È del 3 novembre (Tgcom24.it, 3 novembre 2016) la notizia che Francesco (nome di fantasia), un sedicenne romano, vive da 3 anni chiuso in camera, rifiuta qualsiasi contatto umano, vive a letto, mangia di nascosto e l’unico contatto con il mondo esterno è rappresentato dal suo computer.

Francesco è un Hikikomori, uno dei tantissimi giovani che pian piano si isolano e staccano qualsiasi rapporto con il mondo circostante.

“Mio figlio è sempre stato introverso – ricorda la madre Michela – era sempre in disparte a scuola per sua indole. E’ il primo di tre fratelli e si sentiva responsabile. Poi la separazione da mio marito lo ha sconvolto, spingendolo nel suo mondo”.

Progressivamente il suo mondo ha avuto quattro pareti come confini, come orizzonte una persiana quasi sempre chiusa e come vie di fuga il pc e il cellulare. Niente scuola da due anni, niente amici, niente contatti umani. “Riesco ad entrare nella sua camera per portare del cibo qualche volta – dice la donna – ma lui è schivo e attacca la litania: Quando te ne vai? oppure Sei ancora qua?. (…) L’universo di Francesco è fatto di giornate tutte identiche. “La sua routine, prima di iniziare la nuova terapia, era sempre la stessa – rivela Michela - con la sveglia verso le 14,30-15,30, niente pranzo, un po’ di giochi come Fifa 2016, un po’ di serie come “Lost” al tablet. Quindi una veloce merenda sempre in camera. A cena quando, raramente, è di buon umore esce, prende il cibo e rientra. Ma più di una volta l’ho sentito muoversi di notte, di nascosto verso le due, per farsi qualcosa da mangiare e rientrare in camera. Si addormenta alle quattro”. Così un giorno dopo l’altro, una settimana dopo l’altra mentre fuori il mondo corre sempre più veloce minuto dopo minuto (Tgcom24.it, 3 novembre 2016).

Hikikomori significa letteralmente stare in disparte, isolarsi e si usa per fare riferimento a giovani e adolescenti che si ritirano dalla vita sociale per mesi o anni, trascorrendo le giornate nella propria camera da letto senza avere contatti diretti con il mondo circostante.

I casi in Italia sono circa 20-30 mila, in Francia quasi 80 mila, mentre in Giappone si parla di 1 milione di casi, numero che corrisponde a circa l’1% dell’intera popolazione giapponese (Crepaldi, 2013; Grosso, 2015).

Gli Hikikomori sono giovani che soffrono particolarmente la pressione sociale relativa alla realizzazione personale tipica della moderna società e che hanno la reazione di isolarsi per sfuggire a questo meccanismo troppo pesante da sostenere per loro.

In particolare, le pressioni esterne possono provenire dalla famiglia, dagli amici, dalla società e sono molto più difficili da affrontare proprio nel periodo dell’adolescenza, età critica sia per lo sviluppo sia per i primi reali confronti con le difficoltà della vita.

Le aspettative sociali spesso riguardano: il rendimento scolastico (“devi prendere dei buoni voti”), la carriera professionale (“devi trovare un buon lavoro/un lavoro fisso), i rapporti interpersonali (“devi essere divertente, attraente”; “devi trovarti un/una partner”), ecc.

La gestione che l’adolescente riesce ad avere della sua vita è spesso ben diversa da quella che si aspettano i genitori, gli insegnanti ed i coetanei. Questo divario tra realtà e aspettative crea un disagio nel giovane, ma quando questo gap diventa troppo grande gli adolescenti sentono di aver fallito nella loro realizzazione personale. Proprio il senso di fallimento e di impotenza può far emergere nel giovane un senso di rifiuto nei confronti di coloro che sono all’origine delle aspettative sociali che ha disatteso. Il giovane pian piano si allontana da tutto il suo mondo composto da genitori, insegnanti, amici fino a ritirarsi e ad isolarsi completamente (Crepaldi, 2013).

Gli Hikikomori utilizzano molto Internet e proprio l’uso della Rete è al centro di un’ampia discussione per capire se il rapporto tra Hikikomori e web sia la causa o l’effetto del disturbo. In tal senso esistono due teorie: secondo la prima gli Hikikomori nascono proprio a causa di Internet che attrae e isola dal mondo esterno. La seconda invece sostiene che i giovani stanno male perché non reggono il peso del confronto con gli altri e le aspettative sociali e si isolano. Solo in un secondo momento, già isolati a casa, usano il web per crearsi una vita virtuale più gestibile e meno pressante (Grosso, 2015).

Quest’ultima teoria è quella a mio avviso più valida e l’uso della Rete da parte degli Hikikomori va inteso come una conseguenza dell’isolamento e non come una causa. Questa tesi è avvalorata dal fatto che il fenomeno è nato in Giappone ancora prima della diffusione di Internet ed allora l’isolamento dei giovani ritirati in casa era totale. In quest’ottica l’uso del web può essere considerato un fattore positivo perché evita il completo isolamento del giovane e gli consente di mantenere relazioni sociali ed un contatto virtuale con il mondo circostante (Crepaldi, 2013; Grosso, 2015).

Riguardo alle modalità di cura degli Hikikomori il percorso comprende colloqui psicoterapeutici attuabili, almeno inizialmente, attraverso l’unica apertura possibile nel loro mondo cioè Internet e quindi tramite Skype o attraverso le chat.

24 Novembre 2016 at 00:13 e taggato , , , , , , , , , , , , , , , , , , , ,  | Commenti disabilitati | Permalink

L’avvento di internet e dei social network ha fatto sì che questi ultimi siano diventati lo strumento attraverso il quale molte persone, soprattutto i giovani, possano esprimere se stesse con la possibilità di condividere il proprio mondo con gli altri. D’altra parte i social network hanno creato un terreno ideale per lo sviluppo in altra forma di molti problemi dei giovani, come il bullismo che diventa cyberbullismo laddove è generato nella rete.

Il cyberbullismo sfrutta la comunicazione digitale ed in questo modo il cyberbullo ha l’opportunità di rimanere anonimo oppure di fingersi qualcun altro, avendo così la possibilità di non uscire allo scoperto, anche se ogni comunicazione digitale lascia comunque delle tracce, rendendo vani i tentativi di rimanere anonimi (Tonioni, 2014).

Il cyberbullo, spalleggiato dai molti spettatori, non pone limiti alle persecuzioni nei confronti della sua vittima.

Le modalità digitali usate per denigrare, ridicolizzare oppure offendere sono molte e per lo più sconosciute agli adulti.

Una prima modalità si chiama “flaming” sono litigi online caratterizzati da termini violenti e volgari che possono coinvolgere una singola persona o un gruppo di amici.

L’”harassment” è la spedizione ossessiva e ripetuta di messaggi denigratori fino a diventare una vera e propria molestia.

Put down” significa denigrare qualcuno attraverso email, sms, post, con l’obiettivo di ledere la reputazione della vittima agli occhi degli altri.

Masquerade” riguarda la sostituzione di persona con lo scopo di spedire messaggi a nome altrui, dopo essere entrati nel suo account o pubblicare contenuti offensivi o volgari che screditano la vittima.

Exposure” è la rivelazione di informazioni inventate o estorte sulla vita privata della vittima senza che questa possa rimediare in alcun modo.

Trickery” si manifesta come un tradimento affettivo, in quanto si ottiene la fiducia della vittima che in buona fede rivela confidenze del suo privato che prontamente vengono messe in piazza dal bullo.

Exclusion” si verifica quando una persona viene esclusa bruscamente e con intenzione da un gruppo online, una chat o un gioco interattivo.

Cyberstalking” è un invio ripetuto di messaggi denigratori, comprese minacce esplicite, che hanno lo scopo di impaurire la vittima e che possono sfociare in episodi di aggressione fisica.

Cyberbashing” si verifica quando la vittima viene aggredita o molestata mentre altri riprendono la scena con la telecamera del cellulare. Le immagini vengono poi postate in rete, visibili a tutti e commentate (Tonioni, 2014).

Nell’ambiente scolastico è difficile scrollarsi di dosso determinate etichette, così la vittima inizia a soffrire fino a manifestare stati d’ansia, disistima, depressione, abbandono scolastico e, solo nei casi più gravi, anche il suicidio. Dal canto suo, il bullo diventa schiavo della sua aggressività e del ruolo che si è costruito.

Il fulcro del cyberbullismo sta in un difetto della comunicazione affettiva tra figli e genitori. In particolare l’assenza genitoriale bullizza i bambini e gli adolescenti, cioè li rende incapaci di gestire le emozioni provate e di esprimerne il significato a parole. Sia le vittime sia i bulli non sanno tradurre a parole ciò che provano. In certi casi, non riescono nemmeno a capire quello che provano tanto da dissociarsi da determinate situazioni negative: i bulli da quello che fanno e le vittime da ciò che subiscono.

I genitori di un piccolo bullo avranno l’inclinazione a giustificare il suo comportamento, negando i problemi e mostrandosi risentiti, perchè considerano il figlio vittima della situazione. I genitori di una piccola vittima, invece, proveranno paura e ansia per il figlio, impegnato nelle prime relazioni sociali, e una sorta di diffidenza nei confronti degli altri bambini e delle loro famiglie. In entrambi i casi, i genitori si sentono in colpa e spesso chiedono continue conferme a educatori e insegnanti sul fatto che il loro figlio non abbia problemi, il che mostra come comportamenti opposti possano avere la stessa radice (Tonioni, 2014).

Per questi motivi tutta la società può e deve dare il suo contributo perché il cyberbullismo rappresenta un problema sociale che riguarda non solo le parti coinvolte, ma tutti coloro che perseguono nella loro vita l’educazione e il rispetto per gli altri. In quest’ottica non bisogna abbassare la soglia di attenzione nei confronti dei bulli che altrimenti sono portati a pensare di poter agire indisturbati.

Fondamentale è la prevenzione che da una parte aiuta ad identificare immediatamente quei piccoli segnali di bullismo che potrebbero evolversi in un vero e proprio comportamento delinquenziale del bullo, e dall’altra riduce il rischio che la vittima possa sviluppare problemi legati alla sfera affettiva e relazionale.

Mi sono lasciato il 4 gennaio 2014 dopo una storia di 2 anni e mezzo. Il motivo per il quale mi ha lasciato è perché ha scoperto delle mie conversazioni con altre ragazze, iscrizione a siti di incontri e mi ha voluto lasciare. Premetto che dopo un anno aveva trovato delle conversazioni con altre ragazze in cui io facevo il piacione, la prima volta mi ha perdonato ma il 4 gennaio scoprendo queste altre conversazioni e iscrizioni a siti di incontri mi ha lasciato. Da 10 mesi mi sono sempre fatto sentire io riuscendo anche ad uscire con lei qualche volta in questo tempo. Siamo andati a letto insieme qualche volta, ma lei non ha mai voluto tornare con me. Lei aveva 19 anni quando ci siamo fidanzati e io 23, lei era innamorata da morire di me, ma adesso è cambiata totalmente, non si fida più e non mi vuole più sentire. Questi 10 mesi io sono stato molto insistente facendo praticamente tutto per conquistarla, sono riuscito a uscire con lei più volte ma ad oggi lei non vuole più sentirmi e dice di non chiamarla e di non scriverle più perché non c’è la fa più. Io sono davvero pentito e sto davvero in una fase di depressione, sono 10 mesi che faccio tutto il possibile per conquistarla senza esserci riuscito. Sto davvero male e non so più come reagire e andare avanti senza di lei. È circa 2 mesi che vado da uno psicologo e parlo sempre della mia difficoltà di vedere un futuro senza di questa mia ex ragazza. Ogni giorno sono triste e non so più cosa fare per migliorare questo mio stato d’animo.

Gentile lettore, per prima cosa ti chiederei: perché ti sei iscritto ad un sito di incontri? Perché intrattenevi conversazioni con altre ragazze conosciute su questo sito? Perché facevi il “piacione” con loro? Indipendentemente dalla risposta il fatto stesso che tu abbia deciso di cercare altri contatti al di fuori della relazione con la tua ragazza è indice di un problema. Forse eravate troppo giovani per una storia duratura? Avevi bisogno di fare altre esperienze, pur rimanendo con la tua partner? Magari il vostro rapporto non era così solido come pensi.

Da ciò che scrivi non c’è stato un tradimento a livello fisico, ma ciò che può aver turbato la tua ragazza è stato il fatto che tu abbia cercato all’esterno del vostro rapporto qualcosa che forse lei ha pensato di non riuscire a darti e che pertanto tu potessi essere insoddisfatto della vostra storia. L’amore è un’evoluzione continua, un perpetuo ricrearsi e rimodellarsi nel percorso della vita insieme. Ma ciò va fatto calibrandosi con il partner e non cercando all’esterno altre persone.  Scoprire un tradimento è la prova più dura che una coppia si trova ad affrontare. Anche se nel tuo caso non vi è stato un tradimento vero e proprio, hai comunque tradito la fiducia della tua ragazza. Ed è questo il punto da cui devi partire. Chiedendoti come sta lei e cosa prova ora nei tuoi confronti.

Soffermarti solo sul tuo malessere in questo momento è un atteggiamento egoistico e controproducente. A tuo sfavore gioca anche il fatto che lei ti ha già perdonato una volta e nonostante questo tu hai continuato per molto tempo a cercare contatti con altre ragazze. Sei sicuro di essere davvero pronto per un rapporto esclusivo con una ragazza oppure è solo per orgoglio che vuoi tornare con lei? Prova a chiederti: perché lei dovrebbe perdonarti una seconda volta se già tu hai tradito la sua fiducia ben due volte? Ai suoi occhi sei diventato inaffidabile, l’hai fatta soffrire, probabilmente potresti farlo ancora e lei ne è consapevole e ha deciso di stare alla larga da chi le ha fatto del male. 

Mi scrivi che sono due mesi che vai da uno psicologo. Abbi pazienza e vedrai che pian piano inizierai a stare meglio. Sicuramente anche la tua ex ragazza sta male, anche se lei a livello psicologico deve fare i conti con la sfiducia che potrà covare anche in futuro nei confronti di una relazione di coppia. Tu invece devi imparare a fare a meno di una storia a cui in passato non hai dato sufficiente importanza, forse troppo sicuro del suo amore per te. Sottolinei infatti che lei “era innamorata da morire” di te e adesso fai fatica ad accettare la fine di questo amore. Magari questi sentimenti non sono esauriti, ma sono comunque soffocati dal dolore e dalla sfiducia.

L’unica strada possibile se vuoi fare un tentativo di recupero della tua storia è proporre alla tua ex ragazza di intraprendere una terapia di coppia. Lo scopo è anche quello di parlare di voi, della vostra storia, dei vostri bisogni, dei tanti perché che magari costellano i vostri pensieri e del vostro stato d’animo, per capire se c’è ancora una speranza per poter tornare insieme.

Se lei non accettasse questa proposta, allora il mio consiglio è di allontanarti da lei, non sentirla, non vederla e chiudere qualsiasi tipo di rapporto con lei.

Il desiderio e la speranza di ricominciare una storia con la tua ex sono enormi ostacoli alla tua serenità e ancora di più il fatto che vi possiate sentire, vedere o avere anche rapporti intimi.

Il rischio è solo di soffrire in modo estenuante, logorandoti nell’illusione di tornare con lei. Quando avrai voltato pagina, lentamente ma inesorabilmente, comincerai a stare meglio. E troverai un nuovo amore. 

6 Novembre 2014 at 20:29 e taggato , , , , , , , , , , , , , , , ,  | Commenti disabilitati | Permalink

La pornografia è un mondo che non conosce crisi, ma cosa accade quando sono gli adolescenti a farne uso? In primo luogo la pornografia svolge un ruolo particolare nel processo di conoscenza ed esplorazione della sessualità. L’esposizione ad immagini pornografiche in adolescenza può guidare verso un certo tipo di comportamenti e atteggiamenti che saranno più evidenti in età adulta.

Secondo la Società Italiana di Andrologia Medica e Medicina della Sessualità (SIAMS) (2011) già a 14 anni gli adolescenti cominciano a frequentare i siti pornografici. Non dimentichiamo infatti quanto Internet abbia contribuito all’espansione del prodotto hardcore sul mercato. Attraverso la rete i giovani possono fare esperienza di sesso interattivo anche grazie alle chat e ciò con l’andare del tempo comporterebbe una deprivazione delle basi che permettono di maturare sessualmente. Il sesso perderebbe il suo aspetto affettivo legato alla relazione con un partner creando assuefazione con le immagini porno. In particolare è stato evidenziato che l’eccesso di pornografia può causare anoressia sessuale, soprattutto se questo interesse è coltivato fin dall’adolescenza. L’anoressia sessuale è caratterizzata dall’assenza del desiderio di fare l’amore e dalla mancanza di fantasie erotiche e degli stimoli fisici legati alla sessualità.

Coloro che frequentano con più assiduità i siti porno sono i maschi: il 3,9% ha meno di 13 anni e il 5,8 fra 14 e 18 anni. La percentuale raddoppia fra 19 e 24 anni (10,6%) e poi fra 25 e 34 anni (22,1%), fino a raggiungere il picco fra 35 e 44 anni. Dopo i 45 anni comincia a ridursi (21,1%) e scende ulteriormente dopo i 55 anni (12%). I ricercatori della SIAMS (2011) sono arrivati a queste conclusioni attraverso un’indagine che ha coinvolto un campione di 28.000 frequentatori di siti pornografici, su un totale di 7,8 milioni di italiani.

Solitamente il giovane apre un sito porno per curiosità, ma poi questo comportamento si trasforma in una consuetudine che porta a visualizzare foto e video sempre più forti. Il rischio è che l’adolescente si chiuda in questo mondo erotico virtuale e tragga soddisfazione solo attraverso queste immagini, arrivando a perdere il senso del rapporto di coppia. Questo perché l’adolescente tenderebbe a dare enfasi ad un tipo di sesso impersonale, consolidando un’immagine di sessualità estranea a qualsiasi tipo di relazione ed escludendo così la partecipazione empatica (Bonino e Rabaglietti, 2008).

Il problema non riguarda solo gli adolescenti, ma anche gli adulti perché in generale il consumo di pornografia desensibilizza il consumatore dallo stimolo sessuale e lo porta a cercare prodotti sempre più hard (Gines, 2010). Si è detto che la rappresentazione pornografica viene cercata dai giovani anche per acquisire informazioni circa le modalità di praticare il sesso. Con ciò non si vuole affermare che la pornografia è educativa, ma probabilmente i giovani la usano per  avvicinarsi al sesso con meno timore.

Allora è giusto affermare che la pornografia è diventata la forma principale di educazione sessuale dei giovani? Secondo Naomi Wolf, una sociologa americana, tra i giovani non vi è più il corteggiamento, ma piuttosto la ricerca di una soddisfazione di un bisogno fisico senza ulteriori successivi coinvolgimenti emotivi. Oltre alla svogliatezza di stabilire legami duraturi, sono molti gli adolescenti che, attraverso social network, email o cellulare, si scambiano immagini in cui sono nudi o si mostrano in pose provocanti. Sempre secondo la Wolf un motivo risiede nella visione indiscriminata di immagini porno che mostra solo rapporti sessuali veloci, meccanici e indiscriminati.

Per altri studiosi la pornografia è il viatico per comportamenti sessualmente aggressivi. Se è vero che la pornografia ha effetti sul comportamento aggressivo di quegli adulti che presentano atteggiamenti di ostilità e impersonalità nella relazione sessuale, l’adolescenza è proprio il momento in cui questi atteggiamenti si strutturano e si consolidano. Allora ecco che la pornografia diventa un fattore di rischio per il comportamento sessuale aggressivo soprattutto per le persone che manifestano: mascolinità ostile, cioè una costellazione di tratti quali insicurezza, ostilità per le donne e piacere nel loro dominio, controllo e umiliazione; sesso impersonale, con un atteggiamento disimpegnato, ludico e privo di coinvolgimento nei confronti dell’attività sessuale. La pornografia, anche quando non è violenta, ha su alcune persone un pessimo effetto perché rinforza determinati atteggiamenti negativi (Bonino e Rabaglietti, 2008).

L’adolescenza di oggi, con il suo modo di rapportarsi alla sessualità, diventa l’emblema di una società che ha sempre fretta e che non ha la pazienza di coltivare i rapporti umani. C’è allora da chiedersi: ci sono ancora i giovani che sognano l’amore romantico oppure si va verso un appiattimento dei sentimenti e delle emozioni sacrificate in nome dell’immagine spavalda e all’avanguardia che gli adolescenti vogliono dare ai loro coetanei?

diritti_umani_tratta02È il mestiere più vecchio del mondo e non conosce crisi: la prostituzione. Nonostante vi siano molte donne che ricorrono al cosiddetto gigolò a pagamento, sono gli uomini che fanno maggior uso della prostituzione.

Secondo alcuni dati europei, a far ricorso alla prostituzione sarebbe il 10 per cento cir­ca della popolazione, mentre in Italia ci sa­rebbero almeno 70.000 prostitute, tra italiane e straniere. I clienti sono essenzialmente di due tipi: quelli che ricorro­no alle escort, termine usato per definire le accompagnatrici di lusso oppure le ragazze che si prostituiscono in appartamento, e i clienti delle prostitute che lavorano sulla strada oppure dei trans. È difficile fare un identikit del cliente medio data la trasversalità della popolazione che si rivolge alle prostitute. Possono infatti essere persone istruite o ignoranti, single ma anche sposate e con figli o comunque con una partner fissa.

Ad ogni modo volendo specificare, i clienti delle escort sono principalmente giovani, spesso single, occupati e con un livello di scolarizzazione medio-alto, mentre chi ricorre alla prostitu­zione da strada ha un’età più elevata, un livel­lo di scolarità più basso e di solito è sposato (Cicerone, 2008). Molti pensano che coloro che vanno con le prostitute sono uomini che hanno problemi sessuali oppure che hanno una vita solitaria, ma in realtà sono tanti quelli che hanno una vita sociale normale, sposati, con figli e un buon livello di istruzione.

Quindi quali sono le motivazioni che spingono un uomo a pagare una donna per fare sesso? Una delle preoccupazioni degli uomini è conquistare. Non si sa quanto ciò dipenda dagli stereotipi, dalla necessità di dimostrare la propria virilità o da una mancanza di autostima, sta di fatto che molti uomini hanno la necessità di avere rapporti sessuali con altre donne nonostante siano già impegnati. Per coloro che invece non hanno una relazione stabile il rapporto sessuale con una prostituta permette di evitare coinvolgimenti emotivi e sentimentali e allo stesso tempo di soddisfare le proprie necessità e le proprie fantasie. Questa soluzione diventa patologica nel momento in cui la persona vi fa ricorso per rifuggire l’universo femminile “normale” per difficoltà di interazione e di confronto, rinforzando un senso di isolamento sempre maggiore.

Per la tipologia di maschio che ricorre alle prostitute per problemi sessuali, il problema insorge laddove egli faccia cilecca anche in questo contesto e si trovi ad essere deriso e preso in giro dalla donna che ha pagato. In questi casi la reazione può essere di una maggiore chiusura in se stesso oppure può sfociare in una rabbia che può scatenarsi contro la prostituta che, nei casi più gravi, diventa vittima di tale violenza.

L’uomo che decide di cercare una prostituta con cui fare sesso in qualche modo è come se andasse a “caccia” risvegliando l’istinto predatorio. L’uomo già assapora il piacere con la fantasia e inizia ad esempio a girare in macchina, guardando le varie prostitute e ripassando anche più volte in cerca della propria “preda”, come un cacciatore che perlustra il terreno prima di attaccare la vittima. In alcuni casi il piacere di cacciare e scovare la preda può essere anche più appagante rispetto all’atto sessuale.

Tra le altre motivazioni che spingono gli uomini a fare sesso con le prostitute c’è il bisogno di dominare, di umiliare la donna con l’idea che questo dimostri la propria superiorità di maschio. In questo gli uomini sono influenzati dalla visione di film pornografici dove la prerogativa è quella della donna sempre disponibile a fare sesso e pronta a farsi sottomettere e umiliare, anche attraverso pratiche sessuali estreme e perverse che l’uomo non chiederebbe mai alla propria compagna (De Luca, 2009). Forse le fantasie erotiche dei clienti delle prostitute, come quella di interpretare un film porno, possono spiegare in parte il successo delle molte fiere dell’erotismo sorte negli ultimi anni.

Anche la prostituzione va di pari passo con la modernizzazione della società e allora ecco che molti uomini anziché cercare le prostitute in strada, le cercano nelle chat. La prostituzione, il mestiere più vecchio del mondo, purtroppo rimarrà tale perché riesce ad adattarsi ai cambiamenti della società, alle sue tante perversioni, ai mutamenti dovuti alla tecnologia e alla frenesia del mondo moderno.

  Internet consente di comunicare con altre persone stando davanti al video e operando alla tastiera del computer: si tratta di una comunicazione mediata dal computer (computer-mediated communication). Se ne possono distinguere due forme principali, a seconda che i partecipanti siano impegnati nella comunicazione in contemporanea, CMC sincrona, o meno, CMC asincrona.

» Continua la lettura

10 Novembre 2009 at 12:05 e taggato , , , , , , ,  | Commenti disabilitati | Permalink

  Domanda - Salve. Sono una ragazza di 14 anni che sta attraversando un momento difficile. Fin da quando ero piccola, sono consapevole della mia bisessualità. Ultimamente questa bisessualità si è fatta sentire: mi sono innamorata pazzamente di una ragazza in chat; dopo 5 mesi di martirio, un mese fa ho deciso di dichiararmi. Anche lei mi ha rivelato il suo amore. Sono felicissima per questo, ci amiamo alla follia, infatti ci telefoniamo spesso. Lei ha 2 anni e mezzo più di me. Desideriamo incontrarci, ma i nostri genitori ci ostacolano. A Pasqua dovrei raggiungerla. Ho raccontato della mia bisessualità a molti miei amici che mi rispettano. Il mio grande timore è raccontarlo ai miei genitori. Spesso penso a lei intensamente, sento una forte necessità di vederla, come se fosse un bisogno primario. Desidererei piangere e talvolta per sfogarmi compongo canzoni o poesie, ma nonostante ci siano i miei amici a consolarmi, mi sento pervasa da una grande tristezza e spesso vorrei morire per reprimere per sempre le mie sofferenze. La lontananza è il nostro grande problema e il pensiero che il nostro amore è impossibile uccide il mio animo. Cosa dovrei fare per star meglio? La ringrazio per la disponibilità, avevo la necessità di parlarne con un adulto. Distinti saluti Giulia.

» Continua la lettura

2 Aprile 2009 at 22:22 e taggato , , , , , , , , ,  | Commenti disabilitati | Permalink

 

Il mercato della pornografia non conosce crisi ed in base ad una ricerca dell’Eurispes si è stimato che abbia un fatturato annuale pari ad una media di 993 milioni di euro l’anno (quasi 2000 miliardi di vecchie lire). Ciò grazie anche alle televisioni a pagamento, ai siti web e alle chat a sfondo erotico. Anche a causa di questa ampia diffusione e alla facile reperibilità di materiale pornografico è aumentato prepotentemente il fenomeno della pornodipendenza e nello specifico della dipendenza da sesso virtuale (denominata anche cybersexual addiction). Nei casi gravi si instaura una vera e propria dipendenza dalla chat e dalla visione di film pornografici, con un sempre maggiore distacco tra il mondo reale e quello virtuale. Il dipendente da sesso virtuale perde la concezione del tempo e passa ore davanti al computer a guardare foto e film pornografici senza riuscire a smettere, masturbandosi in maniera compulsiva. Serie conseguenze sia psicologiche che fisiologiche si verificano nel soggetto. La vita sociale sarà sempre più compromessa infatti la persona tende progressivamente a perdere fiducia in sé, ad evitare i rapporti sociali e relazionali, con un calo del desiderio nei confronti della partner. Infatti, riesce a trarre soddisfazione dal sesso solo se contemplato nell’immaginario pornografico.

» Continua la lettura

28 Dicembre 2007 at 01:09 e taggato , , , , , , ,  | Commenti disabilitati | Permalink