrei fare affinchè fra vent’anni non mi capiti di dire che vent’anni prima, cioè oggi, non ho fatto cose che avrei potuto fare. Non riesco neanche a capire cosa avrei potuto fare vent’anni fa affinchè oggi non mi dicessi che non le ho fatte. Mi puoi aiutare a capire? Ti ringrazio e ti saluto cordialmente.

Risposta - Caro lettore, tutto dipende da come tendi ad approcciarti alla vita e su che basi fai le tue scelte. Magari ponderi troppo a lungo i pro e i contro di tutte le situazioni che ti si propongono durante la giornata o nel corso dei mesi e degli anni. D’altra parte mi scrivi anche che non sai cosa avresti potuto fare 20 anni fa per non pentirti oggi di eventuali occasioni perdute. Si può essere restii a cogliere le occasioni che la vita ci propone per paura, timidezza, ansia, pensieri negativi, diffidenza, ecc. Ma in questo modo continuerai per tutta la vita ad avere il dubbio di ciò che avresti potuto fare e non hai fatto e di come tutto ciò avrebbe potuto cambiare la tua vita. È un pensare continuamente a “se avessi fatto…”, “se avessi detto…”. La vita non può essere coronata di dubbi, ma piuttosto deve essere vissuta pienamente, senza rimorsi né rimpianti con obiettivi di serenità e fiducia.

 

Domanda - Sono Rosella, una signora di 62 anni (mi pare ben portati) sposata da 39 con un marito che ho sempre definito affettuoso, gentile abbastanza premuroso nei miei confronti, ma che evidentemente nasconde un’anima molto diversa da quella che mi immaginavo. Ne sono sempre stata innamorata, è stato il mio unico uomo. Recentemente, dopo una serie di fatti casuali, ho scoperto che alcuni anni fa è stato con delle prostitute, dapprima per caso (in seguito ad un autostop richiesto) e poi cercata. Dopo un paio di volte molto gradite, sembra che questa ragazza sia sparita dalla circolazione. Allora si è rivolto ad un’altra che però, a suo dire, l’aveva un po’ ripugnato. Al che si è fatto venire i sensi di colpa. Però se non avessi avuto sensazioni di qualche cosa che non andava (non manifestava più desiderio nei miei confronti, strane telefonate che lui spergiura di non conoscere) probabilmente la cosa non sarebbe uscita. Lui assicura che si è trattato di un breve periodo di cui si è strapentito, che è sicuro che non succederà mai più, che mi ama sempre, ma io non riesco più di tanto a perdonare. Per qualche giorno mi sembra di poterlo fare e tutto sembra anche meglio di prima, poi però all’improvviso mi viene una rabbia e lo rifiuto e ferisco. Cosa fare?

Risposta - Cara Rosella, pensa che il vostro rapporto sia esaurito a causa di questi tradimenti oppure ritiene che ci siano dei margini per ripartire da capo ed investire nuovamente nell’altro? Perdonare un tradimento è molto difficile perché va a toccare aspetti intimi della persona, come l’autostima e l’orgoglio. Si prenda del tempo per riflettere senza avere fretta. Se decide di intraprendere la strada del perdono, deve lasciarsi tutti i rancori e la rabbia alle spalle senza che vi sia un clima di sospetto e tensione e cercare di ricostruire qualcosa di positivo con suo marito. Faccia una valutazione tra i vantaggi e gli svantaggi delle varie possibili soluzioni che ha in mente e delle motivazioni che possono aver spinto suo marito a tradirla. Se alla fine il bilancio del rimanere insieme è comunque positivo, insieme createvi degli spazi comuni e cercate interessi da condividere. Magari fate un viaggio insieme che suggelli il desiderio di ricominciare.

coppia-pancione-644_jpg_415368877Una delle cose più belle della vita per una coppia è concepire un figlio all’apice dell’amore. Il figlio è vissuto come un’estensione non solo di se stessi, ma anche del partner e come tale diviene il simbolo di un sentimento profondo. Anzi è il modo per urlare al mondo la propria felicità.
Il primo cambiamento evidente avviene nel corpo della donna. Le forme si ammorbidiscono e il fisico si prepara ad accogliere e nutrire il figlio. È importante che la donna non rinunci alla sua femminilità sia nel prendersi cura del proprio corpo sia nel modo di vestire. Si può essere attraenti anche col pancione. Ciò implica che la donna non si vergogni delle nuove curve, perché non è grassa ma solo incinta.
Quindi non bisogna commettere l’errore di infagottarsi in maxiabiti senza forme, ma è sicuramente più soddisfacente mostrare con orgoglio il proprio fisico. Vivere la gravidanza con gioia garantisce anche una significativa iniezione di fiducia alla propria autostima. Non dimenticare la propria femminilità implica anche continuare ad avere una vita sessuale attiva e appagante, naturalmente se la gravidanza non è a rischio e non ci sono complicazioni. L’uomo ha un ruolo fondamentale in tal senso perché deve rassicurare la compagna facendola sentire desiderata e apprezzandone i cambiamenti fisici.
Il cambiamento non è solo fisico, ma anche emotivo e psicologico. È fondamentale vivere insieme e di pari passo il percorso dell’attesa di un figlio, perché altrimenti si rischia che l’uomo si senta estromesso, che non riesca a cogliere fino in fondo le emozioni provate dalla donna (dal momento che è lei che porta in grembo il figlio) oppure che la partner si senta lasciata sola nell’affrontare la sua nuova condizione. Allora via libera a corsi di preparazione al parto da fare insieme, all’emozionarsi guardando con il partner le prime ecografie del bambino, alle letture sul progredire della gravidanza, su come crescere un figlio e su quali saranno i suoi primi progressi.
Anche la decisione riguardo alla presenza o meno del compagno durante il parto va presa insieme. Alcuni uomini desiderano stare accanto alla propria compagna e lei può desiderare il supporto psicologico del partner. D’altra parte è importante essere sinceri l’una con l’altro perché può essere un momento indimenticabile, ma anche traumatico per chi assiste. La coppia che ha sempre avuto un suo equilibrio fatto di sentimenti, emozioni e interessi comuni subirà quindi ineluttabili modifiche dopo la nascita del figlio.
Gli adattamenti, spesso fonti di stress, riguarderanno: richieste fisiche da parte del neonato, il senso di responsabilità nei confronti del figlio, i dubbi sulle proprie capacità ad accudirlo e a crescerlo adeguatamente, le limitazioni rispetto al tipo di vita che la coppia conduceva prima, le tensioni legate alla stanchezza e ai cambiamenti. Un mutamento nell’equilibrio della coppia è inevitabile, ma se vissuto insieme e con serenità diviene un motivo di crescita del rapporto. Va messo in conto che durante i primi mesi si verificherà un importante cambiamento soprattutto per i ritmi di sonno e per il tempo da poter dedicare a sé dei genitori che dovranno assestarsi sui bisogni del neonato.
Da coppia coniugale si diventa coppia genitoriale con responsabilità, doveri e ritmi totalmente nuovi. Per affrontare questo periodo in armonia è importante che vi sia la consapevolezza che oltre alla gioia, un figlio può creare transitoriamente stress, soprattutto se le aspettative in tal senso erano irrealistiche e poco concrete. I due partner, diventati genitori, dovranno riadattarsi e creare un nuovo equilibrio più complesso, ma ampiamente gratificante. In generale, la partecipazione e la comprensione del compagno all’evento giova allo stato fisico e psicologico della donna.
Purtroppo talvolta accade che la madre si concentri esclusivamente sul figlio, istintivamente preoccupata ad accudirlo, senza coinvolgere adeguatamente il compagno. È anche vero che altre volte sono gli uomini che partecipano poco alla cura del figlio; così facendo rinforzano la diade madre-bambino e creano maggiore distacco nel rapporto sia come genitore che come partner. Invece la madre non deve mettere da parte il suo ruolo di donna e per fare questo ha bisogno dell’aiuto del compagno. Il fisico dopo il parto e durante l’allattamento subisce ulteriori cambiamenti, ma è importante prendersi cura di sé e cercare di tornare presto in forma, aspetto non trascurabile per l’autostima di una donna.
Per quanto riguarda la ripresa dei rapporti sessuali possono passare anche dei mesi, a seconda del tipo di parto che la donna ha avuto e del suo stato di salute generale; per questi ed altri motivi è strettamente necessario seguire le indicazioni del ginecologo. Nonostante ciò è importante che, anche grazie all’aiuto dei nonni se presenti o di una baby-sitter, i due partner continuino a coltivare il loro rapporto di coppia. Ciò avviene vivendo insieme tutte le emozioni della novità e dei cambiamenti che porta la nascita di un figlio, godendo delle prime interazioni con il neonato, fino alle prime soddisfazioni avute a scuola, seguendone il percorso di vita.
Tanti saranno i momenti indimenticabili per un genitore dopo il parto, primo fra tutti quando arriverà il momento in cui il bambino pronuncerà le sue prime parole: “mamma” e “papà”. Il filo conduttore che accompagna la coppia nel percorso verso la genitorialità comprende fusione e affiatamento, aspetti importanti se ci si sofferma per un attimo a guardare lontano e ad immaginare il percorso di crescita di un figlio. Il senso di unione e l’energia positiva di coppia che due genitori trasmettono ad un figlio è fondamentale affinché possa crescere avendo come modello un matrimonio d’amore. È incredibile come un figlio possa essere felice nel vedere i propri genitori che si amano. Ed è il dono più bello che gli si possa fare.