Tra pochi giorni è San Valentino, la festa degli innamorati. Per molte coppie sarà una scusa in più per passare una serata romantica insieme, mentre per altre potrà essere il termometro che qualcosa non va da tempo nel rapporto. Diciamo che quindi questa giornata di festa può diventare paradossalmente più significativa per quelle coppie che ormai non si possono più definire tali, ma che non hanno il coraggio di affrontare il problema.  Ecco che allora tutto diventa una forzatura, fino a che non si prende atto della crisi. Ci sono quelle coppie che eludono la crisi, fanno finta che le difficoltà non ci siano illudendosi che le cose possano andare avanti così. Ci sono poi quelle coppie che alternano periodi di delusione e periodi di vera e propria crisi cristallizzandosi in un rapporto dove i partner non riescono a cambiare e a trasformarsi in funzione di una risoluzione dei loro problemi. Infine ci sono poi le coppie che attraversano una fase di disillusione, utile per passare da un primo impatto di delusione ad un secondo aspetto caratterizzato dalla presa di coscienza dell’altro e della sua accettazione totale. La coppia a questo punto riesce bene ad integrare le proprie differenze e difetti.

Esistono dei segnali per capire quando vi è una crisi in atto nella coppia? Certamente, eccoli:

- scarsa comunicazione: si parla poco, non si cerca il confronto con il partner e non si ha piacere nel raccontare anche aneddoti divertenti che possono essere capitati durante la giornata;

- mancanza di confronto: ognuno cerca di risolvere i problemi della coppia autonomamente, evitando il confronto con l’altro;
- calo del desiderio: un calo del desiderio può essere anche fisiologico dopo tanto tempo che una coppia è assieme, ma ciò che indica la crisi sono la scarsa complicità e la poca voglia di reinventarsi associate al desiderio di avere altri partner;
- senso di solitudine: uno o entrambi i partner si sentono soli anche in presenza dell’altro e questo porta ad una voglia di evasione dal rapporto;
- litigi molto frequenti: le liti possono servire per confrontarsi e trovare poi una mediazione rispetto ad un problema comune, ma se diventano troppo frequenti possono soffocare la relazione;
- condurre vite parallele: non si ha più il piacere di fare qualcosa insieme al partner e di condividere una propria passione, ma si opta per una conduzione della propria vita in autonomia coinvolgendo l’altro il meno possibile;
cercare di cambiare il partner: la non accettazione dell’altro ed il tentativo di cambiarlo sono indici di insoddisfazione e di insofferenza che inevitabilmente portano ad attriti e a delusioni ripetute;
- atteggiamento critico: uno dei due partner critica e incolpa l’altro dei problemi che possono esserci in casa o nella coppia;
- disprezzo: uno dei due partner utilizza il sarcasmo, lo scherno e perfino gli insulti per rivolgersi all’altro

Cosa fare quindi se uno o più segnali di crisi caratterizzano il proprio rapporto di coppia? -Innanzitutto, c’è la volonta di salvare la relazione? Se la risposta è affermativa allora il primo passo da compiere è rendersi conto che si sono date per scontate troppe cose nel rapporto e che lo stesso partner è stato trascurato. Probabilmente quando scatta il meccanismo della trascuratezza dell’altro, inevitabilmente questo comportamento diventa reciproco, cancellando tutte quelle attenzioni e gentilezze che invece fanno bene alla coppia. È importante ritrovare la voglia di sorprendere ancora il partner e di dare nuova linfa ad un rapporto stanco e deteriorato dalla routine. La presa di consapevolezza che il cambiamento e che un periodo critico sia normale attraversarli è un punto di partenza per non farsi trovare impreparati. È bene quindi ripartire da gesti quotidiani fatti di piccole attenzioni, soprese, mistero, seduzione e corteggiamento. È utile anche saper indicare con chiarezza quali sono i propri bisogni, essere sempre gentili anche quando un gesto è scontato, descrivere i problemi senza incolpare l’altro. Piccoli cambiamenti che possono dare ossigento alla relazione e farla nuovamente decollare. Questo significa diventare una coppia vincente, cioè una coppia che non evita i problemi e i conflitti, ma che ha imparato a superarli insieme.

8 Marzo 2016 at 10:37 e taggato , , , , , , , , , , , , ,  | Commenti disabilitati | Permalink

Finalmente arriva l’estate e la possibilità per moltissime persone di andare in ferie. Le vacanze rappresentano un periodo più o meno lungo in cui ci si può riposare e rilassare. In realtà le ferie possono trasformarsi nel peggiore degli incubi: marito e moglie passano tutta la giornata insieme senza interruzioni derivanti dal lavoro o da altri impegni. Ciò può dare linfa vitale al rapporto, ma anche essere assolutamente deleterio perché la miccia del litigio è sempre pronta a prendere fuoco.

Le vacanze prevedono un cambiamento dei ritmi di vita che non sono gli stessi per la coppia e ancora meno il concetto di riposo è lo stesso per tutti. C’è chi ama rimanere in spiaggia nelle ore più calde a prendere il sole, chi invece vuole fare il sonnellino pomeridiano, chi desidera giocare tutto il giorno a racchettoni o a beachvolley, ecc. Ogni piccola differenza nella gestione delle attività quotidiane può trasformarsi in un motivo di litigio.

La rottura di una coppia pertanto non dipende dalla vacanza estiva, che può far emergere prepotentemente una crisi già in atto. Se due persone che hanno già dei problemi si trovano sole 24 ore su 24 devono affrontare di petto i loro problemi. Possono riuscirci attraverso il dialogo, consolidando il loro rapporto e recuperando attimi di intimità persi. D’altra parte però si possono anche creare troppe aspettative che puntualmente vengono disilluse e le tante ore trascorse insieme possono diventare occasioni per numerosi litigi. Ci si può rendere conto che gli interessi comuni sono diventati sempre meno e che anche il desiderio sessuale si è affievolito.

Riguardo al posto dove trascorrere le ferie, è importante scegliere una meta che metta d’accordo entrambi. Se le opzioni sono opposte (ad esempio: mare vs montagna) e la coppia non trova un punto d’accordo, la soluzione è quella di scendere ad un compromesso: trascorrere qualche giorno in un posto che piace a lei e qualche altro giorno in un altro luogo che interessa a lui. Importante è non mettere da parte i propri desideri che potrebbero riemergere prepotentemente durante la vacanza e creare solo malcontento e frustrazione.

Trovare il compromesso è un elemento fondamentale per il buon andamento della vita di coppia. In merito alle attività da svolgere in vacanza, durante il soggiorno è importante che entrambi i partner cerchino di assecondare i desideri dell’altro senza sacrificare i propri. Se a lui piace andare in kayak lei può provare ad accompagnarlo, viceversa se lei vuole fare un corso di ballo, lui può cimentarsi nell’attività di ballerino per qualche ora. È bene non dimenticare che la vacanza può essere anche l’occasione per scoprire nuove e inaspettatamente piacevoli sfaccettature del partner. Quindi perché non provare a cimentarsi in qualcosa che non si è mai tentato? Bisogna però anche sentirsi liberi di evitare attività che proprio non si ha voglia o paura di fare. Stare insieme deve essere un piacere e non una costrizione. Quindi se lui vuole dedicarsi ad attività spericolate deve sentirsi libero di farle senza che lei glielo possa rinfacciare o viceversa. L’aspetto positivo è che ci sarà poi uno spazio comune in cui raccontarsi le emozioni e le sensazioni provate per condividerle comunque con il partner. Alcune coppie, più o meno consce del loro stato di crisi oppure perché annoiate, decidono di trascorrere le vacanze insieme ad un gruppo di amici, tentando così di colmare quelle lacune ormai presenti nel rapporto oppure di trascorrere vacanze separate. La vacanza potrebbe anche risultare più divertente, ma il problema della coppia è solo rimandato.

Ecco allora un decalogo “salvacoppia” per l’estate.

1. Trovate un compromesso sulla meta delle vacanze.

2. Trovate dei compromessi sulle attività da fare in vacanza.

3. Viaggiate leggeri (fate una valigia con poche cose indispensabili. Ciò vi agevolerà negli spostamenti, eviterà di creare disordine in camera e vi permetterà di avere sempre le cose a disposizione. A volte sono anche questi piccoli dettagli a creare l’opportunità per malumori o discussioni.).

4. La vacanza deve essere uno spazio dedicato alla coppia (se la coppia è annoiata, colmare i vuoti attraverso la presenza di amici equivale solo a rimandare il problema).

5. Evitate di fare vacanze separate se la coppia ha dei problemi (altro discorso invece vale se la coppia è solida. In questo caso, la vacanza da soli può essere un’occasione per fare ciò che piace rispettando l’autonomia dell’altro).

6. Accantonate Internet e il cellulare (almeno per un po’! A parte gli scherzi considerate quanto tempo togliete al partner quando siete al telefono. Una soluzione è concordare insieme il tempo da dedicare all’utilizzo di Internet e del cellulare per motivi lavorativi. Ad esempio, definite degli orari in cui farne uso. Nel frattempo il partner può dedicarsi ad altre attività di suo interesse in totale libertà).

7. Dividetevi i compiti (per un equilibrio di coppia è importante che sia stabilita una divisione equa dei compiti, soprattutto in vacanza dove entrambi i partner hanno diritto a svagarsi e a riposarsi. Semplicemente basta dividersi le cose da fare per risparmiare tempo e per poterlo dedicare maggiormente alle attività più piacevoli. Quindi se lei lava i piatti, lui può caricare la lavatrice e poi stendere i panni, ecc. La collaborazione in questo senso può anche creare un nuova dimensione di complicità nella coppia).

8. Definite insieme le spese da affrontare (nella coppia l’aspetto economico è spesso fonte di discussioni. Definire un tetto massimo di spesa e una quota per gli extra può essere utile ad evitare problemi).

9. Sperimentate nuove attività (fare insieme cose diverse da quelle a cui si è abituati, può essere utile a superare i propri limiti ma anche a spaziare e a dare nuovo ossigeno alla coppia).

10. Rispettate il bisogno di solitudine dell’altro (può capitare che anche in vacanza si abbia bisogno di un po’ di tempo da dedicare solo a se stessi. È importante quindi lasciare all’altro la possibilità di isolarsi senza che vi sia la sensazione che questo sia imposto o comunque costretto).

E buone vacanze.

28 Agosto 2015 at 15:30 e taggato , , , , , , , , , , , , ,  | Commenti disabilitati | Permalink

Arriva un certo momento nella vita in cui una coppia si trova ad un bivio: la scelta di avere un figlio. La coppia può essere in sintonia sia nella decisione di avere un bambino, ma anche in quella perfettamente lecita di non averne. Può anche capitare che il percorso decisionale non coincida temporalmente per entrambi o che semplicemente vi siano alla base desideri diversi. Spesso capita infatti che l’esigenza di avere un bambino sopravvenga prima in uno dei due partner rispetto all’altro. In ogni caso arriva un momento in cui è bene parlarne e confrontarsi. La soluzione migliore e auspicabile è che entrambi si trovino poi d’accordo sul percorso da fare, ma purtroppo non sempre è così.

Quando la voglia di avere un figlio appartiene solamente ad una persona della coppia può iniziare un periodo difficile della vita a due rispetto agli obiettivi comuni e al futuro che li riserva. Il primo problema da affrontare è capire l’origine della mancanza di desiderio dell’avere un figlio. È un pensiero generale o alla base c’è il dubbio che l’altra non sia la persona giusta con cui farlo? In quest’ultimo caso non solo è bene evitare di concepire un figlio, ma è il momento giusto per riflettere seriamente sul futuro della coppia. Nel caso in cui invece vi sia una incertezza più “egoistica”, si è potuto constatare che più frequentemente siano gli uomini a tentennare di fronte ad una possibile paternità. Le donne dal canto loro diventano più pressanti quando l’orologio biologico inizia a ticchettare con insistenza quasi a sottolineare il tempo che passa inesorabilmente. A questo punto la scelta o meno di volere un figlio può diventare un motivo serio di allontanamento della coppia.

Quali sono i motivi più comuni per cui una persona non desidera avere un bambino? In primo luogo, la paura di perdere i propri spazi e la propria libertà. Inoltre, vi è il timore di vedere spegnersi il rapporto univoco con il proprio partner che si dovrebbe a quel punto dividere con una terza persona. Ancora vi sono la paura di non essere in grado di assumersi la responsabilità di un altro individuo, il timore di non essere in grado di educarlo e di proteggerlo dai problemi del mondo. Questi aspetti dipendono dal tipo di famiglia che si è avuta alle spalle, dall’educazione, dalla stima che si ha di sé in qualità di adulto, ma sono rinforzati dalle notizie di cronaca quotidiane purtroppo ricche di accadimenti tristi relativi a minori e adolescenti. In più per chi ha già tante paure gli esempi degli amici non sono d’aiuto, anzi. Ci sono coloro che lamentano la mancanza di sonno, la perduta sintonia con la propria compagna, il non avere più tempo da dedicare a se stessi, ecc. Insomma di motivi che possono spingere una coppia ad aspettare ad avere un figlio ce ne sono tanti, ma d’altra parte quando è il momento giusto? Razionalmente un punto di partenza può essere la sicurezza economica dei partner, il possedere una casa, la stabilità del rapporto, ecc., ma tutto questo non basta. La decisione di avere un figlio è un salto nel vuoto che si compie in due e se uno ha paura l’altro deve aiutarlo, quanto meno a capire perché vuole aspettare. Ma la persona che invece lo desidera è disposta ad aspettare? E soprattutto per quanto tempo?

La prima cosa da considerare è che se il desiderio di un bambino sopraggiunge per rinsaldare un rapporto di coppia precario, allora è meglio fare un passo indietro. L’arrivo di un figlio e le responsabilità che ne conseguono tendenzialmente complicano la routine di una coppia e fanno emergere i problemi in modo più forte ed evidente. Se il partner ha paura di perdere i suoi spazi e il tempo da dedicarsi nel rapporto a due, è fondamentale organizzarsi e chiedere aiuto. L’errore da non commettere è quello di voler fare tutto da soli con il risultato di stancarsi e di essere esausti quando c’è il tempo da trascorrere con il proprio compagno. Allora ben vengano gli aiuti di nonni, babysitter e asili nido. Rassicurare il proprio partner sulla possibilità di organizzarsi e di mantenere spazi per stessi può essere un modo per pensare che un figlio non rivoluzionerà in modo eccessivo la propria quotidianità, se non in meglio.

A volte il timore di non essere all’altezza di educare un bambino spaventa così tanto che una persona preferisce evitare di averne. Cosa fare in questi casi? Innanzitutto è bene rassicurare il proprio compagno sul fatto che non esistono padri perfetti. In seconda battuta ci si può confrontare in merito alle proprie famiglie, al tipo di educazione ricevuta, ai modelli che si sono seguiti durante la crescita. Esistono in commercio anche tanti libri utili alla preparazione della paternità e della maternità da leggere insieme, che possono aiutaare a fugare dubbi su come gestire e confrontarsi con i bambini anche molto piccoli. Alla base di tutto è fondamentale che vi sia un dialogo sincero e appassionato. È auspicabile infatti che un bambino sia figlio non solo dell’amore tra due persone, ma anche il frutto di una sinergia di pensieri puri, leali, pieni di fiducia e passione per la vita. Tanto da generarne una nuova da ammirare nella bellezza della sua crescita ed evoluzione.

Mi sono lasciato il 4 gennaio 2014 dopo una storia di 2 anni e mezzo. Il motivo per il quale mi ha lasciato è perché ha scoperto delle mie conversazioni con altre ragazze, iscrizione a siti di incontri e mi ha voluto lasciare. Premetto che dopo un anno aveva trovato delle conversazioni con altre ragazze in cui io facevo il piacione, la prima volta mi ha perdonato ma il 4 gennaio scoprendo queste altre conversazioni e iscrizioni a siti di incontri mi ha lasciato. Da 10 mesi mi sono sempre fatto sentire io riuscendo anche ad uscire con lei qualche volta in questo tempo. Siamo andati a letto insieme qualche volta, ma lei non ha mai voluto tornare con me. Lei aveva 19 anni quando ci siamo fidanzati e io 23, lei era innamorata da morire di me, ma adesso è cambiata totalmente, non si fida più e non mi vuole più sentire. Questi 10 mesi io sono stato molto insistente facendo praticamente tutto per conquistarla, sono riuscito a uscire con lei più volte ma ad oggi lei non vuole più sentirmi e dice di non chiamarla e di non scriverle più perché non c’è la fa più. Io sono davvero pentito e sto davvero in una fase di depressione, sono 10 mesi che faccio tutto il possibile per conquistarla senza esserci riuscito. Sto davvero male e non so più come reagire e andare avanti senza di lei. È circa 2 mesi che vado da uno psicologo e parlo sempre della mia difficoltà di vedere un futuro senza di questa mia ex ragazza. Ogni giorno sono triste e non so più cosa fare per migliorare questo mio stato d’animo.

Gentile lettore, per prima cosa ti chiederei: perché ti sei iscritto ad un sito di incontri? Perché intrattenevi conversazioni con altre ragazze conosciute su questo sito? Perché facevi il “piacione” con loro? Indipendentemente dalla risposta il fatto stesso che tu abbia deciso di cercare altri contatti al di fuori della relazione con la tua ragazza è indice di un problema. Forse eravate troppo giovani per una storia duratura? Avevi bisogno di fare altre esperienze, pur rimanendo con la tua partner? Magari il vostro rapporto non era così solido come pensi.

Da ciò che scrivi non c’è stato un tradimento a livello fisico, ma ciò che può aver turbato la tua ragazza è stato il fatto che tu abbia cercato all’esterno del vostro rapporto qualcosa che forse lei ha pensato di non riuscire a darti e che pertanto tu potessi essere insoddisfatto della vostra storia. L’amore è un’evoluzione continua, un perpetuo ricrearsi e rimodellarsi nel percorso della vita insieme. Ma ciò va fatto calibrandosi con il partner e non cercando all’esterno altre persone.  Scoprire un tradimento è la prova più dura che una coppia si trova ad affrontare. Anche se nel tuo caso non vi è stato un tradimento vero e proprio, hai comunque tradito la fiducia della tua ragazza. Ed è questo il punto da cui devi partire. Chiedendoti come sta lei e cosa prova ora nei tuoi confronti.

Soffermarti solo sul tuo malessere in questo momento è un atteggiamento egoistico e controproducente. A tuo sfavore gioca anche il fatto che lei ti ha già perdonato una volta e nonostante questo tu hai continuato per molto tempo a cercare contatti con altre ragazze. Sei sicuro di essere davvero pronto per un rapporto esclusivo con una ragazza oppure è solo per orgoglio che vuoi tornare con lei? Prova a chiederti: perché lei dovrebbe perdonarti una seconda volta se già tu hai tradito la sua fiducia ben due volte? Ai suoi occhi sei diventato inaffidabile, l’hai fatta soffrire, probabilmente potresti farlo ancora e lei ne è consapevole e ha deciso di stare alla larga da chi le ha fatto del male. 

Mi scrivi che sono due mesi che vai da uno psicologo. Abbi pazienza e vedrai che pian piano inizierai a stare meglio. Sicuramente anche la tua ex ragazza sta male, anche se lei a livello psicologico deve fare i conti con la sfiducia che potrà covare anche in futuro nei confronti di una relazione di coppia. Tu invece devi imparare a fare a meno di una storia a cui in passato non hai dato sufficiente importanza, forse troppo sicuro del suo amore per te. Sottolinei infatti che lei “era innamorata da morire” di te e adesso fai fatica ad accettare la fine di questo amore. Magari questi sentimenti non sono esauriti, ma sono comunque soffocati dal dolore e dalla sfiducia.

L’unica strada possibile se vuoi fare un tentativo di recupero della tua storia è proporre alla tua ex ragazza di intraprendere una terapia di coppia. Lo scopo è anche quello di parlare di voi, della vostra storia, dei vostri bisogni, dei tanti perché che magari costellano i vostri pensieri e del vostro stato d’animo, per capire se c’è ancora una speranza per poter tornare insieme.

Se lei non accettasse questa proposta, allora il mio consiglio è di allontanarti da lei, non sentirla, non vederla e chiudere qualsiasi tipo di rapporto con lei.

Il desiderio e la speranza di ricominciare una storia con la tua ex sono enormi ostacoli alla tua serenità e ancora di più il fatto che vi possiate sentire, vedere o avere anche rapporti intimi.

Il rischio è solo di soffrire in modo estenuante, logorandoti nell’illusione di tornare con lei. Quando avrai voltato pagina, lentamente ma inesorabilmente, comincerai a stare meglio. E troverai un nuovo amore. 

6 Novembre 2014 at 20:29 e taggato , , , , , , , , , , , , , , , ,  | Commenti disabilitati | Permalink

Ormai sempre più spesso leggiamo sui quotidiani o sui tg online di casi di donne picchiate o uccise da ex mariti o ex fidanzati che non si danno pace per la fine della loro relazione. Ultimo caso è quello di Jessica Rossi, 23 anni, picchiata dal suo ex ragazzo, che ha avuto il coraggio di pubblicare le foto del suo volto per mostrare i segni delle percosse. Il caso di questa ragazza è lo spunto per tornare a parlare dei tanti casi di violenza e stalking sulle donne.

Probabilmente, il dato più importante è che, nella maggior parte dei casi in cui si verificano casi di violenza fisica o addirittura di omicidio sulle donne, esistono diversi comportamenti precedenti messi in atto dall’assassino che costituiscono altrettanti segnali di rischio spesso sottovalutati o ignorati da chi assiste alle dinamiche della coppia (amici, parenti, vicini di casa, operatori sociali, ecc.). In generale, quali sono gli elementi costitutivi dello stalking per poterli riconoscere e cercare di bloccare il comportamento prima che degeneri?

Lo stalker, un molestatore che, sulla base di sue peculiari motivazioni, individua una persona nei confronti della quale sviluppa un’intensa polarizzazione ideativo-affettiva che lo conduce a passare all’atto. Una serie ripetuta di gesti intrusivi (telefonate, lettere, e-mail, appostamenti, sorveglianze, minacce, ecc.) finalizzati alla ricerca del contatto e/o della comunicazione.

Una vittima (la persona assediata dal molestatore) che percepisce come spiacevoli, disturbanti, lesivi e inquietanti i comportamenti del molestatore, che provocano delle risposte difensive di vario genere (cambiamenti nella vita quotidiana, del numero di telefono, delle attività sociali, del lavoro, della residenza, ecc.) e una conseguente sofferenza psicologica che si manifesta con aumento dell’ansia, comparsa di depressione, con possibile incremento del consumo di alcol o tabacco per distrarsi e/o dimenticare almeno temporaneamente la fonte di stress costante.

Nei casi prolungati di “molestie assillanti”, va tenuta d’occhio soprattutto la presenza di una serie di comportamenti associati che spesso rappresentano un segno di sviluppo e di intensificazione nel percorso di stalking, come il passaggio dalle minacce esplicite agli atti di violenza su cose (danni alla proprietà) e persone (la vittima o chi si frappone al rapporto patologico vittima/molestatore). Se si riscontra questo elemento, aumentano le probabilità che si possa arrivare alla forma di violenza più estrema, cioè l’omicidio (De Luca, 2009).

Quest’ultimo punto deve essere tenuto in particolare considerazione nei casi di omicidio passionale perché tutti gli autori che si occupano dello stalking sono concordi nell’affermare che le vittime più esposte a rischi di violenze sono proprio quelle che hanno avuto una precedente relazione intima con il molestatore, e anche tutte le persone che lo stalker percepisce come ostacoli tra lui e il “congiungimento fusionale” con la vittima possono diventare obiettivi di violenza esplicita.

Sebbene le “molestie assillanti” siano composte prevalentemente da comunicazioni indesiderate (telefonate, lettere, sms, ecc.), da contatti di varia natura (pedinamenti, approcci diretti e sorveglianza) e minacce non seguite da atti concreti di violenza, tutti gli studi internazionali sul fenomeno concordano nell’evidenziare percentuali significative di violenza fisica diretta contro le donne. Ad esempio, Blaauw, Winkel et al. (2002) indicano il 56% di casi di violenza fisica diretta sulla donna, mentre Purcell (2002) il 18%.

Questi numeri confermano che, nei casi di stalking in cui le minacce si trasformano in attacchi fisici concreti, non si deve trascurare la possibilità che l’esasperazione del comportamento persecutorio possa condurre anche all’omicidio. L’attenzione è necessaria anche se, nella maggioranza dei casi, non si arriva ad atti così estremi. In ogni caso, le vittime di stalking sono donne nell’85% dei casi e le vittime di violenza sono quasi sempre le donne, quindi, quando si arriva all’omicidio, è sempre l’uomo a uccidere e la donna a soccombere.

Uno studio effettuato sull’associazione tra stalking e violenza grave (James e Farnham, 2003) ha esaminato in modo prospettico 85 stalker in consegna a un servizio di psichiatria forense situato a Londra, ed ha permesso di riscontrare che il 32% di essi si era spinto fino all’omicidio o comunque aveva compiuto delle aggressioni gravi, evidenziando come la probabilità di esprimere un livello elevato di violenza fosse correlato al fatto di mettere in atto un numero maggiore di comportamenti di molestia e ad avere intrattenuto un precedente rapporto intimo con la vittima (De Luca, 2009).

Il problema messo in luce da questa ricerca, e confermato da altri studi, è che purtroppo non è possibile predire il livello di pericolosità dei molestatori perché, spesso, non hanno un passato di condanne penali o violenze precedenti e sono apparentemente integrati nella società.

Ciò che è davvero importante è che tutte le donne che subiscono in silenzio le minacce e le violenze dei loro compagni o ex mariti e fidanzati, denuncino quanto accade loro per porre fine ad un incubo e tornare ad essere libere di vivere la propria vita con serenità e spensieratezza.

Ormai internet offre la possibilità di accedere a qualsiasi tipo di argomento e di poter visualizzare gratuitamente siti che prima invece erano solo a pagamento come quelli dedicati ai film a luci rosse. Una così facile accessibilità è sfruttata non solo dagli adulti, ma anche dagli adolescenti che cercano in questo modo di soddisfare le proprie curiosità sul sesso. Nel caso dei giovani, la visione di filmati pornografici può essere sviante se non esiste l’opportunità di parlarne con un adulto che spieghi effettivamente le dinamiche relazionali e la sessualità in una coppia. È importante che i giovani capiscano che il sesso pornografico riflette un aspetto esasperato della sessualità svuotata da ogni legame affettivo.

È proprio questa mancanza di relazione e di sentimento che crea forte attrazione in chi guarda questi video dove ci sono una totale mancanza di inibizione e di senso del pudore con una forte trasgressività. Nella realtà è difficile vivere questo mix di elementi legati alla libertà sessuale a meno che non ci sia una forte complicità con il proprio partner. Per tali motivi molte persone si rifugiano nella visione di film hardcore per dare spazio alle proprie fantasie e anche per alimentarle. È un comportamento comune e in forte espansione in particolare tra gli uomini che in questo modo cercano di poter vedere realizzate le proprie fantasie più recondite, di soddisfare le proprie curiosità o di allargare i confini delle proprie fantasie. D’altra parte l’immaginario maschile si nutre di stimoli visivi e pertanto l’uomo è ancora più attratto dalle immagini ad alto tasso erotico. Le scene più ricercate online sono: sesso di gruppo, bondage, feticismo, esibizionismo, fino a pratiche con le varianti più strane e trasgressive che tendono ad amplificare le fantasie hard delle persone e che comunque riscuotono un particolare successo per via della curiosità che generano.

Come può una donna reagire alla scoperta del proprio uomo che guarda siti porno? Le principali reazioni femminili comprendono gelosia e senso di inadeguatezza. Bisogna però sottolineare che la visione di questi siti è un fatto comune negli uomini anche se nella coppia non ci sono problemi. Quindi le donne dovrebbero fare alcune riflessioni in tutta serenità prima di colpevolizzare il partner, e di conseguenza reagire in diversi modi. In primo luogo, se la donna è sicura del proprio rapporto e di se stessa, il fatto che il suo uomo guardi qualche volta siti porno può lasciarla indifferente, a patto che sia ben consapevole del buon andamento della propria vita sessuale. Se invece questo comportamento del partner fa nascere dubbi, paure, insicurezze in un periodo in cui il rapporto non va già bene, allora è consigliabile parlarne con serenità esponendo le proprie emozioni e soprattutto avendo fiducia in lui e nel proprio rapporto. Probabilmente si tratta solo di un momento di evasione in cui l’uomo si rilassa o si diverte e ciò è tanto più vero se le scene hard consultate riguardano ad esempio sesso estremo. Ciò non significa che sia un desiderio del proprio partner vivere determinate esperienze, ma semplicemente è un modo per saziare la propria fantasia e, almeno con l’immaginazione, provare a vivere amplessi particolarmente trasgressivi. Anzi è proprio internet che aumenta la fantasia degli uomini che, trovando situazioni mai immaginate, sono incuriositi ed incentivati a navigare online.

Il passo successivo di chi frequenta spesso il mondo dell’hard in rete è quello di fare sesso virtuale fino a che questa non diventa una dipendenza vera e propria. L’uso di internet tende quindi a soppiantare la vita reale sia per gli adolescenti sia per gli adulti. L’aspetto importante è che ciò rimanga un aspetto contenuto e che abbia solo una funzione di ampliamento della fantasia e dell’immaginazione della persona. Se invece l’uso di internet a scopo sessuale diventa eccessivo può sfociare nel provare insoddisfazione riguardo al sesso nella vita reale, con conseguente stress e aspettative nei confronti del partner fino a sviluppare una dipendenza patologica dal sesso virtuale. Nei casi più gravi possono verificarsi disfunzione erettile e anoressia sessuale. Queste persone vanno alla ricerca continua di sensazioni forti e quindi di esperienze sessuali più estreme e trasgressive. In sostanza, ciò che è importante è mantenere un’alchimia e una fiducia nella relazione tali da lasciare il giusto spazio alla possibilità di ampliare i confini della propria fantasia a beneficio non del singolo ma della coppia.

Quando una storia d’amore finisce spesso uno dei due partner subisce la scelta della rottura, meno frequenti sono le situazioni in cui i due partner decidono di chiudere la relazione di comune accordo. Ma se la persona lasciata nonostante tutto non si rassegna e vuole provare a riconquistare il vecchio amore e tornare insieme, cosa potrebbe fare? E soprattutto quali errori dovrebbe evitare di compiere?

Nel caso in cui si voglia provare a riconquistare un ex, innanzitutto, bisogna valutare i motivi che hanno portato i due a lasciarsi, chi ha lasciato l’altro e soprattutto le motivazioni della separazione. Altra valutazione è: perché si vuole tornare proprio con quella persona? È veramente speciale, non si riesce a voltare pagina oppure non si ha abbastanza fiducia in se stessi per pensare di riuscire a trovare un altro partner?

Inoltre, qualora si pensi che le divergenze si possano appianare dopo essersi lasciati, si deve considerare che i comportamenti e i modi di pensare radicati sono molto difficili da modificare, per cui se si decide di tornare con un ex, lo si deve fare ben consapevoli delle sue debolezze o dei suoi atteggiamenti critici. A parte un periodo iniziale di quiete, dopo un certo lasso di tempo è altamente probabile che la coppia ricaschi nelle vecchie modalità di confronto e di discussione. Una soluzione potrebbe essere quella di parlare con uno psicoterapeuta per apprendere nuove modalità di confronto che siano costruttive e positive rispetto alle precedenti.

Probabilmente alla base della rottura ci sono state delle richieste non accolte o dei comportamenti sbagliati. È importante che vi sia un dialogo chiarificatore riguardo ai rispettivi obiettivi. Inoltre, è necessario far convergere tutti i propri sforzi nel dimostrare con fatti concreti  di essere cambiati. A volte è il senso di solitudine che spinge a ricercare un vecchio amore, ma ciò capita più spesso se la persona è isolata, non ha amici con cui uscire e reagire alla fine del rapporto. In realtà anche chi esce tutte le sere a divertirsi dopo la fine di una storia può accusare un senso di solitudine pur trovandosi circondato da persone, musica, balli, divertimento, ecc.

È fondamentale riuscire a vedere la propria storia e l’ex da una prospettiva più distaccata per avere le idee chiare. A volte le abitudini e la vita impostata con certi ritmi sono indici di rassicurazione che a volte le persone stentano ad abbandonare. Altre volte si tratta di voler placare il proprio orgoglio ferito, per cui una volta tornati insieme all’ex, si scopre di non avere in realtà più tanta voglia di andare avanti nel rapporto. Bisogna quindi avere il coraggio di ragionare e valutare se è necessario voltare pagina. Il tempo è un elemento importante, come anche l’apertura a una nuova vita. Se dopo anche molti mesi e nuove conoscenze, si è ancora convinti che l’ex sia la persona giusta, vale la pena riprovare a tornare insieme attraverso il dialogo ed un confronto schietto e sincero. Ciascuno dei due partner potrebbe fare delle richieste ben precise all’altro per ripartire da zero e provare ad evitare di commettere nuovamente i vecchi errori.

Nel tentativo di riconquistare un vecchio amore è importante mettere in atto alcuni comportamenti, come:

- evitare di tempestarlo di telefonate, sms, regali, ecc.;

- non essere assillanti, anche se l’ex si dimostra disponibile al dialogo;

- cercare prima di tutto di recuperare un equilibrio psicologico anche senza l’ex. Ciò aiuterà a vedere le cose da una giusta prospettiva;

- analizzare insieme le motivazioni della rottura e cercare di capire se sono recuperabili;

- farsi desiderare e non lasciare che tutto sia scontato.

D’altra parte, come capire se tornare con un ex è la cosa giusta? Ecco alcuni consigli:

- lasciarsi può essere un’opportunità di crescita e di voltare pagina. È importante cercare di capire se il sentimento era ormai in decadenza e quindi ora si ha davvero la possibilità di ricominciare una nuova vita;

- spesso si pensa che dopo quella persona non ci sarà più nessun altro e invece si possono avere anche sorprese inaspettate, basta avere fiducia e pazienza;

- si è davvero sicuri che quella persona andava bene per noi? A volte il malessere di uno dei due partner rispecchia anche quello dell’altro che magari non ha avuto la capacità di rendersene conto;

- la voglia di tornare con l’ex nasconde la paura di abbandonare vecchie abitudini, amicizie in comune, una vita ormai costruita insieme oppure è davvero la persona con cui si vuole vivere la propria vita?

- i primi tempi la nostalgia per l’ex può essere normale, basta non scambiarla per amore.

Infine, un ultimo consiglio: a volte bisogna avere il coraggio di voltare pagina per essere liberi di trovare ciò che davvero si sta cercando da una vita. L’aspetto importante è il modo in cui si cerca di reagire ripartendo da se stessi. Bisogna darsi tempo e spazio per capire, per ritrovarsi e cogliere ciò di cui si ha davvero bisogno.

Una coppia può decidere di avere un figlio dopo una scelta ponderata o un desiderio impulsivo. Qualsiasi sia il motivo che porta un uomo e una donna a scegliere di avere un bambino nulla potrà prepararli alla rivoluzione che li attende dopo la nascita del piccolo. Si tratta di un cambiamento radicale nell’equilibrio della coppia: il tempo che prima i due partner si dedicavano, dopo l’arrivo del nuovo membro della famiglia, andrà quasi completamente dedicato al piccolo.

Anche la coppia più forte può tentennare dopo uno scossone così forte. La neomamma è completamente assorbita dal figlio, sia psicologicamente sia fisicamente. La diade madre-bambino può far sentire il padre escluso soprattutto se egli non prova a trovare delle sue modalità per interagire con il bambino. L’uomo però non deve perdere di vista l’importanza del suo ruolo nel sostenere la compagna in un periodo così nuovo e stressante: ha il compito di farla sempre sentire donna e non solo mamma e di non farle perdere il contatto con la dimensione del concetto di coppia.

Il periodo critico dipende anche dalla sensazione di “sentirsi in gabbia” soprattutto da parte della madre che vede la sua vita completamente stravolta e dedicata al bambino. Questa sensazione può essere percepita anche dall’uomo, ma ciò dipende da quanto riesce a stare accanto alla compagna e aiutarla.

Anche la vita sessuale può risentirne. Da una parte c’è il periodo di pausa fisiologico dopo il parto che varia da donna a donna, ma anche il desiderio può subire interferenze a causa della stanchezza fisica per soddisfare i bisogni del neonato. Indubbiamente la nuova vita della coppia dopo la nascita di un figlio diventa piuttosto caotica.

È possibile allora prevenire o almeno aiutare a migliorare questo periodo complesso nella vita di un uomo e di una donna? Sono fattori protettivi:

- il modo in cui il padre manifesta il suo affetto sia nei confronti del bambino che della compagna;

- il modo in cui la madre coinvolge il papà nella gestione del neonato;

- la partecipazione del padre alle attività di accudimento del piccolo alleviando la madre dalle troppe incombenze;

- il dialogo rispetto a emozioni, aspettative, difficoltà, paure, incertezze, ecc.;

- le basi su cui si è costruito il rapporto di coppia;

- la cura dell’altro e non solo del neonato;

- la cura di sé, diventare mamma non significa dimenticare di essere anche una donna con accanto il proprio uomo.

E’ quindi importante che la donna conquisti nuovamente la sua forma fisica, non solo per il partner, ma soprattutto per se stessa. Anche questo aspetto ha un peso nella relazione di una coppia che ha avuto un bambino. Molte donne dopo il parto pensano di aver raggiunto lo scopo più importante della loro vita, diventare madri, e per questo motivo iniziano a trascurare se stesse, il proprio corpo e il modo di vestirsi.

In realtà, si può essere mamme ma non per questo dimenticare il tempo che prima si dedicava a se stesse. Questo punto non va sottovalutato perché ha un’ulteriore implicazione: l’uomo ha bisogno di più tempo per realizzare di essere diventato padre, sia perché l’allattamento spetta alla madre e quindi è meno coinvolto nell’atto nutritivo (a meno che il neonato non sia allattato con latte artificiale o che la madre non usi il tiralatte), sia perché solitamente interagisce meglio con il figlio quando questi ha maggiori competenze comunicative. Tali competenze con la madre non servono visto l’attaccamento più viscerale che il bambino ha nei suoi confronti dovuto ai mesi passati nella pancia durante la gravidanza e all’allattamento naturale. Non bisogna quindi dimenticare le necessità dell’uomo che apprezzerà di avere accanto a sé una donna che ancora tiene alla propria bellezza e avvenenza e che quindi sia sempre una compagna e non si trasformi solo in una madre.

È quindi necessario un periodo fisiologico di adattamento alla nascita per la coppia, ma se questa fase si prolunga troppo allora può essere utile rivolgersi ad un esperto per farsi aiutare a ritrovare una sintonia di coppia. L’eventuale aiuto va richiesto non troppo tardi, perché sono tante le coppie che dopo la nascita di un figlio, si sfaldano e si separano. Il motivo più comune è il tradimento dovuto alla perdita di punti di riferimento nella coppia e che quindi porta, solitamente l’uomo, a cercare altrove ciò che non trova più nel rapporto con la sua compagna.

Superato il periodo di assestamento, le coppie più solide riescono a ritrovare sintonia e benessere all’interno del nuovo assetto familiare. A questo punto i genitori devono riuscire a crescere il figlio trasmettendogli sensazioni positive di serenità, stabilità e affetto. Il padre e la madre devono anche ritrovare dei loro spazi di coppia dove il bambino non è coinvolto così da potersi dedicare esclusivamente l’uno all’altra: in questo modo daranno nuova linfa vitale alla relazione e il loro bambino crescerà con due genitori felici e innamorati.

Qual è un modo per far durare un matrimonio? Litigare in modo costruttivo. Attraverso uno studio pubblicato sul Journal of Marriage and Family da un gruppo di studiosi americani dell’Università del Michigan si è constatato che far finta che non ci siano problemi molto spesso porta al divorzio. Anzi il rischio è più alto quando nella coppia uno dei due partner vuole discutere, ma l’altro preferisce lasciare perdere la conversazione.

Gli studiosi hanno esaminato i matrimoni di 373 coppie intervistate quattro volte nel corso di 16 anni, dal 1986 al 2002, rilevando che i coniugi che discutevano costruttivamente avevano tassi di divorzio più bassi. Dallo studio è emerso che il 29% dei mariti e il 21% delle mogli hanno riferito di non avere avuto nessun conflitto nel primo anno di matrimonio,  mentre quasi la metà delle coppie (il 46%) nel 2002 era divorziata  (Il Sole 24 ore, 7 ottobre 2010). Le coppie che cercano di litigare in maniera più “costruttiva”, cercando di immedesimarsi nei panni del coniuge, senza assumere atteggiamenti egoistici, tantomeno violenti, hanno una maggior probabilità di far funzionare il loro matrimonio, rispetto alle coppie che non amano litigare o lo fanno troppo violentemente.

In base a questa premessa si può affermare che litigare fa bene, ma bisogna saperlo fare nel modo giusto. A questo punto però è opportuno chiedersi: quando si litiga con le persone a cui si tiene in modo particolare, i sentimenti negativi si protraggono a lungo oppure possono svaniscono in breve tempo? Le modalità e l’esito di un litigio dipendono dalle caratteristiche della relazione. Se la relazione è di tipo cooperativo è più probabile che i partner utilizzino strategie costruttive, come la negoziazione e il compromesso, per trovare una soluzione positiva. Al contrario una relazione competitiva favorisce uno sviluppo negativo ed un’amplificazione del processo conflittuale.

Il conflitto può essere quindi condotto con modalità differenti che portano a esiti diversi. Gli stili costruttivi di conflitto possono portare ad una conclusione serena del litigio attraverso una riconciliazione emotiva che rassicura i partner e riafferma la positività del loro legame. Gli stili competitivi conducono prevalentemente a un esito negativo dato da un aumento delle questioni conflittuali che porta inevitabilmente la coppia a covare risentimento (Marta e Lanz, 2009).

In uno studio svolto su 2000 coppie, alcuni ricercatori hanno visto che i matrimoni sani non sono necessariamente privi di conflitti. Piuttosto, sono contrassegnati dall’abilità a riconciliare le differenze e a superare le critiche con affetto. Nei matrimoni di successo, le interazioni positive (sorridere, toccarsi, farsi complimenti, ridere) superano le interazioni negative (sarcasmo, disapprovazione, insulti) con un rapporto di almeno 5 a 1.

Quindi non sono le liti a predire il divorzio, ma piuttosto l’essere freddi e disillusi. Le coppie che hanno successo nel matrimonio hanno imparato a tollerare le reazioni istintive e le mortificazioni, a litigare con onestà (esprimendo i sentimenti senza insultare) e a depersonalizzare i conflitti con commenti come: “So che non è colpa tua”. Andrebbero meglio le relazioni infelici se i partner si mettessero d’accordo per agire di più come le coppie felici: lamentandosi e criticandosi meno? Convalidandosi e accettandosi di più? Riservando del tempo a dar voce alle loro preoccupazioni? Come gli atteggiamenti seguono i comportamenti, i sentimenti seguono le azioni? (Marta e Lanz, 2009).

Robert Stenberg (1988) ritiene che la passione di un idillio iniziale può evolvere in amore duraturo, ma occorre impegnarsi: “-Vivere felicemente anche dopo- non ha bisogno di essere un mito, ma perché diventi realtà la felicità deve essere basata su configurazioni diverse di sentimenti reciproci nei vari momenti di una relazione. Le coppie che si aspettano che la passione duri per sempre o che la loro intimità rimanga immodificata, si ritrovano deluse. Noi dobbiamo costantemente lavorare alla comprensione, costruzione e ricostruzione della nostra relazione d’amore. Le relazioni sono come edifici e si deteriorano nel tempo se non vengono conservate e migliorate. Non possiamo aspettarci che una relazione si prenda semplicemente cura di se stessa, non più di quanto possiamo aspettarci da un edificio. Piuttosto, dobbiamo prenderci la responsabilità di rendere la nostra relazione la migliore possibile”.

Un ultimo semplice consiglio: quando si discute, non bisogna mai andare a letto senza che la lite sia stata risolta. Covare la rabbia fa sì che il rancore aumenti e che la relazione vada via via deteriorandosi.

San Valentino è una di quelle feste come il Natale che presuppone la presenza di persone speciali accanto. Pertanto chi è felicemente in coppia deve solo decidere se festeggiare o no, mentre chi non  ha un partner può trovarsi nella triste situazione di immalinconirsi solo alla vista di una scatola di cioccolatini. Altra storia vale per chi è in coppia ma non ha voglia di festeggiare né il 14 febbraio né altri giorni dell’anno. Per queste persone è pensato questo articolo nel tentativo di indicare una strada a quelle coppie che da festeggiare hanno ben poco, ma che alla fin fine vorrebbero ancora un motivo per ritrovare la voglia di scriversi un bigliettino d’amore, regalare una rosa rossa o aspettare con emozione di rivedere il partner.

Il 14 febbraio spesso si rivela la scusa più banale per acquistare un regalo per il compagno o la compagna o per passare una serata romantica insieme. Ben venga la festa degli innamorati se è solo l’inizio di una serie di novità e se si pensa che da sempre si inneggia alla quotidianità delle sorprese, dei baci, delle carezze e degli spazi dedicati alla coppia troppo spesso trascurati.

Recuperare un rapporto in crisi non è poca cosa. Molto dipende da quanto tempo si sta assieme, dall’età dei partner, dalle esperienze vissute, da quanto tempo durano i problemi e dalla rispettiva capacità di dialogo. Proviamo a trovare alcune possibili soluzioni per ristabilire un’intesa di coppia.

Uno dei motivi principali di una crisi in un rapporto è la routine. Le abitudini con il tempo prendono il sopravvento, prevalgono stanchezza e pigrizia, si perde lo slancio di fare cose improvvisate. Questo è il momento per ritrovare un contesto in grado di far riaffiorare la voglia di stare insieme, inserendo qualche novità, come un fine settimana romantico lontano da tutto ciò che è legato alla quotidianità.

Un altro elemento critico riguarda le argomentazioni su cui ci si focalizza durante un litigio: di solito vengono evidenziate mancanze e difetti del partner. Si può invece provare a fare un passo indietro nel passato, a riscoprire i motivi per cui ci si è innamorati e a confrontarsi con il partner su questi elementi. Una visione positiva dopo tante discussioni non può che essere uno stimolo per riflettere su quanto sta accadendo all’interno del rapporto.

Inoltre, durante un litigio è importante cercare di ascoltare cosa ha da dire l’altro e non fare finta di nulla dando libero sfogo a tutta la propria frustrazione. Il rischio è che con il passare del tempo le discussioni diventino sterili e non sfocino invece in un confronto sincero.

È importante a questo punto ritagliarsi degli spazi da condividere, come probabilmente avveniva all’inizio del rapporto. È necessaria anche l’idea di ritrovare quei piccoli gesti affettuosi dell’innamoramento. Non dare mai per scontato il rapporto è una regola fondamentale da non dimenticare.

Un altro errore è sentirsi troppo sicuri del partner, senza che vi sia più la voglia di conquistarlo perché ormai il suo amore è dato per scontato.

E allora bisogna darsi da fare e trovare una buona idea per il giorno degli innamorati, ma anche per tutti i giorni a venire. Questo non significa prodigarsi in regali tutto l’anno, anche perché data la crisi economica attuale il progetto risulterebbe probabilmente fallimentare ancor prima di cominciare, ma piuttosto di trovare tanti modi per comunicare il proprio amore che non necessitino di denaro, ma solo di fantasia e sentimento.

Anzi forse l’idea di impegnarsi nel dimostrare il proprio amore senza l’aiuto di un regalo rende tutto più impegnativo e per questo più ricco di significato per la coppia in crisi. Invece di cercare un regalo in un negozio, è più utile trovare un modo per esprimere il proprio amore in modo originale, organizzando una sorpresa, una gita romantica, compiendo gesti affettuosi e ricchi di attenzioni o semplicemente pronunciando più spesso la frase: “Ti amo”. D’altra parte sono queste le cose importanti che mantengono vivo un rapporto.

E allora ben venga San Valentino se questo giorno indica una ripartenza della vita di coppia, fatta di condivisione, voglia di intimità, di coesione e di trascorrere più tempo possibile con il partner. Antoine de Saint-Exupéry scriveva: “È il tempo che tu hai perduto per la tua rosa che ha fatto la tua rosa così importante”. Se i petali della vostra rosa sono caduti, non importa, prendete un seme, piantate il vostro fiore e questa volta prendetevi cura di lui tutti i giorni, finché non sarà cresciuto di nuovo, bello come e più di prima.